gli sprechi
Puglia, forestali come i piloti «Benzina pagata tutti i giorni»
I 900 operai costano 3 milioni l'anno solo per i rimborsi spese. Il Ministero: non sono dipendenti pubblici
BARI - Gli ultimi ad avere un privilegio simile erano piloti e assistenti di volo Alitalia. Ma è durata fino a luglio. Poi, nonostante urla e strepiti dei sindacati, è finita: anche loro dovranno presentarsi a proprie spese sul luogo di lavoro, senza più sfruttare i biglietti gratis «offerti» dall’azienda. Ma in Puglia ci sono 900 privilegiati che, in un carrozzone pubblico come l’Arif, l’Agenzia regionale per i forestali, continuano ad avere il «diritto» di essere rimborsati per andare al lavoro tutte le mattine. E nonostante la Ragioneria generale dello Stato abbia detto non solo che non si può, ma che è tutto sbagliato, è bastato un comunicato sindacale per blindare un regalino che dal 2012 costa alle tasche dei pugliesi 3 milioni di euro l’anno.
Spieghiamo. All’Arif dal 2012 è in vigore un generoso contratto integrativo (in scadenza a dicembre) in cui è previsto, tra l’altro, che in mancanza di un mezzo collettivo per recarsi sul luogo di lavoro, agli operai forestali spetto un rimborso chilometrico (andata e ritorno) pari a un quinto del costo della benzina. È un’altra delle eredità dell’ex direttore generale Luigi Taurino, mandato a casa da Michele Emiliano dopo che si era saputo delle 500 assunzioni interinali fatte in prossimità delle elezioni. A luglio 2016, il ministero dell’Economia risponde a un quesito dell’Agenzia dicendo che quella normetta è contraria al Decreto legge 78/2010, quello sulla spending review, che ha proibito i rimborsi spese a pioggia. Un decreto che vale pure per l’Arif «violandosi altrimenti - scrive il Ragioniere generale dello Stato - anche canoni di equaglianza di tutti i dipendenti pubblici, a prescindere dal Ccnl che si applica».
Cioè, insomma, non si capisce perché un travet ministeriale debba andare al lavoro a spese proprie e un operaio dell’Arif possa farsi rimborsare dalla collettività: peraltro nella stessa Arif ci sono altri 300 lavoratori, con diverso contratto, che quel rimborso non ce l’hanno anche se prendono il treno tutte le mattine. Infatti - lo scrive sempre il ministero - non si capisce come faccia l’Agenzia ad applicare ai forestali un contratto del settore privato, anziché quello pubblico che sarebbe meno oneroso. E così, letta la lettera della Ragioneria, il direttore del personale dell’Agenzia fa ciò che è logico: sospende il pagamento dell’indennità a partire da luglio. Parliamo di cifre che arrivano fino a 600 euro al mese a testa, perché i forestali lavorano 180 giorni l’anno (il resto dello stipendio glielo paga la previdenza, cioè sempre noi), e la mattina si organizzano tra loro: si fa una macchina con 5 persone, ma poi il rimborso lo prendono tutti.
Ovviamente dopo il congelamento delle indennità si scatena il putiferio. I sindacati proclamano lo stato di agitazione e il direttore del personale li invita a non sospendere il lavoro ipotizzando l’interruzione di pubblico servizio (l’irrigazione dei campi). «Una lesione delle libertà sindacali!», hanno tuonato in coro Cgil, Cisl e Uil, che hanno tentato di tirare per la giacchetta Emiliano. Due giorni di agitazione, e non se ne è saputo più niente.
Ebbene, è finita così. A dirimere la questione è stato il commissario Domenico Ragno, che ha riunito i sindacati e ha risolto il problema con una delibera di 5 pagine. I 900 operai forestali pagati con fondi della Regione, cioè con le tasse di tutti i cittadini, secondo Ragno «non sono dipendenti pubblici». «Una oggettiva anomalia», riconosce Ragno, che però ha disposto di ripristinare l’indennità, arretrati compresi: c’è il rischio, scrive, che applicare una legge dello Stato ed eliminare questo scandaloso privilegio »possa portare l’ente a sicuri contenziosi, che vedrebbero l’Arif soccombere». Insomma, nel dubbio meglio pagare un’identità illegittima, con soldi pubblici. Chissà cosa ne pensano alla Corte dei Conti.