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Autentico simbolo di un «mondo», anche religioso, che sembra volersi davvero «congedare dalla storia», il padrino e la madrina di battesimo e di cresima - spesso individuati dalle famiglie, soprattutto al Sud, con l'attenzione che si deve alle scelte determinanti della vita - sono stati aboliti con un decreto del vescovo di Melfi-Rapolla-Venosa, monsignor Gianfranco Todisco che entrerà in vigore il prossimo primo settembre.

Il decreto «ad experimentum», che sarà valido per tre anni e "potrà essere confermato o abolito quando verranno ritenute superate le motivazioni pastorali che lo hanno prodotto», ha preso atto di una realtà ormai sotto gli occhi di tutti e che lo stesso presule melfitano ha sottolineato: la «diffusa secolarizzazione della società» e la «perdita di principi e valori ispirati al Vangelo» hanno portato ad una situazione tale che chiunque abbia partecipato negli ultimi anni a battesimi e cresime ha potuto vedere. E’ innegabile, infatti, che vi siano "molti padrini e madrine che, pur essendo brave persone, non hanno però piena consapevolezza del ruolo da svolgere come testimoni della fede perché scelti con criteri parentali, amicali o sociali», ha scritto monsignor Todisco.

In altri termini, a volte non è una persona che assiste davvero il battezzando e coopera alla sua crescita nella fede; non è una persona che, accompagnando il cresimando al cospetto del vescovo, sia stato a sua volta cresimato o conduca «una vita conforme alla fede e all’incarico che si assume» o addirittura non è «esente da impedimenti canonici stabiliti dal diritto». Ma, appunto, una persona scelta «con criteri parentali, amicali o sociali": cioè, non si poteva che chiederlo a lui, potrebbe essere utile in futuro al bambino o al ragazzo, è stato scelto per acquisire prestigio sociale.

Mons. Todisco ha posto fine a tutto ciò e c'è da scommettere che la scelta farà discutere: ma a chi passa ora il compito di "accompagnare» nella crescita della fede il battezzando e il cresimando? Ai genitori e alla comunità ecclesiale - ha scritto il vescovo nel decreto - spiegando che «sarà il catechista a presentare il candidato e garantirne la formazione e il sostegno».
Non è la prima volta che il vescovo di Melfi-Rapolla-Venosa prende posizioni «scomode».

Nell’agosto del 2015 scrisse all’amministratore delegato di Fiat Chrysler Automobiles, Sergio Marchionne, per augurarsi che gli operai dello stabilimento di Melfi - dove oltre seimila lavoratori producono Jeep Renegade e 500X - potessero avere libera tutta la giornata di domenica. Era da poco passato un accordo che prevedeva l’avvio del lavoro nella fabbrica alle ore 14 della domenica, per far fronte alle richieste - in netto aumento - dei due modelli di auto. Netto aumento della richiesta dei due modelli significava anche crescita dell’occupazione e sicurezza di lavorare senza preoccupazioni nonostante il dilagare della crisi. La proposta di monsignor Todisco rimase lettera morta.

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