l'indagine

«Poco asfalto e lavori fatti male»: nel Foggiano sigilli a 12 cantieri

Filippo Santigliano

La scorsa settimana la Finanza ha sequestrato 700mila euro trovati nei sacchetti di carta in casa dell’imprenditore Caroprese e della moglie Di Maio

I reati ipotizzati a vario titolo sono truffa, frode nelle pubbliche forniture, turbativa d’asta, falsità ideologica del pubblico ufficiale in atto pubblico, subappalti non autorizzati, violazione di norme ambientali per fatti avvenuti nel 2024/2025. Ed ora il pm della procura di Foggia che coordina le indagini, Giuseppe Mongelli, ha anche disposto il sequestro dei 12 cantieri oggetto d’indagine in altrettanti paesi della provincia di Foggia, nominando i sindaci quali custodi, «per eseguire accertamenti sui lavori effettivamente realizzati e confrontarli con i progetti approvati».

Sotto la lente di pm e investigatori (l’indagine è condotta dalla Guardia di Finanza) 9 appalti in altrettanti Comuni, relativi per lo più a rifacimento o ammodernamento di strade.

A dire dell’accusa, nel cantiere di Coppa Casarinelli a San Marco in Lamis dove fu appaltata «la messa in opera di misure di prevenzione nell’ex discarica», sarebbe stata «falsamente attestata la sospensione dei lavori per evitare penali per la consegna tardiva dei lavori, che in realtà proseguirono». Inoltre alcuni degli indagati, in particolare l'imprenditore Giuseppe Caroprese in concorso con Andrea Sassano e Antonio La Marra, nell’eseguire lavori di manutenzione di una strada di Apricena avrebbero  «posto in opera solo 3 centimetri di asfalto a fronte dei 5 di spessore previsti dal capitolato d’appalto, utilizzando meno della metà del materiale previsto, il che ha comportato un notevole guadagno per le imprese». Ad Alberona - prosegue l’atto d’accusa - «le opere di messa in sicurezza della strada provinciale 130 sono state illecitamente subappaltate a un’impresa non autorizzata riconducibile a Aurelio Agresti». A Torremaggiore «oltre a aver riscontrato un subappalto non autorizzato dell’impresa di Caroprese, i finanzieri hanno osservato come fosse proprio lui a guidare i tecnici della società di collaudo nei punti dove eseguire carotaggi e campionature».

A Mattinata in relazione all’ammodernamento della strada comunale Monte Barone, «oltre a aver riscontrato un subappalto non autorizzato dell’impresa di Caroprese, si è osservata l’omessa fresatura dell’asfalto preesistente». A Deliceto in alcuni punti l’asfalto da rifare della strada comunale Aportina «aveva uno spessore di 1/2 centimetri». A Roseto Valfortore indagando sull’appalto per ammodernare la strada comunale Vallone Cupo «si è accertato che il manto stradale sebbene da poco realizzato era sconnesso con piccoli avvallamenti; e in alcuni tratti aveva uno spessore di 1 /2 centimetri». Stessi problemi, asfalto di pochi centimetri, riscontrato a San Nicandro Garganico dove fu ammodernata l’ex provinciale 41. A Poggio Imperiale occhi puntati sull’appalto per la circumvallazione: sarebbero stati riscontrati lavori difformi dal progetto. A Candela, infine, sarebbe stata accertata «un’attività di gestione illecita di rifiuti, mediante mezzi che non erano iscritti nell’albo dei gestori ambientali».

Nel corso delle indagini e perquisendo uffici e abitazioni, pm e finanzieri cercavano eventuale, ipotetica «documentazione parallela e non ufficiale delle opere realizzate, diversa da quella depositata presso gli uffici tecnici; documentazione contabile parallela e non ufficiale sui costi effettivi delle spese, ovvero l’indebito profitto derivato dal risparmio; appunti e documentazione extracontabile relativa ad accordi tra gli indagati in relazione ai lavori realizzati in subappalti non autorizzati; denaro contante riconducibile a accordi tra gli indiziati; telefonini e computer in uso a Caroprese, la moglie e Mendolicchio». In casa dell’imprenditore Caroprese e della moglie Rita De Maio, destinatari del decreto di perquisizione insieme al dirigente Tullio Daniele Mendolicchio, sono stati sequestrati 700mila euro in contanti. I legali delle imprese hanno annunciato la presentazione di ricorsi contro il decreto di sequestro firmato dal pm.

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