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Scuola, addio alle palestre? Se usate come aule sarà la fine dello sport

Le preoccupazioni di Fip e Coni: su riaperture e allenamenti ancora tutti in alto mare

Scuola, caos indicazioni per la ripresa. Basta didattica a distanza, va emendato il dl rilancio

I dati parlano. Ci raccontano di una realtà, forse, da molti poco conosciuta. Le palestre scolastiche pugliesi sono 815. E rappresentano la linfa vitale dell’albero dello sport di base, quello senza campioni o volti famosi, praticato da una massa di giovani alla ricerca di una antidoto contro la routine quotidiana e per migliorare la propria salute. Spazi nei quali si gioca sostanzialmente a pallavolo e a pallacanestro. Poi, ogni territorio, aggiunge una specificità: pallamano, arti marziali, ginnastica, danza sportiva, calcetto, scherma. La gran parte dei 50mila e passa tesserati pugliesi a queste discipline, se si escludono gli atleti di vertice, si riversa nelle palestre scolastiche, insieme con i bambini e i praticanti fuori dal tesseramento federale, impegnati solo nell’attività motoria. Dove le diverse realtà spesso si sopportano male, costrette ad una convivenza forzata, si lamentano per la scarsa pulizia (sempre degli altri) e per il mancato rispetto degli orari.

Il problema è che nessuno parla ancora di riapertura, di come continuare a gestire questo rapporto scuola-mondo dello sport in vista della ripresa degli allenamenti. Insomma, c’è grande incertezza. Mancano i punti di riferimento. Il dialogo rappresenterebbe la chiave per uscire dalla palude. Magari attivando un tavolo di concertazione fra sport, federazioni, scuola ed enti che si confrontassero. Perché la burocrazia, quando i confini sono labili e confusi, regna sovrana e se si mette di traverso, sono guai per tutti. Trasforma le cose semplici in un groviglio inestricabile.

Dal Coni fanno sapere: «Il ritorno tra i banchi creerà difficoltà complesse relative agli spazi e agli orari, con il rischio da un lato di sacrificare l’educazione fisica, materia che ha pari dignità con le altre e che deve essere adeguatamente considerata nella proposta organizzativa, dall’altro di mettere in ginocchio le realtà sportive legate soprattutto ai cosiddetti sport minori».
Il rispetto dei protocolli di sicurezza comporta costi aggiuntivi per società e associazioni difficili da sopportare, se sommati a quelli già in vigore per la gestione ordinaria di uno spazio chiuso. Senza dimenticare il taglio delle sponsorizzazioni, le perdite delle quote di iscrizione ai corsi, le difficoltà di sostegno agli operatori del settore, il tema della responsabilità (se qualcuno venisse contagiato?) in capo ai dirigenti scolastici e ai presidenti di società. L’importante, comunque, è affrontare la questione nei tempi giusti per dare in modo a tutti di organizzarsi al meglio in vista della riapertura. Altrimenti, c’è il rischio di uno stop prolungato sul territorio. Troppi si sono concentrati sui protocolli di ripresa degli allenamenti, dimenticando la disponibilità delle piccole palestre delle scuole, senza le quali il cuore pulsante del movimento sportivo potrebbe smettere di battere. La normativa nazionale contraddittoria e l’ampia autonomia data ai dirigenti scolastici e ai consigli d’istituto potrebbero avere effetti devastanti: non si tratta solo di praticare uno sport, ma di stare insieme, di socializzare, di prepararsi alle sfide della vita.

