Quella faccia un po’ così che hanno quelli che hanno sfidato la vita a testa o croce ed hanno vinto sempre, sino alla prima sconfitta, l’unica, quella decisiva. Quella voglia di mettere il naso, la testa, il cuore, l’anima, nella parte oscura del mondo, quella più affascinante, più viva, quella per la quale vale la pena vivere, quella nella quale però si respira un virus mortale. L’ascesa e la caduta, più e più volte, gli incontri fatali. Lou Reed è stato uno dei più grandi poeti del rock, maledetto certo, ma per questo ancora più grande. Se Dylan e Springsteen finiranno prima o poi col vincere un Nobel per la letteratura assolutamente meritato (conoscete qualcosa che abbia contribuito a raccontare e modificare il volto del mondo più del rock’n’roll?), Lou Reed entra certamente nel gotha dei grandi poeti della fine del Novecento.
La sua canzone più celebre, Walk on the wild side, capolavoro tra i capolavori del rock, nella top-ten ogni epoca senza alcun dubbio, sta alla storia della musica contemporanea come I fiori del male di Baudelaire alla scena letteraria mondiale. Quando uscì, era talmente folgorante quella linea di basso che l’attraversa per lungo come una sinusoide lasciando una scia glitterata che pare quella di Campanellino di Peter Pan, talmente suadente l’assolo di sassofono sul finale, che i dirigenti delle emittenti radiofoniche americane ed inglesi dimenticarono di ascoltare bene il testo. Da noi la frittata la fece la versione nazionalizzata di Patty Pravo («Peter, tu che a Kensington vivi», vedi il Pan di sopra). Così in poche settimane era già indimenticabile. Il racconto era desolato e disperato, esplicito e durissimo, senza speranze eppure pulsante e vivido: toccava temi che, all’inizio degli Anni 70, non si potevano nemmeno nominare come la transessualità, le droghe, la prostituzione maschile e il sesso orale man to man. «Hey baby, take a walk on the wild side...» era l’invito esplicito dei travestiti che si prostituivano sui marciapiedi di New York - una fauna che Lou avrebbe adorato per tutta la vita - «Hey piccolo, fatti un giro dalla parte selvaggia...», ai potenziali clienti. C’era dentro persino una citazione colta, quella del romanzo del ‘56 di Nelson Algren, A Walk on the Wild Side, e personaggi che frequentavano la Factory di Warhol, della quale Lou era parte integrante, con la sua bisessualità mai negata, compreso l’elettroshock al quale era stato sottoposto in età adolescenziale per curarla. Una folgorazione. Il mondo, credeteci, non fu più lo stesso.
Uomo colto e curioso, semplice e complesso, affascinante oltre ogni limite, era stato per quattro volte in Puglia: a Bari a fine anni Novanta per un epico concerto per «Time Zones» al Palatour di Bitritto, qualche anno dopo accompagnando la moglie Laurie Anderson (e salendo sul palco poi per gli ultimi brani) che si esibiva al Palamartino per Homeland, ad Otranto per suonare nel fossato del castello nel 2003, a Lecce ad Italian Wave nel 2011. Sembra retorica, ma era innamorato della Puglia. La prima volta si fermò per parecchi giorni, insieme a Gianluigi Trevisi, che ne divenne amico, volle vedere Castel del Monte e Polignano, dove scoprì il gelato più buono che avesse mai gustato, finché finì ad Alberobello proprio il giorno della festa dei Santi Medici, a fine settembre.
I trulli lo divertirono molto, per un americano di New York dovevano sembrargli davvero le casette dei Puffi, ma il capolavoro avvenne davanti ad una delle bancarelle della fiera che accompagnavano la festa. Un imbonitore locale magnificava le virtù assorbenti di certe pezze sintetiche, capaci di «succhiare» l’acqua di un intero secchio e poi, una volta strizzate, tornare quasi asciutte. Lo fissò rapito per dieci minuti poi prese il cellulare e chiamò Laurie Anderson chiedendole se avesse risolto il problema di una certa finestra che, quando pioveva a NYC, lasciava entrare tutta la pioggia allagando il salone della loro casa. Risposta negativa. Lou comprò una decina di pezze e se ne tornò felice in albergo col suo bel sachetto di plastica pieno di stracci superassorbenti. L’uomo della passeggiata sul lato selvaggio della vita...
















