«Pur se così piccolo mio figlio Emanuele aveva capito benissimo di stare male, e in seguito ci ha chiesto se sarebbe mai guarito. Con lui siamo sempre stati onesti, e gli abbiamo spiegato la verità». Cioè che il piccolo «aveva un linfoma, ma stava anche ricevendo le migliori cure possibili. E rispondeva bene alle terapie». Tanto che oggi Emanuele ha 17 anni, sta bene, suona pianoforte e chitarra, e l'anno scorso è stato il primo della sua scuola, un liceo scientifico milanese.
Moscato racconta la sua esperienza di genitore di un bimbo colpito dal cancro in occasione della manifestazione per il World Cancer Day all'Int di Milano. «In realtà - precisa - sono il papà di un ex paziente, perchè ormai mio figlio è guarito. Siamo orgogliosi di come sta vivendo la sua vita, ma non dimentichiamo il passato. Soprattutto abbiamo coscienza dell'impegno dello staff, medici e infermieri che ci sono stati vicini in un modo unico. Ho lasciato il mio cuore in questo posto - conclude - dove abbiamo vissuto momenti difficili, ma anche grandi gioie».
IL 70% BIMBI CON CANCRO GUARISCE: LA CHIAVE E' DIAGNOSI PRECOCE
Un nemico che può essere sconfitto nel 70% dei casi. «Oggi sette bambini su 10 guariscono dal cancro. Certo in alcuni casi le percentuali sono più alte, in altre inferiori. Ma questo risultato dimostra che l'oncologia pediatrica italiana ha fatto grandi passi avanti». Lo spiega Franca Fossati Bellani, responsabile della Struttura di Pediatria oncologica dell'Istituto nazionale dei tumori di Milano, in occasione del 'Focus sulla pediatria oncologicà in corso all'Istituto per il World Cancer Day.
Ogni anno circa 1.300 bambini si ammalano in Italia di tumori solidi, con un'incidenza di 120-140 nuovi casi su 1.000.000 'under 15 annì. Si tratta di un nemico che può essere sconfitto, ma è cruciale la diagnosi precoce.
«Sono convinta dell'importanza di far conoscere il problema a medici e pediatri di famiglia», le prime 'sentinellè in grado di accorgersi che c'è qualcosa che non va.
Le neoplasie pediatriche cambiano la vita di una famiglia. «Tra gli aspetti più traumatici della malattia - aggiunge l'esperta - si devono considerare l'esordio improvviso dei sintomi, la necessità di trattamenti dolorosi ed invasivi, i frequenti ricoveri e la separazione da casa e famiglia. La sofferenza dei genitori è talora così grande da essere percepita come incomunicabile».
Momenti difficili anche per chi cura. «I nostri bambini e ragazzi mi hanno e ci hanno insegnato moltissimo: per prima cosa capiscono i nostri stati d'animo, anche da come ci muoviamo. Un approccio aperto, trasparente, sincero (dire ad esempio che in quello momento non si ha tempo per parlare perchè si è altrimenti occupati) è la premessa del buon andamento delle relazioni con le famiglie. I bambini non possono essere ingannati».
















