Giovedì 21 Marzo 2019 | 17:49

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di Luca Natile

BARI - Un affare da centinaia di migliaia di euro al mese nella sola provincia di Bari. Senza di loro, senza le badanti che vengono dalla Georgia, dalla Romania, dalla Polonia, dalla Romania, dall’Ucraina, dal Bulgaria e Moldavia, il sistema andrebbe al collasso. Questo la malavita straniera lo ha compreso da tempo e sta sfruttando l’esodo delle donne dell’Est verso la Puglia, per creare una specie di welfare clandestino, un sistema parassitario che vive sulla pelle di colf, domestiche e badanti. Tra queste ci sarebbero anche mogli e compagne di boss.

Un nuovo caporalato insomma, nel quale la «forza lavoro» deve scendere a compromessi con i «capoccia» che fanno da intermediari in cambio di una o due mensilità anticipate. Entrare nel giro vuol dire condannarsi ad una condizione simile alla schiavitù. Ma decidere di starne fuori per chi è «straniero», in una città dove non si conosce quasi nessuno, è quasi impossibile.

Meglio parlare di caporalato, più che di vera e propria tratta. Le badanti non vengono private completamente della libertà, come nel caso delle prostitute. Però, come già detto, devono pagare una tangente a connazionali, il più delle volti legati alla malavita del loro Paese di origine, che introducono le nuove arrivate sul mercato.

L'articolo completo sull'edizione della Gazzetta.

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