L'intervista

Le nuove forme dell’amore

Stefania Di Mitrio

Un tempo l’idea dominante era ‘per tutta la vita’. Oggi invece le relazioni sono più scelte quotidiane che date per scontate. Ci sono più modelli ma anche più dubbi e paure di impegnarsi. L’ultimo libro di Annalisa Ambrosio L’amore è cambiato - L’era post romantica edito da Einaudi, parla proprio della sua trasformazione “perché la cultura terapeutica, l’istituto giuridico del divorzio, le lotte dei movimenti LGBTQIA+ hanno allargato la morfologia delle relazioni amorose”. L’autrice, laureata in filosofia e diplomata alla Scuola Holden e direttrice didattica di Academy, il corso di laurea triennale in scrittura della stessa Scuola, afferma che la relazione amorosa non è una sola. Il volume, in collaborazione con l’Associazione culturale Donne in Corriera, sarà presentato anche nelle scuole domani a Bari, alle 9 al Liceo Quinto Orazio Flacco e alle 11 all’Istituto Professionale Perotti - Calamandrei, mentre in serata alle 18,30 alla Libreria Laterza l’autrice dialogherà con Pino Donghi.

Annalisa Ambrosio nel titolo del libro c’è un’affermazione netta: in che senso l’amore è cambiato? E rispetto a quale epoca o modello?

«Ad essere cambiate sono le forme dell’amore perché non esiste più un modello unico per essere felici, il cosiddetto mito dell’amore romantico. Sono cambiate le nostre vite in cui siamo sempre più attenti ai nostri bisogni individuali. Lo scenario si è modificato dal divorzio in poi, per cui un amore può essere valido anche se non è eterno».

A chi si rivolge principalmente questo libro? Ai giovani, agli adulti, o a chiunque voglia interrogarsi sulle relazioni contemporanee?

«Sono nata nell’89 e sono vissuta tra la fine di un modello (con romanzi, film e canzoni legati al mito romantico) e l’avvento di una nuova fase globale più fluida, ma anche più complessa con una ridefinizione delle identità sociali. Quindi si rivolge a tutte le persone come me».

Che ruolo giocano oggi i social network e le app di incontri nel ridefinire le relazioni affettive?

«Un ruolo importante a patto che non ci si illuda che, soprattutto nelle app di incontri, ci sia qualcuno/a perfetta. Sono una possibilità che ci deve mettere però di fronte anche all’accettazione dei difetti dell’altro/a, perché la perfezione non esiste».

Pensa che oggi siamo più liberi in amore o più fragili?

«Credo che siamo entrambi: la libertà spesso è sopravvalutata ed è difficile da gestire. Per questo talvolta corrisponde anche una maggiore fragilità».

C’è ancora spazio per un’idea romantica dell’amore oppure stiamo andando verso forme più fluide e meno stabili?

«C’è spazio eccome, è un bene che lo si conservi, ma ribadisco che oggi è uno dei modelli».

Quanto ha influito la sua esperienza personale nella scrittura del testo?

«All’inizio e alla fine del libro ho parlato di me ma non ho parlato delle mie esperienze sentimentali, mentre hanno certamente influito nella stesura del libro i giovani della Scuola Holden dove insegno. Osservarli è per me un grande esercizio filosofico».

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