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progetto pilota a foggia

Due ragazzi down
impiegati in albergo

lavoro in albergo

FOGGIA - C’è la disponibilità dell’associazione albergatori, l’interesse di Confcommercio e ci sono loro, quattro ragazzi foggiani con sindrome di down che non vedono l’ora di mettersi alla prova. Con il lavoro, ovvio, che hanno già imparato a svolgere, o che apprenderanno presto. Sono i «Lavoratori a sei stelle» dell’Aipd, l’associazione italiana persone down provinciale, che ieri sera ha presentato a Palazzo Dogana proprio l’esperienza di avviamento al lavoro di persone con sindrome di down, nel caso specifico Antonello e Martina.

«Si sono formati nel settore alberghiero, con un tirocinio in un albergo di Barcellona - dice Anna Fiorella Samele dell’Aipd - è stata un’esperienza entusiasmante per tutti, noi che li abbiamo seguiti e loro che sono stati formati da altri ragazzi con sindrome di down più grandi, impiegati in questo albergo gestito da persone con disabilità». Antonello e Martina, giovani ventenni, hanno superato, oltre alle comprensibili difficoltà di un’attività nuova, anche quelle delle lingua (i loro insegnanti parlavano spagnolo) ed hanno rafforzato il cammino verso l’emancipazione che il lavoro completerà. Si spera trovino posto in un albergo del Gargano, magari già quest’estate. Ma staranno da soli? E verranno pagati? «Non avranno accanto dei tutor - spiega Fiorella - come associazione faremo da ponte tra loro e l’azienda, saremo comunque delle presenze ombra. In quanto alla retribuzione, speriamo di raggiungere un’intesa con gli operatori turistici interessati, per ottenere quanto meno un rimborso spese».

Anche amministratori comunali, provinciali e sindacalisti intervenuti ieri sera avranno un ruolo nel favorire l’inserimento lavorativo di Antonello e Martina e degli altri due giovani con sindrome di down neo-diplomati che li seguiranno nel percorso di formazione. In Capitanata questa esperienza segna una svolta, non ci sono precedenti di persone con sindrome di down-lavoratori, mentre in altre città e province avviene da anni. Emblematico il caso di Italo, il giovane con sindrome di down che proprio l’Aipd ha aiutato ad inserirsi al McDonald’s della stazione Termini di Roma.

Il progetto che darà l’opportunità di lavoro ai quattro ragazzi foggiani è «Lavoriamo in rete», nato per aumentare la consapevolezza delle persone con sindrome di Down sulle proprie potenzialità di futuri lavoratori e sensibilizzare le aziende presenti sul territorio. I percorsi di inserimento lavorativo al Sud, partiti nel gennaio 2015, vedono l’Associazione Italiana Persone Down sostenuta dal finanziamento della Fondazione Con Il Sud.
Coinvolti 13 operatori e 13 sezioni Aipd, con 35 persone con sindrome Down in sei regioni nel Sud e le due isole. In Puglia, con Foggia, ci sono le sezioni di Bari e Lecce.

L’Aipd ha accertato nel 2013 che in 43 delle proprie sezioni, su 1.026 persone con sindrome di down aderenti alla rete, solo 125 (il 12%) lavorano con un regolare contratto. In Italia, nel 2011, rispetto alle 644.029 persone con disabilità iscritte agli elenchi unici del collocamento e ai 37.375 posti disponibili, sono stati realizzati 22.023 avviamenti: di questi 4.761 nel Centro, 2.409 al Sud/ Isole, 14.853 al Nord. Il progetto ha previsto consulenza, informazione e formazione in presenza (incontri di formazione per familiari, percorsi di orientamento e formazione per giovani con sindrome di down) e a distanza (tramite corso online e telefono), azioni di sensibilizzazione del mondo aziendale/istituzionale e monitoraggio e tutoraggio in situazione e l’avvio di nuovi servizi di inserimento lavorativo.

Al di là di cifre e programmi, ciò in cui sperano famiglie ed operatori è un graduale mutamento della mentalità e il lento abbattimento dei pregiudizi che, è inutile negarlo, sono gli ostacoli maggiori. «Ciò che mi ha colpito dell’esperienza a Barcellona - evidenzia non a caso Fiorella Samele - è che nei dépliant dell’albergo non viene specificato che la struttura è gestita da persone con disabilità». L’inserimento lavorativo delle persone con sindrome di down non è un’opportunità terapeutica, questo che il progetto vuole affermare. In Spagna ci sono arrivati da tempo. [a.lang.] 

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