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In Puglia e Basilicata

lo studio

Le mamme al Sud non riescono a lavorare: Puglia e Basilicata fanalino di coda

Mamme

Nel rapporto di Save the children «Le equilibriste» si classificano 18esimo e 19esimo posto

06 Maggio 2022

Redazione online

Al Sud le mamme non riescono a lavorare: Puglia e Basilicata sono in fondo alla classifica, rispettivamente al 18esimo e 19esimo posto. A denunciarlo è Save The Children con il rapporto «Le Equilibriste. La maternità in Italia 2022» e lo fa con dati che tratteggiano un «quadro critico» della situazione.

La crisi pandemica è stata «un acceleratore di disuguaglianze sociali, economiche, educative». In Italia le donne, e le mamme in particolare, hanno pagato «un prezzo altissimo» e anche la ripresa dell’occupazione del 2021 è stata connotata in larga parte dalla precarietà delle donne e delle mamme nel mondo del lavoro.

Se si considera che le donne scelgono la maternità sempre più tardi, l’età media è 32,4 anni,e fanno sempre meno figli, (1,25 la media) e che soprattutto sempre più spesso devono rinunciare a lavorare a causa degli impegni familiari: il 42,6% delle donne tra i 25 e i 54 anni con figli, risulta non occupata con un divario rispetto ai loro compagni di più di 30 punti percentuali. Quando riescono a conservare il lavoro, molte volte si tratta di un contrato part-time come per il 39,2% delle donne con 2 o più figli minorenni.

E quando in Italia c'è stata la ripresa solo poco più di 1 contratto a tempo indeterminato su 10, tra quelli attivati nel primo semestre 2021, è stato a favore delle donne. Inoltre nel solo 2020, in piena pandemia, sono state più di 30mila le donne con figli che hanno rassegnato le dimissioni, spesso per motivi familiari anche perché non supportate da servizi sul territorio, carenti o troppo costosi. 

Vita difficile per le madri soprattutto al Sud. Anche quest’anno, sono le regioni del Nord ad essere più mother friendly. Le province autonome di Bolzano e Trento mantengono da varie edizioni, la prima e la seconda posizione seguite da Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Toscana e Valle d’Aosta. Al contrario, le regioni del Mezzogiorno, assieme al Lazio, si posizionano tutte al di sotto della media. Basilicata (19° posto), Calabria (20° posto), Campania (21° posto) e Sicilia (17° posto) si avvicendano da anni nelle ultime posizioni. Quest’anno c'è anche la Puglia (18° posto), seppure per tutte le regioni del Mezzogiorno il trend globale sembra in sensibile miglioramento con un aumento di 4 punti negli ultimi quattro anni.

«La recessione conseguente alla pandemia è stata giustamente definita una "shecession", i dati ci dimostrano che è ancor di più una "momcession"» commenta Antonella Inverno, Responsabile delle Politiche per l’Infanzia di Save The Children che chiede «misure efficaci, organiche e ben mirate che consentano di bilanciare le esigenze dell’essere madri e quelle dell’accesso e della permanenza nel mondo del lavoro». 

LA NOTA DEL FORUM DELLE ASSOCIAZIONI FAMILIARI DELLA PUGLIA

Siamo alla vigilia della seconda edizione degli Stati Generali della Natalità, evento che tra pochi giorni, a Roma, cercherà di proporre alla riflessione nazionale il tema della denatalità e le sue conseguenze, autentica urgenza sociale.
Soprattutto, gli SGDN cercheranno di aiutarci a superare la retorica con cui in Italia si parla di maternità, guardando invece bene in faccia la realtà: guardando le tante giovani donne costrette a rinviare o addirittura a rinunciare alla maternità per la pretesa di una certa mentalità ancora presente tra i datori di lavoro di avere a disposizione un lavoratore/trice libero da impegni familiari o perché ancora senza figli o avendovi ormai già provveduto: pena, il licenziamento o la mancata assunzione.
Constatando le differenze di retribuzione fra uomini e donne, a parità di titolo di studio, evidenti soprattutto al Sud.
Quel Sud che ci racconta da sempre una storia di servizi per l'infanzia deficitari ( anche se il Rapporto 2022 sulle "Madri equilibriste" di Save the children ci dà la bella notizia di una crescita dei servizi pugliesi di quattro punti dal 2019 ad oggi); quel Sud che , oltre alla denatalità, deve farsi carico quasi impotente alla desertificazione dei propri territori per le continue migrazioni dei propri figli per cercare un lavoro dignitoso al Nord o in altre nazioni europee. Per cui quando arrivi a 70 anni, non hai più nessun figlio vicino che ti accompagni nella tua vecchiaia

I dati ISTAT parlano chiaro: dal 2012 al 2021 il numero di bambini da 0 a 14 anni è diminuito del 15.14%; quello dei ragazzi e giovani dai 15 ai 24 anni si è ridotto del 11.9%; e quello degli ultrasessantacinquenni è aumentato del 17.92 %.
Questa nostra terra sta invecchiando più velocemente di tutto il Mezzogiorno; più di tutta Italia. E se la vecchiaia è una risorsa preziosa, lo diviene specialmente quando si impegna a passare il testimone alle nuove generazioni.

La Puglia ha bisogno di Istituzioni pubbliche che comprendano ed abbiano ben chiaro che quando un uomo ed una donna decidono diventare genitori, quel bambino non è solo il frutto di una scelta privata, non farà parte solo delle loro vite, ma sarà il loro fondamentale contributo al bene comune di tutta la società civile. Occorre rendere questa consapevolezza motivo e criterio di concrete scelte politiche, a cominciare dalla piena attuazione di quel Piano regionale di politiche familiari approvato nel febbraio 2020, ma ancora dai più non sufficientemente conosciuto. E ci auguriamo che la partecipazione agli SGDN2 del Governatore pugliese, Emiliano, voglia essere espressione di un impegno politico preciso in questa direzione
LA Puglia ha bisogno di una società civile che, a sua volta, diventi co-responsabile delle scelte generative dei nostri giovani., aiutandoli a superare le difficoltà che tantissime volte essi incontrano prima , durante e dopo la scelta di una gravidanza che si corre il rischio di portare a termine, così come recita la stessa legge 194/78 e come il Piano regionale pugliese di politiche familiari si è impegnato a fare. Ha bisogno di welfare aziendale, di servizi di conciliazione, di lavoro, di case, pensate per le famiglie più giovani, in procinto di accogliere nuove vite...La Puglia, l'Italia hanno bisogno di donne e uomini che non abbiano paura di diventare padri e madri, che amino il futuro e si impegnino a costruirlo, impegnandosi in relazioni generative . INSIEME: con i loro coetanei e nel gioco delle generazioni

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