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L'arresto a Roma

Crac da 11 milioni: arrestato l'ex patron del Bar calcio, Giancaspro

L'ex presidente del club biancorosso è ai domiciliari, accusato di bancarotta fraudolenta per oltre 10,7 milioni di euro, dopo il fallimento della Finpower Srl

Fc Bari, finita assemblea straordinaria: unico liquidatore Giancaspro

La guardia di finanza ha posto agli arresti domiciliari per bancarotta fraudolenta per oltre 10,7 milioni di euro l’ex patron del Bari calcio Cosmo Antonio Giancaspro. L'ordinanza è stata emessa dal gip Francesco Mattiace su richiesta del pm Giuseppe Dentamaro. Giancaspro è accusato del crac della Finpower srl, società della quale - secondo l’accusa - era amministratore di fatto. Le contestazioni risalgono al periodo compreso fra maggio 2013 e gennaio 2018, data del fallimento. Giancaspro, in concorso con l’imprenditore campano Giovanni Ferrara, legale rappresentante della Finpower e indagato a piede libero, avrebbe distratto beni per 3,4 milioni, e al momento si trova ai domiciliari nella sua abitazione di Sannicandro di Bari. La Procura di Bari aveva chiesto la custodia cautelare in carcere. Sempre per bancarotta è indagato anche Francesco Pio Izzo, stretto collaboratore dell'ex patron biancorosso.

L’ex patron del Bari calcio, Cosmo Giancaspro, nel marzo scorso avrebbe cercato di pagare stipendi e contributi previdenziali della FC Bari 1908 con denaro della società Kreare Impresa, «reperito con operazioni 'sospette', poiché poste in essere - si legge negli atti giudiziari - con soggetti tutt'altro che 'cristallini'». È uno dei particolari che emergono dall’ordinanza d’arresto nella parte in cui il giudice spiega che le esigenze cautelari si basano sul pericolo di reiterazione del reato perché Giancaspro «opera ancora nel settore imprenditoriale» e, in particolare, per il suo «ruolo di azionista totalitario e amministratore della FC Bari spa». In particolare Giancaspro - ricostruisce il gip - nel marzo scorso, in prossimità del pagamento degli F24 della società sportiva, aspettava che arrivasse nelle casse di Kreare Impresa una somma di circa 3 milioni di euro «da un non meglio individuato 'Fondo Libanese'». Avrebbe quindi cercato di creare una società con sede a Londra con conto corrente in una banca a Francoforte per riuscire a far poi transitare il denaro, con "l'ausilio dell’avvocato Giancarlo Lamma», membro del Cda della FC Bari 1908, «in pochissimo tempo (un giorno) nelle casse della FC Bari». Operazione della quale Giancaspro avrebbe parlato anche ad un funzionario della Banca Popolare di Bari.

DIROTTATE LE RETTE DEI PAZIENTI DI UNA CASA DI CURA - Giancaspro avrebbe portato sull'orlo del fallimento anche un’altra società, la Helios srl, riconducibile alla sua Kreare Impresa, che gestiva una casa di cura per anziani, la 'Casa Protetta Ancelle del Santuariò. La casa di cura, accreditata presso il SSN, è in stato di crisi e attualmente in fase di richiesta di concordato preventivo.
Stando alle indagini della Guardia di Finanza di Bari per sei anni, come aveva fatto per Finpower, Giancaspro non avrebbe presentato i bilanci della società. L’ultimo bilancio presentato risale al 2012 e la società risultava già in perdita.
Quando i creditori hanno iniziato a pignorarne i conti correnti, nel 2017, Giancaspro avrebbe pilotato la cessione di un ramo d’azienda ad una cooperativa controllata da suoi prestanome e avrebbe «dirottato altrove gli incassi», in particolare le rette dei pazienti, per evitare che confluissero presso i conti correnti colpiti da pignoramento.

GIP: «STRATAGEMMA PER EVITARE PENALITA' FIGC» - Cosmo Giancaspro e alcuni funzionari della Banca Popolare di Bari (BPB) sono da tempo indagati in un’altra inchiesta della magistratura barese, relativa alla gestione del Bari calcio, per aver escogitato uno «stratagemma" finalizzato ad evitare una penalità della Figc alla squadra. Negli atti relativi all’indagine che ha portato oggi all’arresto di Giancaspro per la bancarotta Finpower, si fa infatti riferimento anche a queste «ulteriori condotte delittuose" relative alle scadenze previdenziali dei calciatori biancorossi. In quest’ultima inchiesta, coordinata dal pm Larissa Catella, Giancaspro e i funzionari di banca sono accusati di ostacolo all’Autorità di vigilanza.
In particolare nell’aprile scorso, «con la complicità di funzionari della BPB», Giancaspro riuscì a far risultare il pagamento dei contributi previdenziali dei giocatori circa 20 giorni prima dell’effettivo versamento, «per evitare di subire le penalità da parte della FIGC». L’operazione fu compiuta il 6 aprile ma riporta la data del 15 marzo, facendo risultare che «il ritardo - spiega il gip, Francesco Mattiace - era dovuto a non meglio chiariti disguidi addebitabili all’istituto di credito. Tale stratagemma, però, non sortì effetto tanto è vero che l’organo di disciplina sportiva comminò una penalità alla squadra». La società ha poi continuato ad accumulare debiti fino alla richiesta di fallimento avanzata dalla Procura. 

LOSACCO (PD): «FARE CHIAREZZA, BARI MERITA RISPETTO» - “La magistratura farà il suo corso, ma il mandato d’arresto per Cosmo Giancaspro sollecita nuovamente la necessità di fare chiarezza sulle ragioni che hanno portato al fallimento del Bari. La scomparsa dei biancorossi è stata una pagina dolorosa, e se oggi Bari può pensare di ritornare al più presto nel calcio che conta è solo grazie all'impegno del sindaco e al prestigio della nuova presidenza. Quanto è successo però non può essere dimenticato. Bisogna fare chiarezza, indagare fino in fondo sulle modalità con cui è stata gestita la società. Non solo i tifosi ma la città intera ha il diritto di sapere, perché Bari merita rispetto”, così ha commentato la notizia il deputato barese del PD Alberto Losacco.

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