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La sfida dei Fondi Ue

Sud, una super regia centrale per chi è a corto di progetti

Sud, una super regia centrale per chi è a corto di progetti

foto Tony Vece

L'idea di Giannola (Svimez) per salvaguardare il Recovery

29 Aprile 2021

Marisa Ingrosso

Gli enti territoriali del Sud non potranno essere lasciati soli nella difficile gestione dei progetti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). Col pensiero che vola alla (migliore) Cassa del Mezzogiorno, ma glissando sulle sigle, sempre sottoposte a sdrucciolevole interpretazione storico-politica, il presidente Svimez, Adriano Giannola, pensa sia opportuna una cabina operativa centrale, a supporto di Regioni e Comuni, che renda più agevole e spedita la concretizzazione della strategia di sviluppo che, pur sempre a livello centrale, è stata disegnata. «Quella degli enti locali è una preoccupazione giusta e viene alla mente in base all’esperienza - afferma - Il fatto che essi siano chiamati a eseguire, diciamo così, non credo esima il Governo dalla responsabilità di realizzare le cose che mette in cantiere. Quindi, questo è il tema, cosa vuol dire affidare agli enti? Vuol dire controllare che riescano, in qualche modo, a mettere in cantiere le cose per cui sono chiamati a lavorare. Bisogna valutare perché se si intende che l’ente deve progettare, mettere in cantiere e realizzare, è una cosa; se il Governo progetta e si avvale anche dell’attività degli enti locali per mettere in piedi la sua azione e concluderla, è un’altra cosa. Può sembrare una questione di lana caprina, ma è essenziale».


Probabilmente creeranno un organismo intermedio per fornire assistenza.
«Per forza. Questo è uno dei punti di debolezza dalla Cassa del Mezzogiorno in poi. Il decentramento ha anche voluto dire una caduta nella capacità realizzativa. Se ci mettiamo 15 anni per fare un’opera medio-grande ciò è legato a molte cose, litigiosità, la capacità di avere programmi efficienti, inattaccabili. Ho però sentito qualcosa del genere nelle dichiarazioni del presidente del Consiglio, Mario Draghi, quando ha detto: noi, se lo vogliono, mettiamo a disposizione dei supporti. Ora mi auguro che sia così e che sia in grado il Governo di mettere adeguatamente a disposizione questi supporti e che questo sia effettivamente realizzabile. Ora faccio un esempio: abbiamo non so quante centinaia di persone dedite alla cosiddetta politica di coesione, ecco noi dobbiamo avere 200 persone che fanno progetti e vanno magari ad assistere quell’ente locale che non è perfettamente in grado di farli. Sarebbe una innovazione necessaria, non una invenzione strampalata. Se lo Stato è in grado è un giusto interrogativo, ma è già molto che si metta in questo atteggiamento, il che è una grande novità rispetto agli ultimi decenni. Non è una novità in assoluto, è il recupero di una operatività che un tempo c’era».

Una sorta di ufficio operativo al meglio di Iri e Cassa del Mezzogiorno?
«Le etichette sono pericolose, perché mettono in moto giudizi atavici rispetto alla Cassa del Mezzogiorno e che sono ingenerosi, almeno rispetto a quanto fatto fino a fine anni Settanta, giacché è stata uno strumento eccezionale, capace di svolgere compiti che hanno trasformato tutto il Paese e riconosciuto dalla Banca Mondiale come una grande esperienza di sviluppo. Poi c’è la Cassa degli enti locali, con le Regioni coinvolte nel governo e nella paralisi del sistema e che, però, non si chiamava più così ma AgenSud e quella era un’altra esperienza che non era eccezionale. Non pensiamo che si farà un’altra Cassa, però sarebbe auspicabile una capacità operativa dello Stato centrale, perché non c’è quella degli enti locali. L’Italia si è auto-paralizzata nella cinghia di trasmissione tra il decidere e il fare. Ciò che mi pare abbia accennato il presidente Draghi è: noi organizzeremo, per chi lo vuole, un sistema di ausilio alla realizzazione, alla ideazione, alla progettazione, chiamiamola come ci pare, per “mettere a terra” questi progetti. Dicendo quello penso dica che, se un soggetto non vuole e non realizza, ne paga le conseguenze, viene sottratto il progetto alla sua competenza e viene realizzato in qualche altro modo. Quindi non sono dichiarazioni di poco conto e spero che tutto ciò avvenga con grande efficacia rispetto all’obiettivo che è fare le cose. Perché non posso salvare un Paese spaccato se non lo ricucio. Se va a fondo il Sud, e questo mi pare emerga, è il Paese che va a ramengo».

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