Mercoledì 18 Marzo 2026 | 15:57

Chiesti tre anni per Gesualdo, l’ultimo latitante della Società Foggiana

Chiesti tre anni per Gesualdo, l’ultimo latitante della Società Foggiana

Chiesti tre anni per Gesualdo, l’ultimo latitante della Società Foggiana

 
Chiesti tre anni per Gesualdo, l’ultimo latitante della Società Foggiana

Era sfuggito all’arresto il 16 novembre 2020 nel blitz Decimabis contro la mafia del pizzo: nessun esponente è stato latitante per così tanto tempo

Mercoledì 18 Marzo 2026, 13:54

Il pm ha chiesto la condanna a 3 anni di Leonardo Gesualdo, quarantenne foggiano detto “u’ vavos’”, presunto mafioso del clan Moretti/Pellegrino/Lanza, accusato di detenzione e ricettazione della pistola sequestrata nel covo alla periferia di Foggia dove fu catturato all’alba del 7 ottobre 2025 dopo quasi 5 anni di latitanza. Era sfuggito all’arresto il 16 novembre 2020 nel blitz “Decimabis” contro la mafia del pizzo: nessun esponente della “Società foggiana” è stato latitante per così tanto tempo. Il processo abbreviato per il possesso della pistola si celebra davanti al gup Armando Dello Iacovo che emetterà la sentenza tra un mese. Gesualdo ha assistito all’udienza in videoconferenza dal carcere di Caltanissetta. I difensori, gli avv. Michele Santino e Antonio Pedarra, hanno chiesto al gup di escludere la recidiva, concedere all’imputato le attenuanti generiche e condannarlo al minimo della pena anche in considerazione della riduzione di un terzo prevista dall’abbreviato.

Al momento Gesualdo è detenuto per il possesso della pistola e per l’accusa di mafia in “Decimabis” cui è seguita la condanna a 12 anni in primo grado (in corso l’appello a Bari). E’ stato riconosciuto colpevole quale presunto affiliato alla Società “col compito di supportare il sodalizio nella fase esecutiva dell’attività estorsiva, con riferimento alla richiesta e alla riscossione delle tangenti nonché alla consegna dei proventi destinati al mantenimento degli associati”. Lui si dice innocente.

La condanna per mafia poggia essenzialmente sulle rivelazioni di pentiti, che hanno descritto Gesualdo come un affiliato al gruppo Moretti che riceveva uno stipendio mensile di 750 euro. Carlo Verderosa, che collabora con la Giustizia dal dicembre 2019 dopo aver fatto parte per 8 anni della batteria Moretti, si riferì a Gesualdo come una persona cui “piace sparare più che prendere la droga o fare estorsioni. Lui prendeva lo stipendio occupandosi esclusivamente di omicidi. Lo so perché l’ho visto sparare, avendolo accompagnato in un omicidio”. Il riferimento del pentito è all’agguato del 24 giugno 2011 in cui venne ucciso il boss Michele (Lilino) Mansueto, assassinato in via XXV Aprile da due killer in moto. Peraltro ed è bene rimarcarlo la chiamata di correità di Verderosa è rimasta senza riscontri, essendo trascorsi oltre 6 anni dalle sue rivelazioni senza essere arrivati a incriminare Gesualdo. Che fu già assolto per 1 omicidio e un tentato omicidio collegati alla guerra di mafia del 2011 (la morte di Claudio Soccio, l’agguato fallito a Francesco Pesante); e fu assolto anche per l’omicidio a scopo di rapina di Antonio Cassitti, dipendente della Tnt spedizioni ammazzato nella sede della ditta il 17 novembre 2005.

Inoltre Gesualdo al momento è indagato a piede libero per il tentato omicidio di Ivan Narciso, malavitoso contiguo alla “Società”, ferito da una fucilata alla spalla davanti casa il 22 ottobre 2022. Dopo la cattura di Gesualdo, la Dda ha disposto di comparare il suo dna con quello del sicario che dopo aver sparato a Narciso fuggì in auto, causò un incidente stradale mortale, si fece male, abbandonò il fucile e la macchina dove furono repertate tracce di sangue del killer in fuga. Non è ancora noto l’esito della comparazione.

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