giustizia truccata
Lecce, prescritte le accuse di corruzione contro Seccia: il magistrato non ha potuto opporsi
Il gip ha accolto la richiesta della Procura dopo che il primo decreto era stato annullato dalla Cassazione: la vicenda non è mai approdata a processo
Il diritto di rinunciare alla prescrizione (e quindi a essere processato e giudicato nel merito) appartiene all’imputato e non al semplice indagato. Questo principio, ribadito dalla Corte costituzionale evocata dal Tribunale di Lecce, si è propagato a cascata fino al decreto con cui ieri il gip Alcide Maritati ha dichiarato la prescrizione dei reati ipotizzati a carico del magistrato barlettano Domenico Seccia, del commercialista barese Massimiliano Soave e dell’imprenditore Flavio D’Introno.
La vicenda è un rivolo delle indagini sulla «giustizia truccata» nel Tribunale di Trani, in cui Seccia era incappato per via delle dichiarazioni di D’Introno e dell’ex pm Antonio Savasta relative alla gestione di alcuni procedimenti tributari a carico della famiglia dell’imprenditore. A settembre 2021 il gip di Lecce aveva archiviato tutto per prescrizione, su richiesta della pm Roberta Licci che riteneva la corruzione in atti giudiziari «certamente consumata». Seccia, venuto a conoscenza dell’archiviazione nell’ambito di un procedimento parallelo (la sua denuncia per calunnia nei confronti di D’Introno e Savasta, di cui ancora si discute a Perugia), si era opposto presentando reclamo e dichiarando di voler rinunciare alla prescrizione. Sul punto il Tribunale di Lecce ha sollevato un dubbio di costituzionalità, risolto in senso negativo dalla Consulta, e ha quindi riqualificato il reclamo di Seccia come ricorso per Cassazione. Qui a marzo 2025 il decreto di archiviazione è stato annullato per abnormità perché la motivazione («Certamente consumata») sfociava «nella affermazione della responsabilità penale dell’indagato».
La questione è dunque tornata davanti al gip di Lecce, che per estremo garantismo il 5 febbraio ha voluto convocare le parti in camera di consiglio. La Procura ha ovviamente insistito con la richiesta di archiviazione per intervenuta prescrizione, e la difesa di Seccia - che nel 2021 aveva impugnato - non ha potuto far altro che associarsi: non essendo stata esercitata l’azione penale, e non potendo quindi rinunciare alla prescrizione, la sua opposizione non avrebbe avuto più alcun senso. Resta quindi il fatto storico: l’ex magistrato antimafia barlettano (oggi procuratore di Vasto) era stato indagato per corruzione in atti giudiziari, ipotesi prescritta prima di approdare al vaglio di merito di un Tribunale e oggi definitivamente archiviata. [m.s.]