mafia
Foggia, arrestato con le armi in casa uno dei cassieri del clan: è uno degli scissionisti della Società
Il 39enne, estorsore e presunto mafioso, libero da 8 mesi dopo una lunga detenzione, si è avvalso della facoltà di non rispondere nell’interrogatorio di convalida
Quando l’altro giorno si è trovato davanti alla porta di casa al palazzo Onpi di corso del Mezzogiorno poliziotti e carabinieri, Benito Palumbo, 39 anni, foggiano, estorsore e presunto mafioso, libero da 8 mesi dopo una lunga detenzione, ha spontaneamente consegnato il marsupio con una pistola calibro 9 con 1 colpo in canna e 6 nel caricatore; ed è stato arrestato in flagranza. Quando poi ieri mattina in carcere si è trovato davanti al gip Loretta Plantone che voleva chiedergli perché custodisse l’arma, Palumbo si è avvalso della facoltà di non rispondere nell’interrogatorio di convalida. Il pm contesta la detenzione e la ricettazione di una pistola marca Gisan, e chiede che l’indagato resti in carcere; il difensore sollecita i domiciliari; il giudice ha disposto il carcere.
Era tornato libero la scorsa estate Benito Palumbo, avendo scontato quasi interamente la condanna a 5 anni per mafia inflitta il 12 settembre 2025 a Bari nel processo d’appello “Decimabis” alla mafia del pizzo, accusa per la quale fu arrestato il 16 novembre 2020 nel blitz contrassegnato dall’emissione di 44 ordinanze cautelari (8 anni in primo grado). La Dda gli contesta di far parte della “Società foggiana” col compito “di supportare il sodalizio nella fase esecutiva dell’attività estorsiva, con riferimento alla richiesta e alla riscossione delle tangenti nonché alla consegna dei proventi destinati al mantenimento degli associati”.
Contro Palumbo in “Decimabis” ci sono le accuse dei pentiti Giuseppe Folliero e Carlo Verderosa. Quest’ultimo inserì Benito Palumbo nel gruppo di una decina di giovani foggiani scissionisti dal clan Sinesi/Francavilla che nel 2018 “si stavano facendo il clan per conto loro. Perché la scissione? Perché se mangi sempre tu, la gente cresce. Io sparo per te e tu mangi, allora la gente cresce e si fa i gruppi per i fatti loro”.
Di quel vento di scissione c’è traccia anche nell’indagine di Dda e squadra mobile contro il racket sfociata nel blitz del 27 maggio 2019 con l’arresto di 8 foggiani tra cui Benito Palumbo, condannato a 5 anni (8 anni in primo grado) per concorso in 2 estorsioni aggravate dalla mafiosità a un barista costretto a versare 22mila euro tra soldi e sigarette gratis; e un autodemolitore che pagava un pizzo mensile di 300 euro, oltre a 5mila euro di una tantum. Quell’indagine prese le mosse dall’inchiesta sull’omicidio di Rodolfo Bruno, cassiere del clan Moretti, assassinato da 3 killer ancora impuniti il 16 novembre 2018; omicidio di mafia di cui furono sospettati, e mai incriminati, alcuni degli scissionisti. La morte di Rodolfo Bruno creò un clima di tensione tra i clan della “Società” con una serie di agguati progettati, falliti, o sventati. Proprio Benito Palumbo - stando alle intercettazioni dell’inchiesta - avrebbe rischiato d’essere ammazzato il 21 gennaio 2019 quando i killer lo cercarono all’Onpi senza trovarlo.