Margaret Gonnella è il numero uno della Pallacanestro pugliese, 1.214 spazi dove poter giocare, soprattutto palestre scolastiche. Il suo è il quarto sport a livello regionale per numero di tesserati (16mila375) e il quinto per numero di società affiliate. Lei chiede di lasciare alta la soglia dell’attenzione, di monitorare l’evoluzione e di riconsiderare il tutto tra qualche mese, alla luce dell’evoluzione del quadro epidemiologico: «Nell’ultimo Consiglio federale di venerdì scorso la Federazione lo ha affermato a chiare lettere: l’impossibilità di utilizzare le palestre scolastiche per l’associazionismo di base si prospetta come un vero e proprio disastro per lo sport italiano. E quindi anche per il basket. Siamo consci di quanto deflagrante possa essere l’impatto sull’attività delle realtà che operano sul territorio ma pure consapevoli di come la questione sia complessa ed articolata: da un lato c’è la necessità della graduale ma costante ripresa del fenomeno sportivo, dall’altro il gravoso tema della responsabilità in capo ai dirigenti scolastici e ai presidenti di società. In ogni caso una federazione sportiva come la Fip ha il dovere di rimarcare che la mancanza degli spazi fisici per praticare la pallacanestro ne decreterebbe un ridimensionamento senza precedenti, con un effetto a cascata su tutti gli attori del movimento: istruttori, allenatori, dirigenti, cestisti soprattutto giovani che beneficiano dell’attività ad oggi preclusa.

Proprio per questo la Fip proseguirà la propria opera di sensibilizzazione, sviluppando il percorso condiviso con Fipav e Figh già avviato nei giorni scorsi, con l’emissione di una nota comune. Certo, le difficoltà per la messa a disposizione delle palestre scolastiche sono evidenti, specie dopo la pubblicazione delle linee guida per il nuovo anno didattico. È anche vero, tuttavia, che la situazione complessiva dovrà essere monitorata per essere riconsiderata fra qualche mese, alla luce dell’evoluzione del quadro epidemiologico. In un senso - è il nostro auspicio - che preservi sport e sicurezza, che rilanci la pallacanestro e le altre discipline garantendo la salute pubblica».

Gira anche, nel mondo della scuola, un’ipotesi inquietante per le società sportive: adattare le palestre scolastiche a nuove aule, così da consentire la suddivisione degli alunni delle classi e garantire un adeguato distanziamento sociale. Se la palestra venisse arredata con cattedre, banchi e lavagne, difficilmente potrebbe essere utilizzata per l’educazione fisica. Figuriamoci per l’attività sportiva extrascolastica. Insomma, non ci sarebbero i tempi necessari per sanificare e riallestire ogni volta la palestra. Angelo Giliberto, presidente del Coni Puglia. «Chiediamo in tempi brevi l’istituzione di un tavolo di concertazione tra le istituzioni coinvolte in questa vicenda. La nostra disponibilità è massima. A livello locale si dovrebbero uniformare i regolamenti provinciali. A Bari, ad esempio, abbiamo un neo assessore allo Sport della Città metropolitana. Questo potrebbe essere il suo primo banco di prova: le scuole devono essere obbligate ad aprire le palestre scolastiche al mondo sportivo, non si può lasciare tutto alla discrezionalità dei dirigenti o dei consigli d’istituto.

Per i volenterosi si potrebbe aprire una linea di credito preferenziale, ad esempio, legata all’adeguamento delle strutture: non tutte sono pronte all’uso. Il concetto è che siamo sulla stessa barca e remiamo nella stessa direzione, senza rivalità o contrapposizioni». Le linee guida del ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, non contribuiscono alla chiarezza: «Resta ferma la competenza degli Enti locali nella concessione delle palestre e di altri locali afferenti alle istituzioni scolastiche di competenza. al termine dell’orario scolastico, operate le opportune rilevazioni orarie e del rispetto delle indicazioni recate dal documento del comitato tecnico-scientifico, purché, all’interno degli accordi con le associazioni concessionarie siano esplicitamente regolati gli obblighi di pulizia approfondita e igienizzazione, da condurre obbligatoriamente al termine delle attività medesime, non in carico al personale della scuola».
Lo scenario più grigio si prevede da settembre in avanti. Il peggio potrebbe ancora venire.

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