il caso
Foggia, l’ombra del clan dietro l’agguato per recuperare un orologio rubato: ascoltati anche i pentiti
Le dichiarazioni di Francavilla e Pettinicchio sono confluite nell’inchiesta della Dda di Bari sulla gambizzazione di un commerciante, sfociata il 25 marzo nel fermo di 4 foggiani
“Conosco Daniele Barbaro, è un ex ragazzo mio. Nel senso che faceva parte della mia batteria, vi entrò nel 2014/2015. Inizialmente stava vicino a Francesco Sinesi, che appartiene sempre alla stessa famiglia nostra. Quand’eravamo in carcere a Bari, Barbaro mi raccontò che fu lui l’esecutore materiale del tentato omicidio di Pasquale Moretti nel 2007, per conto di Francesco Sinesi. Non agì da solo ma insieme a un altro, però non mi disse chi era”.
L’ha raccontato alla Direzione distrettuale antimafia di Bari Giuseppe Francavilla, 48 anni, foggiano, per vent’anni al vertice del clan Sinesi/Francavilla della “Società”, prima di pentirsi a gennaio 2024. Le sue dichiarazioni sono confluite nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bari, squadra mobile di Foggia e carabinieri sulla gambizzazione di un commerciante avvenuta in città la sera del 14 marzo, sfociata il 25 marzo nel fermo di 4 foggiani. Daniele Barbaro, 35 anni; Ciro Spinelli, 40 anni; il cognato Luca Pompilio, 34 anni; e Giuseppe Bruno, 18 anni, sono accusati a vario titolo di tentata estorsione, lesioni e armi aggravati dal metodo mafioso.
Secondo l’accusa, i 4 indiziati avrebbero minacciato e imposto alla vittima di recuperare e restituire un orologio “Patek Philippe” del valore di 160mila rapinato a Foggia il 14 marzo a un commerciante molisano. Barbaro, su incarico di malavitosi cerignolani interessati a recuperare l’orologio per conto del rapinato, avrebbe pattuito una somma di 50/80mila euro per la sua mediazione finalizzata alla restituzione; e avrebbe dato l’ordine a Spinelli di sparare alla gamba del commerciante foggiano quella stessa sera del 14 marzo, quando la parte offesa negò di essere in possesso del “Patek Philippe”. Barbaro, detenuto ininterrottamente dal settembre 2008 per una serie di condanne per mafia, armi, droga per reati commessi sin da quando era un ragazzo, è stato fermato a Campomarino dov’era agli arresti domiciliari in seguito a una condanna a 4 anni e 6 mesi inflitta perché il 19 luglio 2025 fu arrestato (mentre era ai domiciliari per armi) a Foggia per possesso di oltre 6 chili di hashish. Vista la sua affiliazione alla “Società” la Dda ha chiesto a Giuseppe Francavilla e al montanaro Matteo Pettinicchio, ex numero 2 del clan Li Bergolis del Gargano pentitosi a gennaio 2025, se conoscano Barbaro.
L’interrogatorio di Francavilla ha così riguardato la guerra di mafia della primavera/estate 2007 tra i Sinesi/Francavilla e i Moretti/Pellegrino. La sera del 16 luglio due sicari al rione Candelaro spararono contro Pasquale Moretti (mafioso, figlio di Rocco e col padre al vertice dell’omonimo clan: è di nuovo in carcere dal novembre 2020) che era in auto e riuscì a scappare a piedi, cavandosela con una ferita alla gamba. Mai individuati esecutori dell’agguato e mandante. Anche se i sospetti su chi avesse dato l’ordine ricaddero su Francesco Sinesi (di nuovo in cella dal 2016, è il figlio del boss Roberto). Tanto che lo stesso Pasquale Moretti e altri esponenti del clan cercarono inutilmente di rintracciarlo in quell’estate 2007 per ammazzarlo. Barbaro all’epoca dell’agguato fallito a Moretti aveva 16 anni; non è stato mai accusato del ferimento. A dire di Francavilla, invece sarebbe stato lo stesso Barbaro a confidargli in carcere d’aver fatto fuoco contro Moretti. “Gli sparò per conto di Francesco Sinesi. Mi disse che la sera del ferimento Francesco Sinesi e Pasquale Moretti erano andati a una festa insieme perché sono imparentati. Barbaro mi disse che come Moretti scendeva da questa festa, gli doveva sparare. Non riuscì nell’intento perché Moretti fu più scaltro, e se ne scappò. Se vide Barbaro? Penso di no. Dopo questo tentato omicidio il gruppo Moretti si organizzò per cercare Francesco Sinesi ma non l’hanno mai preso”. A dire di Francavilla, inoltre Barbaro “ce l’ha a morte con Leonardo Gesualdo” (presunto esponente del clan Moretti/Pellegrino catturato il 7 ottobre 2025 dopo 5 anni di latitanza) “perché lo ritiene responsabile dell’omicidio dello zio Alessandro Scrocco”, detenuto in semilibertà che scontava una condanna per omicidio, ammazzato davanti al carcere di Foggia la sera del 17 maggio 2017 da due killer rimasti ignoti.
Anche a sentire Pettinicchio, Barbaro (che il pentito chiama Barbarino) “voleva ammazzare Gesualdo per vendicare lo zio Scrocco. Io non lo conosco Barbaro, ma Giuseppe Francavilla quando Barbaro fu scarcerato nel 2023 voleva mandarlo a casa mia. Francavilla era detenuto a Siracusa, io a Lanciano; si sentiva tutti i giorni al telefonino con Barbarino che stava nel carcere di Saluzzo, e poi si sentiva anche con me. Mi disse: ‘vedi che deve uscire un mio amico; gli ho detto che deve venire solo a casa tua’. Barbarino però appena scarcerato da Saluzzo fu arrestato perché era armato. A casa mia non c’è poi venuto, anche perché non sono stato più scarcerato”.