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Brindisi, cane legato e dato alle fiamme perché abbaiava troppo: salvo per miracolo

L'appello degli animalisti: «Daremo battaglia perché davanti a questi episodi ci sia una risposta concreta da parte del legislatore»

Brindisi, cane legato e dato alle fiamme perché abbaiava troppo: salvo per miracolo

BRINDISI - Abbaiava troppo per questo hanno deciso di legarlo e di dargli fuoco. I fatti sono avvenuti la scorsa notte sul balcone di un appartamento a San Pietro Vernotico, nel Brindisino: Giako, questo il nome del cucciolo, è salvo per miracolo. Qualcuno si è accorto dell’accaduto e ha chiamato soccorsi. Il cane è stato prima legato, poi cosparso di liquido infiammabile e infine gli hanno impedito la fuga chiudendo con un armadio la strada che gli avrebbe permesso di entrare in casa.

Il veterinario è giunto sul posto e ha poi pubblicato un post su Facebook: «Alle ore 3 - scrive - vengo chiamato poiché viene dato fuoco da sconosciuti a un povero cane in abitazione privata, di proprietà di una vecchietta che dormiva. Scena da brivido, mi ritrovo carabinieri, vigili del fuoco e il povero cane, fortunatamente vivo e in questo stato».

Come si vede dalle immagini il cane ha escoriazioni su tutto il corpo, presenta delle gravi lesioni facciali e l’occhio destro è ormai rovinato dal fuoco.

Sulla vicenda sono intervenuti anche gli animalisti: «Il povero animale è stato prima legato, poi cosparso di liquido infiammabile e gli è stata persino negata la fuga, chiudendo con un armadio la strada che gli avrebbe permesso di entrare in casa», ha spiegato Alfonso De Liguori, rappresentante di Animalisti Italiani onlus. «È un crimine efferato - prosegue - Pretendiamo una risposta ferma da parte delle istituzioni. La mia associazione si costituirà parte civile».

Sono al vaglio degli inquirenti i video registrati dalle telecamere poste nelle vicinanze che potrebbero aver immortalato l’autore del gesto criminale, introdottosi di nascosto nell'abitazione. Il giovane padrone del cucciolo, che lavora in Olanda, appresa l’inquietante notizia ha fatto sapere che tornerà per potarselo via con sé. Lo aveva affidato temporaneamente a sua nonna,visto che gli era stata negata la possibilità di alloggio con animale a seguito. La famiglia aveva già ricevuto diverse minacce di morte rivolte al cane. «Daremo battaglia perché davanti a questi episodi ci sia una risposta concreta da parte del legislatore. Crediamo - conclude De Liguori - che un’Italia incivile non possa essere più tollerata. Noi non ci stiamo più, non siamo più disposti a tollerare questa cattiveria contro esseri indifesi. Rinnoviamo il nostro appello al Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, per aumentare le pene per i reati commessi in danno degli animali. Questa ennesima storia di crudeltà deve servire a tutti per renderci conto che siamo arrivati al limite».

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