Operazione "Domino" Pm antimafia barese chiede giudizio per 104
BARI - La pm antimafia della Procura di Bari, Elisabetta Pugliese, ha chiesto il rinvio a giudizio per 104 dei 132 indagati nell’inchiesta "Domino". Rischiano il processo anche i boss baresi Savinuccio Parisi (nella foto; ndr) e Antonio Di Cosola, ritenuti a capo della complessa organizzazione criminale accusata di riciclare i soldi derivanti da spaccio di droga, usura e rapine ai tir, in società (come "Sport & More", leader nel commercio di articoli sportivi, o l’agenzia di scommesse con sede a Londra "Paradise Bet") e in appalti milionari (per la costruzione per esempio di un nuovo campus universitario a Valenzano) con la complicità – secondo l’accusa – di professionisti e amministratori pubblici.
Diciassette posizioni sono state stralciate ed è stata chiesta la proroga delle indagini. Tra questi alcuni dei "colletti bianchi" indagati nel fascicolo della pm Elisabetta Pugliese: i tre avvocati baresi Gianni Di Cagno, Onofrio Sisto e Giacomo Porcelli, il notaio Francesco Mazza, l’ex vicesindaco e l'ex assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Valenzano, e i sei direttori di banca che – secondo l’accusa – rappresentavano la "copertura" del bancarottiere Michele Labellarte, presunto riciclatore delle casse del clan Parisi-Stramaglia, morto a settembre scorso.
Per altri cinque indagati è stato chiesto il giudizio immediato.
L’inchiesta è quella che ha portato il 30 novembre scorso all’arresto di 83 persone, accusate a vario titolo di associazione per delinquere di stampo mafioso, tentativo di omicidio, traffico internazionale di stupefacenti, usura, turbativa d’asta e riciclaggio, e al sequestro di beni per 220 milioni di euro.
Diciassette posizioni sono state stralciate ed è stata chiesta la proroga delle indagini. Tra questi alcuni dei "colletti bianchi" indagati nel fascicolo della pm Elisabetta Pugliese: i tre avvocati baresi Gianni Di Cagno, Onofrio Sisto e Giacomo Porcelli, il notaio Francesco Mazza, l’ex vicesindaco e l'ex assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Valenzano, e i sei direttori di banca che – secondo l’accusa – rappresentavano la "copertura" del bancarottiere Michele Labellarte, presunto riciclatore delle casse del clan Parisi-Stramaglia, morto a settembre scorso.
Per altri cinque indagati è stato chiesto il giudizio immediato.
L’inchiesta è quella che ha portato il 30 novembre scorso all’arresto di 83 persone, accusate a vario titolo di associazione per delinquere di stampo mafioso, tentativo di omicidio, traffico internazionale di stupefacenti, usura, turbativa d’asta e riciclaggio, e al sequestro di beni per 220 milioni di euro.