Martedì 24 Novembre 2020 | 02:38

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BARI - Il decreto liquidità come primo passo di una ripartenza del mondo produttivo pugliese: il provvedimento del governo nazionale alimenta le speranze di imprese e lavoratori, ma secondo autorevoli esponenti delle categorie ascoltati dalla Gazzetta può essere ancora migliorato per offrire risposte ancora più tempestive ed efficaci alla tempesta alimentata dal Coronavirus.

«Se fossimo certi di una estensione immediata, potrebbe rappresentare un buon inizio. Temiamo invece rallentamenti legati a burocrazia e cavilli europei»: questa la riflessione del presidente di Confindustria Puglia Domenico De Bartolomeo. «Il provvedimento andrà poi vagliato con le banche. Tutto ruota intorno alla tempestiva per l’attuazione: le erogazioni devono arrivare in tempi brevi. Se dopo due mesi c’è esito negativo per una procedura non abbiamo risolto nulla», spiega ancora. «Non riceviamo risorse, ma garanzie su prestiti da restituire in sei anni, con delle commissioni. Questa liquidità va utilizzata per fornitori, lavoratori e sub appaltatori, per non mettere in crisi la filiera». Il presidente di Confindustria Bari Bat Sergio Fontana:  «La garanzia dello Stato sul 100 per cento o su un’elevata percentuale dei prestiti è una misura eccezionale e necessaria per far sì che le aziende che ora sono chiuse possano riaprire. Poi bisogna approntare i regolamenti attuativi e il programma di riapertura graduale».

Piena disponibilità ad essere protagonisti della ripartenza arriva dal presidente della Banco Popolare di Puglia e Basilicata Leonardo Patroni Griffi: «Siamo impegnati in prima linea per il territorio. Il nostro obiettivo è  supportare il ciclo produttivo e le  esigenze di liquidità delle imprese, con gli strumenti che il “decreto liquidità” ci fornisce. Ma accanto a questo, abbiamo già disposto misure che - con il Fondo centrale di Garanzia e l’accordo Abi-Mef  - possono rendere meno gravosa la riattivazione del mondo produttivo».

Le risorse arriveranno ma resta il vulnus della burocrazia: questa la linea di Daniela Fumarola, segretario generale Cisl Puglia. «Il decreto è un passo in avanti. Bisogna garantire liquidità alle imprese, difendendo il lavoro e la sicurezza. In più ci vuole un salto in avanti snellendo le procedure burocratiche». Poi un auspicio sulla destinazione delle risorse: «Vanno impiegate per risolvere le criticità che stiamo vivendo in questi giorni. L’obiettivo è migliorare su innovazione, ricerca, tecnologie nuove ma anche ripensando i modelli dei luoghi di lavoro sulla base delle necessità di una nuova sicurezza dei luoghi». Prudente la valutazione dell’imprenditore Francesco Divella: «Si tratta di un’ottimo provvedimento che consentirà di aiutare le imprese rimaste ferme in queste settimane. Basterà? Difficile fare previsioni. Le industrie alimentare non hanno avuto il contraccolpo, ma è importante sostenere le filiere che stanno soffrendo maggiormente per le chiusure». Nicola Bonerba, Ance Puglia: «È un provvedimento che guarda più all’industria. Aspettavamo misure per rimettere in moto l’economia, con detrazioni, innovazione, sburocratizzazione e investimenti nei lavori pubblici». Alcuni aspetti non convincono in pieno: «Non è funzionale il limite per l’accesso calibrato sul 25% del fatturato: nel caso delle nostre imprese spesso si ricorre al sub-appalto. Per la restituzione delle somme ricevute, poi, sei anni sono troppo pochi». Uno sguardo ibrido sul settore delle costruzioni arriva da Ferdinando Napoli, fondatore di Edilportale, vetrina web dell’edilizia italiana: «Con il decreto liquidità porta ossigeno sulle imprese del mondo delle costruzioni che si muovono sempre sul filo dell’indebitamento. Riscontriamo però lamentale soprattutto dai progettisti che in tutti i vari decreti si sentono trattati in maniera sfavorevole rispetto alle attenzioni per le aziende».

Critiche arrivano da Onofrio Spagnoletti Zeuli, imprenditore agricolo e leader dei Gilet arancioni: «A prima vista mi sembra una grande bufala. I 25 mila euro sono aiuti a pioggia che non servono a nulla a chi investe e va sul mercato. Poi il termine per la restituzione andrebbe allungato». Chiede miglioramenti Savino Muraglia, presidente Coldiretti Puglia: «È necessario arrivare grazie allo scudo dell’Ismea a garantire al 100% i prestiti delle circa 750mila aziende agricole italiane alle prese con gli effetti sull’economia e sull’occupazione dell’emergenza coronavirus. Bisogna allungare il tempo di rimborso almeno dai 6 a 10 anni e affidarne la gestione al Fondo di garanzia Ismea».

Giovanni Chiriatti, Associazione pugliesi editori: «Bene il decreto, la piccola editoria ha bisogno di altro».

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