«Quando Danilo fu interrogato per la prima volta dalla polizia ho giurato a me stesso che se aveva sbagliato era giusto che pagasse. Dopo avergli parlato, però, son certo della sua estraneità a questa terribile vicenda. Mio figlio non sa mentire». Parole pronunciate nel ‘94 da Maurizio Restivo, 68 anni, padre di Danilo, l’uomo accusato di aver ucciso Elisa Claps il 12 settembre del 1993. Da allora si è chiuso in un silenzio tombale.
Proprio come il figlio che in tutti questi anni - fino a pochi giorni prima di essere arrestato, lo scorso 19 maggio per l’omicidio di Heather Barnett - ha soltanto vomitato veleni e sentenze contro chi l’accusava, scrivendo su vari blog con diversi «nickname». Non ha mai accettato di farsi intervistare vis-à-vis, trincerandosi nella sua villa-bunker di Bournemouth che in questi giorni viene rivoltata come un calzino dagli investigatori inglesi.
A Erice, in Sicilia, dove vivono i genitori, la storia si ripete. Anche il padre e la madre Marisa Ferrara, insegnante in pensione, non parlano. Maurizio Restivo, d’altra parte, non è mai stato un uomo di troppe parole. Giunse in Basilicata nel 1980, dopo che l’anno precedente aveva vinto un concorso nel settore dei beni culturali. Arrivò per assumere l’incarico di direttore della Biblioteca nazionale, compito che ha svolto ininterrottamente per ben 27 anni, fino al commiato avvenuto il 28 febbraio del 2007.
Amante della pittura e autore di volumi sulle brigantesse, sulla stampa in Basilicata, sulla cucina lucana e sulla stessa Biblioteca nazionale (che, con lui, si trasferì dal seminario di viale Marconi all’attuale sede in via del Gallitello, nel ‘95), Restivo non ha lasciato molte tracce di sé a Potenza e dintorni, eclissandosi nella sua Sicilia. Da dove non ha mai replicato alle accuse che sono state mosse anche nei suoi confronti: c’è stato chi, in particolare, ha parlato di una sua presunta appartenenza alla massoneria. Elemento che, nel corso delle infinite indagini, è stato usato come possibile spiegazione per i presunti «aiuti» ottenuti con l’obiettivo di «alleggerire» la posizione di Danilo nella vicenda di Elisa.
Mai una parola. Avvolto nel suo silenzio spezzato solo dai colloqui con l’avvocato Mario Marinelli, difensore di Danilo, e dai contatti con il figlio in Inghilterra, a cui non ha mai fatto mancare il proprio sostegno economico. Fino a garantirgli, in questa ultima vicenda giudiziaria del caso Barnett, il supporto di uno dei più prestigiosi studi legali del Regno Unito. Facile, si dirà, per una famiglia facoltosa, com’era stata dipinta negli anni potentini. Ma andando a spulciare tra i beni immobili posseduti dai Restivo, scopriamo che la situazione patrimoniale non è poi così florida. Almeno ufficialmente. A parte la casa dove vivono, i due coniugi possiedono tre piccoli locali, uno dei quali adibito a spazio per dipingere e custodire le opere di Maurizio Restivo. Che non esce dal suo guscio neppure dopo l’arresto del figlio da parte della polizia inglese. Chissà se avrà cambiato idea rispetto all’unica intervista rilasciata negli ultimi diciassette anni, in cui parlava del figlio come di un ragazzo «normale e puro. Solo chi non conosce Danilo - diceva - può interpretare negativamente i suoi comportamenti».
















