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a brindisi

Dipendenti del «Santa Teresa»
ancora sul tetto per protesta

disoccupati in protesta sul tetto a Brindisi

di ANTONIO PORTOLANO

BRINDISI - Resteranno sul tetto della provincia, per tenere «accesi i riflettori» sulla vertenza sperando ancora in un «miracolo» che possa salvare i 122 posti di lavoro. Alcuni dei dipendenti della società partecipata Santa Teresa hanno declinato l’invito del prefetto Annunziato Vardè a «scendere dai tetti» e proseguire la loro legittima protesta in altre forme anche nelle piazze in modo anche da evitare pericoli per l’incolumità di qualcuno.
L’autorità di governo ha parlato direttamente ai lavoratori al termine di un’altra convulsa mattinata di proteste, ancora sul tetto dell’Amministrazione provinciale e fortunatamente senza incidenti, dopo i lavori svolti in seno al Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Intorno alle 13 il prefetto ha riunito i manifestanti nel salone di rappresentanza della Provincia in un incontro al quale hanno preso parte anche il questore Maurizio Masciopinto, il comandante dei carabinieri Nicola Conforti e il presidente dell’Ente Maurizio Bruno.

«Volevo rassicurarvi che non siete soli in questa battaglia», ha ribadito il prefetto ricordando tutto il lavoro fatto per garantire la prosecuzione del lavoro alla società fino alla fine dell’anno e spiegando i passi svolti nelle ultime ore. «Ho incontrato il presidente della Task force regionale Leo Caroli martedì sera - ha spiegato il prefetto Vardè - sensibilizzandolo ulteriormente sulla delicata questione. Mi è stato assicurato il massimo impegno per cercare ad arrivare a soluzioni immediate. Stiamo cercando di aprire ogni possibile spiraglio». Poi l’Autorità di governo ha chiesto, in virtù anche di questo lavoro svolto, ai manifestanti di trovare altre forme per continuare a mantenere viva la protesta ma evitando di salire sul tetto dell’Ente.
Tutti i dipendenti della società in house attraverso il rappresentante del Cobas Roberto Aprile hanno dato atto al prefetto del grande lavoro fatto finora ringraziandolo.

«La nostra intenzione - ha spiegato Aprile - è quello di costruire un fronte comune con le istituzioni in modo che, operando ognuno per la propria parte si riesca a trovare una quadratura del cerchio. Aprile ha riferito anche di aver contattato i parlamentari Elisa Mariano e Salvatore Tomaselli. Quest’ultimo ha portato all’attenzione del ministro Claudio De Vincienti la situazione ricevendo come risposta l’intenzione del governo di sbloccare qui 650 milioni previsti il mantenimento delle funzioni fondamentali delle province». Il tempo però, anche se questa ipotesi dovesse trasformarsi in realtà, gioca a sfavore. Per questo è stata reiterata la richiesta di recedere dai licenziamenti e di concedere almeno un altro mese in modo da guadagnare tempo per permettere all’ipotesi di poter essere concretizzata insieme ad altre che sono sul tappeto. «Ci stiamo muovendo su tutti i livelli - ha detto il presidente dell’Amministrazione provinciale - la volontà del consiglio provinciale tiene alla salvezza della Santa Teresa. Stiamo tentando di tutto per mantenerla in vita e per questo tutti hanno condiviso l’idea di cedere alla Regione Puglia uno dei suoi gioielli, la Cittadella della ricerca. Rimarremo in carica se non sarà perso alcun posto di lavoro, altrimenti anche noi avremo difficoltà a proseguire».
La situazione resta critica, i tempi sono risicati. La fine dell’anno è alle porte, al momento non sembra esserci margine di procedere al ritiro dei licenziamenti, salvo improbabili «miracoli» dell’ultima ora. E i lavoratori restano sul tetto preparandosi ad un’altra giornata di protesta.

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