L'intervista
Il vero vincitore di Sanremo è l'«Emigrato» Welo: «Mi scrivono di correggere l'accento salentino: io lo difendo con orgoglio»
Da Surbo alla Città dei Fiori il viaggio della speranza del rapper, con tanto di pasticciotti consegnati a Carlo Conti: la dimostrazione di come una sconfitta si possa trasformare in una grande opportunità
Nella valigia con cui è arrivato a Sanremo, dopo un viaggio della speranza tra vecchie auto rotte, passaggi in treno e pasticciotti da portare a Carlo Conti (missione compiuta) il salentino Welo, all’anagrafe Manuel Mariano, ha portato tre cose. Uno spoiler dal futuro sul vincitore del Festival, uno su un importante feat. estivo che lo coinvolge (entrambi top secret), e una canzone nuova che uscirà nei prossimi mesi e che ha fatto ascoltare in anteprima ai giornalisti. Non avrà superato la finale di Sanremo Giovani, ma il suo Festival l’ha senz’altro vinto: «Emigrato (Italiano)» (Island Records), prodotto da Chef P e Nathys, è diventato jingle ufficiale della kermesse, lo cantano tutti, perfino in sala stampa si battono le mani a tempo a ogni stacco pubblicitario. Ma soprattutto questo giovane di Surbo (Le), classe 1999, sta conquistando la città e il pubblico a casa con la sua genuinità, con l’essere riuscito a trasformare una «sconfitta» in una grande vittoria personale, mettendosi in gioco e sfruttando ogni opportunità qui nella Città dei Fiori (inclusa coreografia virale). La canzone racconta il fenomeno dei cervelli in fuga come necessità concreta, scelta obbligata per cercare un futuro altrove: una storia che non riguarda Welo in persona, visto che ha deciso di rimanere nel suo Salento e darsi da fare per valorizzare il territorio, ma è la storia collettiva dei tanti costretti a lasciare la propria terra, senza smettere di sentirla casa.
Welo, come sta andando questa settimana? Crede sia stato un bene, fino all’ultimo, non arrivare in finale a Sanremo Giovani?
«Sicuramente è andata molto bene, sono contento, mi rendo conto che si tratta di un’occasione enorme. Voglio immaginarlo come un percorso che quando fra molti anni mi guarderò indietro, dopo aver fatto tante cose, sarà per sempre il simbolo dell’inizio di tutto, e mi auguro di una grande carriera».
Sappiamo che per lei è prioritario portare valore alla sua terra, a Lecce ha uno studio in cui accoglie i giovani che sognano di lavorare nella musica, e proprio qui a Sanremo ha fatto un annuncio particolare, un festival musicale per il prossimo giugno...
«Sarà un appuntamento per tutto il capoluogo salentino, alle Cave del Duca: ci sarà una line-up di primissimo livello, sono pronto a ospitare tanti amici. E la cosa che mi rende più orgoglioso è il fatto che non si tratterà di un’occasione esclusivamente musicale: tutti i proventi, infatti, andranno in beneficenza all’ospedale Vito Fazzi. Siamo già in procinto di coinvolgere la Lilt, Lega Italiana per la Lotta ai Tumori, avremo dei partner che svelerò quanto prima. Siamo al lavoro».
Lei è davvero legato alla sua terra, lo sta dimostrando in tutti i modi. Lecce ricambia adeguatamente?
«Sento un supporto enorme, nel Salento c’è una buona parte della mia fanbase e sto ricevendo tantissimo affetto. Mi sembra assurdo, sono tutti felicissimi, la mia famiglia, i miei amici...».
Eppure sui social molti le dicono, ad esempio, che dovrebbe fare «un corso di dizione per togliere l’accento»...
«E io farò tutto il contrario! Lo difendo a spada tratta. Non capisco: perché i napoletani, i romani non lo nascondono? Non lo farò certo io! Non c’è nulla da cambiare, è un simbolo di identità di cui vado molto orgoglioso».
Qual è il suo rapporto con il Festival di Sanremo? Lo guardava?
«Sì, sono diversi anni che lo seguo con attenzione. Rispetto a quel che succede in tv, mi ha colpito tutta l’atmosfera intorno alla città, i tanti eventi affiliati, è un po’ come il Carnevale. Un clima un po’ stancante, ma travolgente».
Insomma, lei alla fine ha dimostrato che non è sempre necessario emigrare per far conoscere la musica ovunque. Che consigli darebbe ai giovani ragazzi che da oggi la prenderanno sicuramente come riferimento?
«Di spingere sempre, non perdere mai di vista l’obiettivo, anche quando gli altri diranno che non è possibile, e invece è l’unica via da intraprendere per realizzare qualcosa».
E Sanremo è il sogno più grande?
«No, ne ho tantissimi altri. Questo è solo l’inizio».