Come lui, uno su un milione
Il «lupo» benedetto Buck, libero e coraggioso
C’era una volta un cane che non leggeva i giornali: comincia pressappoco così Il richiamo della foresta (traduzione di Gianni Celati, Einaudi), storia delle mirabolanti imprese del mitico Buck, pubblicato nel 1903
C’era una volta un cane che non leggeva i giornali: comincia pressappoco così Il richiamo della foresta (traduzione di Gianni Celati, Einaudi), storia delle mirabolanti imprese del mitico Buck, pubblicato nel 1903. Incrocio tra un San Bernardo e un pastore scozzese, Buck non è un cane casalingo, e neppure un cane da canile: «suo era l’intero regno». Come lui, ce n’è uno su un milione. Ma i giornali non li legge neanche Zanna Bianca, protagonista dell’omonimo romanzo (traduzione di Luca Lamberti, Einaudi). E pertanto, non può essere al corrente della notizia del giorno da cui è terrorizzata tutta Sierra Vista: Jim Hall è evaso dal penitenziario di San Quintino. Si tratta di un uomo nato sotto una cattiva stella, spietato, una belva umana non meno pericolosa del più terribile dei carnivori. Tuttavia, il «lupo benedetto» non ha dubbi su quale sia il suo compito quando, una notte, avverte una presenza in casa (Zanna Bianca è tutt’altro che un cane da salotto, ma grazie a un accordo segreto con la moglie del padrone può dormire in casa, per poi sgusciare via all’alba, prima che la famiglia si svegli). Poco importa se dovrà scontrarsi con un uomo armato e se tre pallottole lo attraverseranno da parte a parte: ciò che conta è aver salvato i padroni, che non avranno dubbi su cosa sia accaduto vedendo la gola squarciata del malvivente. E poi c’è il cane protagonista di Allestire il fuoco (Le mille e una morte, a cura di Ottavio Fatica, Adelphi). Lui, invece, non ne sa nulla di termometri. Ciononostante, quando la temperatura scende a venti gradi sotto zero, avverte un senso di inquietudine vago, ma minaccioso, che l’opprime.
Alla mancata lettura dei quotidiani e dei termometri sopperisce l’istinto, che nell’universo di London è una forma di intelligenza, più che una pulsione primordiale. Quanto ci appare stolto, in Allestire il fuoco, quell’uomo che si fa beffe del vecchio veterano che, con grande serietà, gli aveva detto che nessuno deve mai viaggiare da solo nel Klondike con meno di quattro gradi sottozero. E quanto ci affascina quel cane che sa naturalmente come proteggersi dal freddo e come scrollarsi il ghiaccio dalle zampe. Le nozioni non gli sono state spiegate, non gli giungono attraverso la vista, l’udito e l’olfatto, ma attraverso qualche senso più sottile proveniente da lontano. All’uomo supponente che rifiuta l’insegnamento in nome della propria individualità e della modernità, si oppone il cane che sembra accogliere in sé il proprio passato e che lo scopre in ogni gesto. Dietro la fatica di ogni animale per trainare le slitte sul ghiaccio si cela, infatti, il dolore di innumerevoli generazioni che hanno provato le medesime sofferenze: questo rende i romanzi di London dei racconti sospesi in un tempo che si reitera e in uno spazio remoto e mitico.
Ma se i cani non hanno le stesse conoscenze degli uomini, essi ne condividono pienamente tutta la gamma dei sentimenti: amore, felicità, gratitudine, ostilità, vergogna, odio. Quanta dolcezza c’è in Curly, una terranova dal carattere bonario, con cui Buck sembra stringere un rapporto di amicizia. E com’è buffo Spitz con quel modo tutto suo di ridere, tirando fuori la lingua scarlatta. Poi c’è Billee, che con i suoi modi pacifici fa di tutto per conquistarsi la simpatia di Buck. Dave, invece, non chiede niente e non si aspetta alcunché: vuole solo essere lasciato in pace. Con Sol-leks occorre muoversi con cautela: guai ad avvicinarsi dal lato dell’occhio cieco. Ma ognuno ha i propri punti deboli e bisogna rispettarli. Al confronto di questi animali, gli esseri umani appaiono sbiaditi, quasi insignificanti. L’umanizzazione degli animali (a cui fa da contraltare una disumanizzazione degli uomini) suscitò vive polemiche che coinvolsero persino Roosevelt: London veniva accusato di falsare la realtà naturale, attribuendo ai cani meccanismi umani di pensiero e di comportamento.
Che non si pensi, però, a delle favolette sdolcinate: quello dell’Alaska è un mondo spesso violento, in cui si lotta strenuamente per la vita, ma a volte la morte ha la meglio. Se le opere di questo cercatore d’oro che riteneva la lettura un investimento per il futuro sono state considerate dei testi per ragazzi non è perché riportano storie di teneri cagnolini, quanto perché raccontano un apprendistato.
Come spesso avviene nella narrativa americana, questa iniziazione coincide con richiamo della natura in cui è stata letta una denuncia dei danni perpetrati dal capitalismo già incalzante in quegli anni. Ad ogni modo, il ritorno alle origini, più che un effetto del determinismo è un inno alla libertà. Pur appartenendo alla stessa specie, Buck, Zanna Bianca e il protagonista di Allestire il fuoco seguono, infatti, tre traiettorie diverse. Divieni ciò che sei, diceva Nietzsche: forse è questo che London affida ai suoi «lupi benedetti», la prova - spesso ardua - di rispondere fino in fondo al proprio destino.