Ha vinto il premio Busoni
Mola di Bari, domenica si esibisce la nuova stella del pianoforte Yifan Wu
Il programma del musicista cinese disegna un arco che dal barocco filtrato dall’Ottocento giunge al Novecento intimista e al romanticismo tedesco
La nuova stella del pianoforte si chiama Yifan Wu. Nato a Shanghai nel 2005, il musicista cinese si è imposto all’attenzione globale vincendo l’ultima edizione del Concorso Pianistico Internazionale Ferruccio Busoni di Bolzano, dove ha conquistato anche il premio del pubblico, suggellando un consenso non solo tecnico ma emotivo. Domenica 1 marzo, alle 19.15, Wu sarà al Teatro van Westerhout per la stagione dell’Agìmus diretta da Piero Rotolo, in esclusiva regionale.
Alla finale del «Busoni» Wu aveva convinto la giuria con un programma che intrecciava Beethoven, Schumann, Bach/Busoni e la contemporaneità di Christopher Bray, rivelando una personalità già definita. A Mola di Bari propone un itinerario altrettanto coerente: dalle Sonate K. 9 e K. 233 di Domenico Scarlatti, la prima nella trascrizione romantica di Carl Tausig, fino ai paesaggi sonori di Federico Mompou e al cuore romantico di Robert Schumann. Nella rilettura di Tausig, la scrittura scarlattiana si addensa di chiaroscuri e tensioni; Mompou, con «La fuente y la campana» ed «El lago», affida al pianoforte un linguaggio di risonanze e silenzi; Schumann, con l’«Arabeske» op. 18 e la Sonata op. 11, chiama in causa ardore, slancio e architettura formale.
Il programma disegna un arco che dal barocco filtrato dall’Ottocento giunge al Novecento intimista e al romanticismo tedesco. Non una sequenza di brani, ma una trama sonora pensata come narrazione. Wu, già premiato al Singapore International Piano Competition, allo Shenzhen International Piano Concerto Competition e al Jacob Flier International Piano Competition, ha debuttato nel marzo 2025 alla Carnegie Hall, consolidando un profilo internazionale. La sua cifra interpretativa è un equilibrio sottile: pianissimi sospesi, forti controllati, cura minuziosa del dettaglio. La tradizione è rispettata ma non imbalsamata. In un tempo che consuma in fretta, il suo pianismo invita all’ascolto lento, restituendo alla musica la sua dimensione più necessaria: quella dell’esperienza.