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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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«L'Angelo delle canzoni è mia madre»
Renga alla «Gazzetta»

L'intervista sul sito del giornale

«L'Angelo delle canzoni è mia madre» renga alla «gazzetta»

di Enrica Simonetti

Volano pagine e fogli di carta nell’ultimo videoclip di Francesco Renga lanciato con il nuovo singolo Scriverò il tuo nome. E i fogli volanti non potevano che portare Renga nella redazione della «Gazzetta», dove nasce il giornale. Ieri all’ora di pranzo, «sfidando» un capannello di fan (rigorosamente donne, di ogni età), il cantautore è arrivato in redazione, invitato per il primo degli «Incontri d’autore» che saranno organizzati - come ha spiegato il direttore della «Gazzetta» Giuseppe De Tomaso - con vari artisti, dando la possibilità ai lettori di porre domande e scattare immagini.

E i selfie ieri nel Palazzo della «Gazzetta» di piazza Moro a Bari sono stati tanti, ma soprattutto le parole nella lunga intervista che Renga ha rilasciato e che è online sul nostro sito www.lagazzettadelmezzogiorno.it. Renga ha parlato di sé ma anche e soprattutto dei temi delle sue canzoni. A partire dall’amore.

Il nuovo album è il frutto di un progetto «amoroso» diverso dagli altri. Cosa è cambiato?

«Ho pensato di dare un volto alla parola “amore” e del resto questa è una cosa che facciamo tutti, anche inconsapevolmente. Così è nato il gioco infinito di rimandi che fa parte di questo album: nomi, percorsi, momenti. La vita scrive e straccia di volta in volta questi nomi...».

Non ti chiediamo a quale volto o nome «stracciato» puoi far riferimento. Ma torniamo indietro alla tua canzone «Angelo». Chi sono i tuoi angeli e i tuoi demoni?

«I demoni sono tantissimi e sono quelli contro i quali combattiamo tutti ogni giorno. Per esempio, nel mio caso, c’è l’ansia di preparare un nuovo spettacolo, ma il mio “Angelo” quando ho bisogno di sostegno e protezione è il volto di mia madre. Quando ho scritto quella canzone, pensavo a lei e nasceva la mia prima figlia».

Il nuovo album, i video, il tour che farà tappa a Bari il 23 ottobre... Quell’ansia di cui parli, come riesci a combatterla?

«È un aspetto fondamentale del mio carattere, praticamente la combatto assecondandola!».

Nelle tue canzoni, molto amore e pochi temi politici...

«Sì, in effetti è vero. Credo che ci sia pochissimo amore in politica e non vedo cosa possa appassionarmi. Mi appassionano invece i bisogni e i disagi della gente, ma politicamente non trovo che ci sia molto da dire che la gente non abbia già capito. Certo, è facile sparare a zero sulla politica; in realtà servirebbero esempi e meno massimi sistemi, come si fa con i bambini: se devi spiegare che la raccolta differenziata serve al nostro futuro, possiamo fare un gioco che serva a capire che dobbiamo dare un esempio di civiltà».

Sei più un buon padre o un buon musicista?

«Mi piacerebbe essere più un buon padre. Un disco si può anche sbagliare, ma con un figlio no, è molto più importante».

La Puglia e Renga.

«Per me questa regione ha segnato un momento fondamentale del mio percorso artistico. Ai tempi della mia esperienza con i Timoria è stato da voi che abbiamo fatto i primi concerti fuori dalla Lombardia. Fa parte dei miei ricordi forti ed è una terra che mi regala sempre sorprese. E anch’io ho intenzione di sorprendervi con il mio concerto: credo che un artista debba restituire più di quello che riceve».

Quante fan qui: meglio sentirsi dire «sei bello» o che sei bravo?

«Essere bello può derivare da una coincidenza della natura, ma “bravo” significa fare le cose bene. E questo implica la mia responsabilità e il mio impegno».

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