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In Puglia e Basilicata

La vertenza

Ilva, 10 giorni di assemblee
e ipotesi sciopero il 26 maggio

Ilva

Dopo la rottura delle trattative, l'astensione dal lavoro sarà decisa nel caso non dovessero arrivare segnali positivi

14 Maggio 2018

Redazione on line

Sono cominciate oggi nello stabilimento Ilva di Taranto le assemblee programmate da Fim, Fiom, Uilm e Usb per mettere a conoscenza i lavoratori della situazione della vertenza dopo la sospensione del tavolo di trattativa per la cessione dell’azienda alla cordata Am InvestCo. Dureranno 10 giorni, fino al 24 maggio, le assemblee programmate all’Ilva dai sindacati per fare il punto sulla vertenza. E circola già una data ipotetica, quella del 26 maggio, per uno sciopero con possibile manifestazione cittadina nel caso in cui non dovessero giungere segnali positivi per la ripresa del negoziato con l’obiettivo di trovare un’intesa sui livelli occupazionali. E’ quanto si apprende da fonti sindacali. 

Nei giorni scorsi i sindacati hanno bocciato il testo dell’accordo che il Governo aveva proposto alle parti. La cordata acquirente si impegna ad assumere 10mila lavoratori a tempo indeterminato, con la garanzia di escludere il ricorso a licenziamenti collettivi per 5 anni e una garanzia «di continuità occupazionale a tempo indeterminato» per tutti i lavoratori anche attraverso la creazione di una newco costituita da Ilva in Amministrazione straordinaria e da Invitalia. Una proposta ritenuta insoddisfacente soprattutto da parte di Usb e Fiom per la conferma da parte di ArcelorMittal di tutti gli esuberi, e per il fatto che a coordinare il tavolo negoziale fosse il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda in rappresentanza di un «governo ormai scaduto»

«Noi - ha riferito il segretario generale della Fim Cisl di Taranto-Brindisi Valerio D’Alò - abbiamo un punto fermo, che non è solo il numero degli assunti ma avere una garanzia occupazionale per tutti i dipendenti diretti e dell’indotto che può passare da un’offerta, a fine piano, di un contratto a tempo indeterminato, al netto dell’esodo incentivato. Non si può lasciare nessuno per strada e chiediamo che sia ben specificato».

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