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In Puglia e Basilicata

Gallipoli, altri intrecci tra Scu e politica

Gallipoli, altri intrecci tra Scu e politica
Spuntano nuove intercettazioni che provano i contatti tra Salvatore Padovano, «Nino bomba», il boss mafioso ucciso nel settembre dell'anno scorso e un consigliere comunale gallipolino, Sandro Quintana
• Quintana: «Non sono mai stato il suo referente politico»
• Ecco le intercettazioni telefoniche tra Padovano e Fasano
• Fasano: «Pronto a farmi da parte»

17 Novembre 2009

GALLIPOLI - Di Salvatore Padovano, detto Nino Bomba, assassinato il 6 settembre del 2008 a Gallipoli, e delle sue frequentazioni, ai magistrati dell’Antimafia ha parlato anche il capitano dei carabinieri, Domenico Barone. «Ho avuto colloqui con Antonio Quintana, detto “Uccio Foffa”. Nelle occasioni in cui andavo nel suo ristorante, chiedevo con insistenza quale atteggiamento avesse Nino nei suoi confronti, sicché, incalzandolo, una volta crollò emi disse che era disperato poiché il figlio Sandro (Sandro Quintana, consigliere provinciale eletto nell lista “La Puglia prima di tutto”) era in contatto con lui, tanto da fargli da autista, ed aveva in programma di operare insieme allo stesso in vari ambiti. Nino aveva chiesto al figlio 300mila euro per delle attività commerciali che avevano in mente: un bar nel centro storico, un magazzino di prodotti ittici ed una società di intermediazione immobiliare da fare con un commercialista di Nardò , di cui Nino aveva preparato l’at t o. Aggiunse che la società doveva inserirsi nell’acquisto degli immobili alle aste giudiziarie. Antonio Quintana era proprio disperato in quanto non approvava tutto ciò che il figlio aveva in animo di fare». 

«Con riguardo ai rapporti tra Salvatore Padovano ed Antonio Quintana - continua l’ufficiale - Pompeo Rosario Padovano (è il mandante reo confesso dell’omicidio del fratello) ebbe a dirmi che un tempo erano molto stretti». Durante una perquisizione in casa di Salvatore Padovano, messa a segno dopo l’omicidio avvenuto per mano del killer pentito Carmelo Mendolìa, venne sequestrata una bozza di contratto. Che probabilmente è quello che Nino Bomba voleva far sottoscrivere per la costituzione della società. Ma risulta che quel contratto non è stato mai firmato da nessuno, tanto meno da Sandro Quintana. 

Dalle intercettazioni, svolte anche nella Bmw X3 di Nino Bomba, risulta che Quintana aveva paura che potesse succedergli quanto era avvenuto a suo padre, che venne gambizzato per non essersi piegato alle richieste di pizzo degli uomini vicini al clan di Padovano. Evidentemente anche al fine di spiegare le minacce ricevute, Sandro Quintana ha già chiesto di essere sentito dagli inquirenti. 

In una delle intercettazioni, Sandro Quintana viene informato da Salvatore Padovano di un incontro avuto con un cugino: «Che dobbiamo fare a livello politico? Io mo pure ho parlato con mio fratello, gli ho detto, no, le cose si muovono, purtroppo, ormai, passo, perché bisogna lavorarle, no? Speriamo, perché non basta, per me questo non tiene le doti. Per oggi mi ha spiegato, dice che là Fasano (l’ex sindaco Flavio Fasano) gli aveva dato il castello (si tratta del mercato coperto del pesce) a suo cognato, no, là, allora, non gliela aveva data a lui la gestione, capito?». 

Nino Bomba continua asserendo: «Che poi lui, dice, così ha preso questa cosa, poi mio cugino si è preso il ristorante, e là c’è il discorso di mio fratello. Questi si pensavano ovviamente che era una cifra. Siccome io non ho mai avuto una lira di queste cose, e siccome i ragazzi, che è venuto a propormi a fare, mi parla di tombole, di guadagni, ovviamente, a noi ci hanno dato, per quanto mi riguarda, adesso quest’anno, ho preso pidocchi, quindi, si muove uno, mi auguro di completare cose serie e complete, no. E quindi riguardo alla politica, pure mio cugino mi ha detto, c’è un colonnello. Io parlo direttamente con l’interessato, quindi l’interessato dovrà essere un cristiano di muscoli, certo quelli, mezze scialle, se va ad acchiappare settanta, centomila euro ben vengano, ma l’interessato deve essere uno che se vuole veramente dare un risvolto alle cose, no, tocca che si aggiunge e uno di questi può essere, uno di quei candidati che ti può venire a fare. Mi pare che va, dice, il nipote di Barba (l’onorevole Vincenzo Barba, la cui uccisione, per detta del pentito Carmelo Mendolìa, Pompeo Rosario Padovano avrebbe voluto pianificare per la scorsa estate). Lui si toglie, però è chiaro, che dietro il nipote ci sarà».
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