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Tra elettronica e piano, Frida cresce e cambia sonorità: a Taranto in scena con il vibrafonista Mark Glentworth

floriana tolve

Il tour della talentuosa figlia d’arte di Bollani toccherà quattro teatri pugliesi: il Fusco, il Rossini di Gioia del Colle, il Curci di Barletta, il Vignola di Polignano a Mare

«È uno spettacolo in continua evoluzione, un po’ come me. L’anno scorso raccontavo la fase iniziale del mio cammino: ero sola con il mio pianoforte, come nella cameretta da bambina dove ho sempre improvvisato e suonato. Crescendo ho sentito il bisogno di portare sul palco tutti gli interessi musicali che ho sviluppato nel tempo. Così sono entrati il piano elettrico, le tastiere, l’elettronica. Volevo qualcosa che mi stimolasse creativamente».

C’è un’energia nuova che accompagna il ritorno in Puglia di Frida. Non è più solo la talentuosa figlia d’arte di Stefano Bollani e Petra Magoni che incantava al pianoforte. A quasi 22 anni con il suo Frida Live 2026, con una consapevolezza diversa che lei stessa definisce di «piena maturità artistica», con battiti di cuore e saggezza, si apre a suoni differenti e ad una dimensione più condivisa con il pubblico. Il tour toccherà quattro teatri pugliesi: il Fusco di Taranto (14 marzo ore 21.30), il Rossini di Gioia del Colle (sabato 21 marzo alle 21), il Curci di Barletta (domenica 22 ore 18.30), il Vignola di Polignano a Mare (lunedì 23 alle 21).

Sul set targato 2026 con Frida c’è il vibrafonista londinese Mark Glentworth. «Con Mark, compagno di viaggio, c’è molto affiatamento, suoniamo e componiamo insieme. L’ho conosciuto grazie alla scena musicale britannica. Londra è stata il mio sogno fisso e quando finalmente ci sono andata a 17 anni ho iniziato a frequentare tanti artisti. Il duo pianoforte e vibrafono ha una magia particolare, mi fa pensare a Chick Corea e Gary Burton. Bisogna reinventarsi, altrimenti la vita diventa noiosa» ammette Frida. L’improvvisazione si affianca a brani originali e a un repertorio che omaggia giganti del calibro di Cohen, Dalla, Winehouse, King.

Il tour segna la chiusura di un capitolo durato un quinquennio che culminerà presto nel suo primo disco in studio. Tra i cambiamenti spiccano l’approccio fisico alla scena, l’inserimento di elementi narrativi e teatrali e il contatto con gli spettatori. «Era una cosa che desideravo molto. Io mi sento pianista e cantante e mi piace la vicinanza, poter guardare le persone. Anche se non posso vedere chi ho davanti, sento la loro presenza come se fossimo un gruppo di vecchi amici. Di conseguenza il concerto diventa una esperienza empatica e condivisa».

Dalle solenni atmosfere del Quirinale dinanzi al Presidente Mattarella, fino al boato del pubblico agli Internazionali di Tennis per le finali di Sinner e Paolini, Frida ha imparato che la vera soddisfazione non dipende dalla grandezza dell’evento. «La bellezza è anche catturare l’attenzione in un piccolo locale di Londra» sostiene l’artista.

Il legame con la Puglia è solido e passa anche dal palato. «Mi sono sempre trovata bene, il cibo è ottimo. Nel 2022 dopo un live una signora mi chiese se avessi mangiato, alla fine credo di aver divorato un chilo di ricotta. È uno di quei ricordi che non dimentichi» chiosa Frida.

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