Martedì 26 Marzo 2019 | 04:50

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Sanità in Puglia, scure sulle liste d’attesa: via direttori generali inadempienti

Riduzione dei tempi con il nuovo piano nazionale, 60 giorni per le regioni per recepirlo. esultano m5s e amati (pd): ora in aula la legge

sanità

BARI - Gestione trasparente delle prenotazioni di visite ed esami medici, un Osservatorio Nazionale sulle liste d’attesa, riduzione dei tempi massimi previsti per ottenere le prestazioni non urgenti e la rimozione dei direttori generali delle aziende che non raggiungono gli obiettivi. Sono questi i pilastri del nuovo Piano Nazionale per il Governo delle Liste d’Attesa (PNGLA), approvato in Conferenza Stato Regioni ma «bocciato» dai medici. «Finalmente adesso avremo regole più semplici e tempi certi per le prestazioni che riportano il diritto alla Salute al centro del sistema», commenta il ministro della salute Giulia Grillo.

Come quello precedente, il nuovo Piano individua l’elenco di prestazioni ed esami diagnostici soggetti al monitoraggio e prevede il rispetto, da parte delle Regioni, dei tempi massimi di attesa per ciascuno. Ma riduce il limite massimo di attesa previsto per quelle a priorità programmata (non urgenti) da 180 giorni a 120 e, in virtù del principio di trasparenza, prevede l’accessibilità alle agende di prenotazione delle strutture. Inoltre le informazioni sulle liste d’attesa dovranno essere presenti su siti web di regioni e strutture, in apposite sezioni «dedicate e facilmente accessibili». In caso di superamento dei tempi massimi previsti per la prestazione, si conferma la possibilità di ottenerla in regime di libera professione riservando al cittadino il solo pagamento del ticket. Verrà istituito un Osservatorio Nazionale di cui faranno parte esperti ma anche associazioni di cittadini. Infine gli impegni assunti dai Direttori Generali per superare le criticità legate ai lunghi tempi di attesa saranno «fattore prioritario nella loro valutazione» e il non raggiungimento degli obiettivi potrà provocarne la «decadenza automatica».
«Abbiamo fatto un lavoro importantissimo e oggi, dopo dieci anni, il Paese ha un nuovo piano nazionale di gestione delle liste di attesa», ha commentato il ministro Grillo. «L’intesa è meritoria ma sono necessarie risorse certe e più personale. Siamo solo all’inizio», precisa il presidente della Conferenza Stato-Regioni e governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini. I medici parlano invece di «una fiera dell’ipocrisia», che non risolve il problema. Le critiche prendono di mira la possibilità, prevista nel nuovo Pngla, di un blocco delle prestazioni in intramoenia (espletate dal medico privatamente, nella propria struttura sanitaria) in caso di criticità. «Regioni e Governo si autoassolvono dalla responsabilità politica e gestionale» e indicano nei medici dipendenti «il capro espiatorio ideale». Spetta ora alle Regioni adottare il proprio piano entro 60 giorni, dopo che «questo governo già nella legge di bilancio per il triennio 2019-21 ha messo a disposizione delle regioni 350 milioni» ha ricordato il ministro.

«Anche il Piano Nazionale ci chiede di fare ciò che proponiamo sin da gennaio scorso con la nostra proposta di legge» esulta Fabiano Amati (Pd)., auspicando che «il prossimo Consiglio regionale approvi la nostra iniziativa, consentendo la sospensione dell’attività a pagamento quando i tempi di attesa non sono allineati con quelli dell’attività istituzionale». «La Regione Puglia deve attuare ogni iniziativa per rendere operativo il nuovo Piano - dichiarano i consiglieri regionali del M5S - chiediamo al Presidente Emiliano di non sforare in alcun modo il tempo previsto di 60 giorni per elaborare il Piano Regionale per la gestione delle liste di attesa, in cui dovranno essere chiaramente garantiti e riportati i tempi massimi di attesa di tutte le prestazioni ambulatoriali e in regime di ricovero prevedendo, ad esempio, l’utilizzo delle grandi apparecchiature di diagnostica per immagini per almeno l’80%».

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