il blitz
Video, droni e una confessione: così la Polizia ha incastrato la banda dei foggiani a Vignola I NOMI
Da otto giorni i quattordici erano pedinati: la Procura di Chieti indagava da tempo sui malviventi che stavano preparando l'assalto sull’autostrada A/1 vicino Bologna
Da 8 giorni la Polizia pedinava e monitorava anche con droni i movimenti di alcuni presunti componenti della banda di rapinatori sgominata nel blitz del pomeriggio del 18 marzo a Vignola nelle campagne del modenese, poco prima che i banditi armati di mitra Kalashnikov e bombe entrassero in azione per assaltare sull’autostrada del sole un furgone della “Battistolli” partito da Paderno Dugnano (Milano) e diretto a Bologna con un carico di contante. Emerge dagli atti d’indagine depositati dall’accusa a disposizione di indiziati e difensori, dell’inchiesta coordinata dalle Procure di Modena e Chieti che ha portato all’arresto in flagranza di 14 persone accusate di tentata rapina aggravata, porto e detenzione illegale di armi da guerra e di esplosivo, ricettazione e riciclaggio di veicoli.
Chi sono - Si tratta dei foggiani Luigi Perdonò, 64 anni; del fratello Antonio Perdonò (54); Andrea Baratto (46); dei cerignolani Rocco Prudente (53); Paolo Schiavulli (29); Giuseppe Bruno (27); Matteo Cannone (29); Antonio Sciusco (23); Antonio Casamassima: e Emiliano Smakai (24), albanese residente a Cerignola; il sanseverese Carmine Delli Calici (43); di Carmine Di Benedetto (60) salernitano residente in provincia di Modena, proprietario del terreno a Vignola usato come base logistica; degli albanesi Alban Zenel (33); Jurgen Xhixha di 33 anni. Interrogati sabato mattina nel carcere di Modena dal gip Andrea Scarpa si sono avvalsi quasi tutti della facoltà di non rispondere alle domande.
La confessione - Tra gli elementi d’accusa anche la confessione resa ai pm di Modena e Chieti la sera del blitz da Di Benedetto, ceramista, che ha anche consegnato un memoriale. Alla presenza del difensore, ha raccontato d’essere stato contattato Il 16 marzo da due sconosciuti che gli hanno offerto 250mila euro per affittare il suo terreno, dicendogli che intendevano utilizzarlo per parcheggiare un camion e delle auto. Di Benedetto ha poi ammesso d’aver sentito 24 ore prima del blitz alcuni coindagati parlare di un assalto a un portavalori. E di aver accompagnato alcuni presunti complici a Maranello a rubare un furgone e due auto.
I sopralluoghi - Non c’è nulla di casuale nel blitz, perché la Procura di Chieti indagava da tempo su una banda che preparava un assalto sull’autostrada A/1 vicino Bologna. Già il 10 marzo cominciarono i pedinamenti di 2 indiziati, il cerignolano Antonio Sciusco e l’albanese Emiliano Smakai pure residente nel centro del basso Tavoliere, intercettati in un ristorante di Rimini. A bordo di una “Opel Frontera” furono seguiti a Bologna dove transitarono più volte vicino alla filiale dell’istituto di vigilanza “Battistolli”; quindi l’11 marzo recarsi a Paderno Dugnano dove c’è un’altra sede dell’istituto di vigilanza; per poi tornare in giornata a Cerignola.
Il blitz – Per quanto ricostruito dalla Polizia “dalle attività investigative” (video, intercettazioni, gps su alcune auto) “è emerso che i sopralluoghi erano terminati; e che il gruppo fosse pronto a colpire il 18 marzo, perché quel giorno era previsto un transito di furgoni della Battistolli da Paderno Dugnano a Bologna”. La banda si doveva radunare - dice la Polizia - la mattina del 18 marzo in un terreno di Vignola, vicino Modena, quello per il cui fitto erano stati offerti 250mila al proprietario Di Benedetto. Decine e decine di agenti si sono così appostati in zona, monitorata da un drone. All’alba è arrivato uno dei sospettati, il cerignolano Matteo Cannone, con un camion bianco da cui insieme ad altri presunti complici ha scaricato vari oggetti tra cui taniche di benzina; un borsone dove poi sono stati trovati 4 Kalashnikov. Quando poi alle 16 sono state notate una quindicina di persone nel terreno, gli agenti sono intervenuti. La fuga nei campi si è conclusa con l’arresto di 13 sospettati, mentre Di Benedetto è stato rintracciato poco dopo nella sua abitazione.
I sequestri - Sequestrati 6 Kalashnikov (4 nel borsone, 1 nel frutteto vicino al terreno, 1 l’aveva l’albanese Alban Zeneli); 9 caricatori; 2 ordigni con miccia a lenta combustione, da usare per far saltare il portellone del blindato; 8 auto e furgoni rubati (3 Maserati, 3 “Giuliette”, 1 Croma, un Iveco con rimorchio); 1 jammer per disturbare le frequenze; 2 taniche di benzina; 4 secchi con chiodi a 3 punte per disseminare la strada teatro dell’assalto e bloccare gli inseguitori; 3 giubbotti antiproiettili; 6 ricetrasmittenti; flessibile e sega circolare per tagliare il portellone del furgone; 11 telefonini; torce, guanti, passamontagna, scaldacollo, sottocaschi, giacconi, berretti.