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Produttori baresi contro Bayer

Acini d'uva come pomodori
«Tutta colpa di un farmaco»

Acini d'uva come pomodori«Tutta colpa di un farmaco»

Nove imprenditori: malformazioni per un fungicida. La difesa: nessun danno da quel prodotto

22 Ottobre 2016

GIOVANNI LONGO
MASSIMILIANO SCAGLIARINI
BARI -Gli acini dell’uva Red Globe erano diventati grossi come pomodori. Quelli dell’uva Italia erano spaccati, oppure allungati come un fiasco. Le foglie dei vigneti accartocciate. Ettari ed ettari della migliore uva da tavola pugliese rovinati, il 90% del raccolto buttato via. Centinaia di migliaia di euro di danni. È cominciata così, nel 2015, la battaglia di nove produttori del Barese contro una delle più importanti multinazionali della chimica, la tedesca Bayer. Al centro della vicenda, un fungicida, il «Luna Privilege», bloccato nel marzo scorso: avrebbe dovuto prevenire le muffe, si sarebbe rivelato un killer dell’uva. Almeno questo è quanto sostengono gli agricoltori nel ricorso per accertamento tecnico preventivo che ha dato il via al procedimento civile. Ad assisterli gli avvocati Giuseppe M. Sansonetti e Cesario Pancallo.

Una storia che da quasi due anni vede confrontarsi davanti al Tribunale di Bari la multinazionale tedesca e i nove agricoltori. «Non è affatto vero che il nostro prodotto provochi danni, e comunque non c’è prova che sia stato effettivamente utilizzato in quei vigneti», è la linea della Bayer. Ma la perizia che il giudice Nicola Magaletti ha commissionato a un agronomo nell’ambito del procedimento è di parere opposto. «C’è stata poca prudenza, sebbene la legislazione lo consenta, ad immettere sul mercato un fungicida senza effettuare prove ripetute», si legge. La documentazione fiscale, poi, dimostrerebbe l’acquisto del prodotto. Quella della molecola Fluopyram, commercializzata come Luna Privilege o Moon Privilege, è una storia nota da almeno due anni. Casi simili si erano già verificati parallelamente in altre parti d’Europa. Nell’ottobre 2015 la Bayer aveva affidato alla Reuters una dichiarazione in cui annunciava di aspettarsi «richieste di risarcimento» dai produttori di uva di Austria, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Svizzera: solo in quest’ultimo paese erano stati stimati danni ai raccolti per 60 milioni di euro.

«La penetrazione e la distribuzione del principio attivo nell’organismo della pianta - sostiene il consulente tecnico d’ufficio Elena Barbone - spiegherebbe l’accumulo negli anni di residui e metaboliti del fluopyran che potrebbero avere consentito a parere della scrivente, una modifica genetica del tessuto vegetale, espressa anche dalle malformazioni del fogliame e degli acini». E nel frattempo, uno studio di un centro di ricerca tedesco aveva accertato che «i disturbi sono effettivamente riconducibili all’impiego del fungicida Fluopyram durante l’anno precedente».

Ma dall’approfondimento condotto a Bari è emerso un ulteriore particolare, inquietante, su come vengono testati questi prodotti: il test del Luna Privilege sulla vite da tavola era avvenuto proprio in Puglia, a Trani e Stornarella, e per un solo anno. Nessuno aveva pensato di tornare, dopo i raccolti, a verificare lo stato delle viti. La consulente, che nel frattempo, assistita dall’avvocato Matteo Mignozzi, ha avviato un procedimento civile contro la multinazionale per il mancato riconoscimento del compenso liquidato dal giudice, ha riconosciuto ai nove produttori danni che vanno da circa un milione a qualche centinaia di migliaia di euro.

Resta però un dubbio, visto che parte dei raccolti di cui parliamo è stata comunque venduta sul mercato ad esempio all’industria della trasformazione (per i succhi di frutta): «Non c’è pericolo per la salute umana - dice uno scienziato che preferisce l’anonimato -. Per quello che mi risulta direttamente, il prodotto fu fatto analizzare dall’acquirente e le tracce di fungicida, pur presenti, erano inferiori alle soglie di tossicità».

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