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La replica

Ilva, Ministero Ambiente: spetta alla Regione valutare il danno sanitario

Gli uffici regionali dispongono di tutti i dati di monitoraggio della qualità dell’aria, tra cui quelli dell’Ispra riferiti all’interno dello stabilimento

ILVA

«Tocca alla Regione valutare il danno sanitario e il monitoraggio fuori dallo stabilimento dell’Ilva». Lo afferma il ministero dell’Ambiente in una nota replicando così alla Regione che contestava i dati del Ministero. «La redazione del rapporto di valutazione del danno sanitario dell’Ilva di Taranto è di esclusiva competenza degli Uffici della Regione Puglia, che - rileva il ministero - già dispongono di tutti i dati di monitoraggio della qualità dell’aria, tra cui quelli dell’Ispra riferiti all’interno dello stabilimento. Spetta agli stessi Uffici regionali - prosegue la nota - in via esclusiva il posizionamento della rete di monitoraggio della qualità dell’aria al di fuori dei confini degli stabilimenti soggetti ad Aia nazionale, come l’Ilva, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 155 del 2010».

I rapporti di valutazione finora pubblicati, sottolinea il ministero dell’Ambiente, «non hanno riscontrato valori superiori a quelli previsti dalla vigente normativa nazionale e comunitaria. Qualora dalla valutazione di danno sanitario risultasse qualche criticità, cosa fino a oggi non avvenuta, sarà nelle facoltà degli stessi soggetti, a norma del decreto ministeriale Salute - Ambiente del 24 aprile 2013, poter attivare la successiva fase nella quale si procede a specifiche indagini epidemiologiche e a stime quantitative dell’esposizione umana a specifici contaminanti. A questa potrebbe seguire una terza fase di analisi probabilistica del rischio associata 'a esposizioni critiche precedentemente evidenziatè».

Il Ministero sottolinea di aver «pubblicato per tempo sul proprio sito istituzionale tutti i rapporti disponibili redatti dai competenti organi regionali. L’ultimo di questi, in linea con quelli precedenti, riporta testualmente che 'le misure delle concentrazioni ambientali dei contaminanti di interesse per il rischio inalatorio non superano, per gli anni considerati 2014-2015 e 2016, i livelli fissati dalle norme. Di conseguenza", continua il rapporto, "la valutazione si arresta a questo stadio».

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