L’ esperienza vissuta in prima persona, le sensazioni, la testimonianza viva di ciò che ha visto e raccontato attraverso le immagini. Venerdì sera al Teatro Orfeo di Taranto, il giornalista Domenico Iannacone porterà sul palcoscenico la trasposizione teatrale dei suoi racconti televisivi. Il nome del monologo è Che ci faccio qui in scena ed è un viaggio tra gli esclusi, gli invisibili e gli ultimi, spesso ai lasciati ai margini, protagonisti delle sue inchieste giornalistiche. «Avere a disposizione i teatri - ha spiegato Iannacone alla Gazzetta - è come se le storie prendessero forma, attraverso una visuale, una prospettiva diversa: è come se l’elemento sensoriale, vale a dire voce, ma anche il racconto, desse corda e forma nuovamente alla storia e diventasse anche diverso. Ci sono dei momenti in cui racconto le storie attraverso gli odori, come se fossero una specie di traiettoria che mi permette di raccontare le cose da un altro punto di vista».
In parte sviluppate nel programma «Che ci faccio qui» andato in onda su Rai 3, in parte no, le storie portate in scena, anche attraverso l’ausilio di filmati, sono un elemento che permette al giornalista di rompere la quarta parete. «Il racconto dal vivo mi fa entrare in uno spazio fisico in cui io accedo con monologhi con voce. Cosa che in qualche modo la tv mi ha visto fare in maniera molto rarefatta, io parlo pochissimo. Nel programma è come se la storia avanzasse per conto proprio».
Che ci faccio qui in scena è un appuntamento «Nuovi Mondi, il Festival del Viaggio e della Scoperta», organizzato dall’Associazione Contaminazioni/Arti in Transito, guidata dalla direzione artistica di Tiziana Magri, col patrocinio morale del Comune di Taranto e del Centro servizi volontariato, con l’obiettivo di trasformare il palcoscenico in un teatro civile. Ma non solo. «Il teatro - ha raccontato il giornalista - è un luogo di aggregazione che si decide di frequentare, un atto civile di libertà che ti permette di entrare in relazione. Qui c’è uno spazio che mi permette di raccontare perché ho deciso di affrontare certe problematiche e attraversare certi territori come Taranto».
Infatti, quello di Iannacone è un ritorno. Con La voce di Marioha raccontato la storia di Mario Modio, operaio dell’Ilva, che si era ammalato di tumore alle corde vocali e parlava attraverso la voce della moglie Felicetta. La polvere negli occhi, invece, racconta di Alessandro Marescotti e tutti coloro che, lottando, si sono opposti ad uno sviluppo industriale corrosivo. «Taranto - ha detto Iannacone - è una sorta di luogo del cuore. All’interno dello spettacolo il tema dell’ambiente, declinato in tutte le sue forme, prende uno spazio molto importante. È come se la Taranto rappresentasse un tassello che dovevo raccontare e nello spettacolo riemerge con forza». Proprio per questo l’evento ha la collaborazione degli amici del Minibar del progetto «Je Jesche pacce pe te» e di Peacelink.
















