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Dopo un rinvio di mesi

Processo Ilva, nuova tegola
Ricusato il presidente

La falsa partenza di questo inverno, poi tutto da rifare per un difetto di notifica. Martedì udienza a Taranto

Processo Ilva, nuova tegolaRicusato il presidente

TARANTO - La commissione europea - e non solo lei in verità - attende l’esito del processo «Ambiente svenduto» per capire di chi sono le responsabilità del disastro ambientale provocato dall’Ilva di Taranto ma l’attesa rischia di durare ancora a lungo. Dopo la falsa partenza dell’inverno scorso, con il processo celebrato dinanzi alla corte d’assise soltanto per due udienze e poi regredito alla fase dell’udienza preliminare a causa di un errore procedurale, martedì prossimo i 47 imputati (44 persone fisiche e 3 società) tornano nuovamente al cospetto della corte d’assise di Taranto, il cui presidente - Michele Petrangelo - è stato però ricusato dagli avvocati Michele Rossetti e Laura Palomba, legali dell’ex assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva (Pd), rinviato a giudizio per concussione tentata e consumata a carico di due dirigenti della Provincia impegnati con il rilascio di autorizzazioni a favore del gruppo Riva.
I legali hanno motivato la ricusazione con il ruolo (presidente) svolto dal dottor Petrangelo nel collegio del tribunale del riesame che nel dicembre del 2012 decise di confermare gli arresti domiciliari a carico di Conserva, arrestato dai finanzieri del gruppo di Taranto il 26 novembre dello stesso anno in una inchiesta gemella. Gli avvocati di Conserva sostengono, anche con il supporto della sentenza recentemente depositata dal gup Vilma Gilli per gli imputati di «Ambiente svenduto» giudicati con il rito abbreviato, che gli atti di indagine dei due procedimenti sono sostanzialmente gli stessi e dunque chiedono la ricusazione del presidente Petrangelo perché ha già deciso sulla questione. Nella sentenza della dottoressa Gilli si legge in effetti che «il presente processo - ovvero Ambiente svenduto - è il frutto della riunione di cinque distinti fascicoli processuali» e che «l’attività di captazione delle di conversazioni telefoniche e ambientali dell’allora assessore provinciale Michele Conserva, protrattasi per circa dieci mesi, si è poi aperta a ventaglio coinvolgendo i soggetti con cui si relazionava, convogliando così le indagini in direzione originariamente inaspettate». Anche il giudice Gilli era stato ricusato dai legali di Conserva visto che era stato proprio quel magistrato a firmare l’ordinanza di custodia cautelare che nel novembre del 2012 fece finire ai domiciliari l’uomo politico, ordinanza poi confermata dal tribunale del riesame presieduto da Petrangelo. Quella ricusazione è stata respinta sia dalla corte d’appello che dalla Cassazione (anche se il procuratore generale ne aveva chiesto l’accoglimento). Ora il quadro pare un po’ diverso, in verità. La corte d’assise trasmetterà gli atti alla corte d’appello e andrà avanti, visto che il processo può comunque proseguire fino alla decisione. Ma è evidente che si riparte con un importante nodo da sciogliere.
[Mimmo Mazza]

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