Giovedì 15 Novembre 2018 | 15:55

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Processo a Taranto

Ilva, «Ambiente svenduto»
Corte d'Appello respinge
la ricusazione dei giudici

Ilva, «Ambiente svenduto» Corte appello respinge  la ricusazione dei giudici

TARANTO - La Corte d’Appello di Taranto ha rigettato, dichiarandola inammissibile, l’istanza di ricusazione avanzata da alcuni legali degli imputati del processo per il presunto disastro ambientale causato dall’Ilva nei confronti del neo presidente della Corte d’Assise, Stefania D’Errico, e del giudice a latere Fulvia Misserini.

I giudici della Corte d’Appello hanno riscontrato un difetto di deposito di documenti a corredo dell’istanza non rilevando poi, nel merito, motivi di incompatibilità trattandosi di questioni già affrontate. Il 21 luglio scorso analoga decisione era stata assunta dal presidente del Tribunale Franco Lucafò, a cui i due giudici togati avevano rimesso ogni valutazione. I ricorrenti sono stati anche condannati al pagamento delle spese.

Erano stati alcuni difensori nell’udienza del 12 luglio scorso a mettere in dubbio la serenità e la libertà di giudizio dei due giudici, eccependo questioni legate all’insediamento del giudice Stefania D’Errico al posto del giudice Michele Petrangelo prima che questi vada in pensione per raggiunti limiti d’età (2 agosto); al fatto che il giudice D’Errico sia residente in uno dei quartieri considerati più inquinati e risulterebbe, per questo, potenzialmente parte offesa, e all’adesione del marito della giudice a un gruppo Facebook, risalente al 2012, chiamato 'Profumo di Ilvà. Al giudice a latere Misserini i difensori chiedevano invece di astenersi per la sua frequentazione sporadica con un teste d’accusa del processo.

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