criminalità

Omicidio Mastropasqua, a Foggia a processo il reo confesso Romano

Il gup ha rigettato il giudizio abbreviato perché il delitto fu premeditato

Rinviato a giudizio per omicidio premeditato, sarà processato in corte d’assise dal prossimo 10 aprile Donato Romano, 45 anni, muratore foggiano incensurato. E’ accusato d’aver ucciso con un colpo di pistola al collo Giovanni Mastropasqua, detto Gino, fruttivendolo di 50 anni, già noto alla Giustizia. Fu assassinato all’interno della sua auto “Smart” la mattina del 25 giugno 2025 in via Zuretti. Delitto filmato dalle telecamere, il che consentì a squadra mobile e carabinieri di identificare subito il presunto assassino arrestato poco dopo. Movente, un credito vantato dalla vittima.

Il gup Odette Eronia ieri pomeriggio dopo l’interrogatorio chiesto dall’imputato che ha ribadito la confessione resa quando fu arrestato, ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio del pm Antonio Franzese e dell’avv. Ettore Censano costituitosi parte civile per figli, compagna e ex moglie della vittima. Il difensore, l’avv. Monica Scaglione, chiedeva l’esclusione della premeditazione e il processo abbreviato davanti allo stesso gup con conseguente riduzione di un terzo della pena. Istanza respinta dal giudice perché l’aggravante della premeditazione prevede in linea edittale l’ergastolo, ostativo all’abbreviato.

Ieri pomeriggio rispondendo per 40 minuti alle domande di gup, pm e avvocati, Romano ha confermato sia pure con una serie di distinguo le confessioni rese alle forze dell’ordine al momento del fermo; e 2 giorni dopo al gip. Ha ribadito d’aver sparato perché aveva paura e si sentiva minacciato dalla vittima che avrebbe preteso il triplo dei soldi prestati due mesi prima. Stando alla versione difensiva, a aprile 2025 Mastropasqua si propose di aiutarlo, prestandogli 1500 euro per acquistare attrezzi di lavoro. L’accordo prevedeva la restituzione entro un mese di 1900 euro comprensivi di interessi. Invece Mastropasqua dopo 10 giorni avrebbe chiesto i primi 500 euro, lui glieli diede. Seguirono altre richieste di soldi accompagnate da minacce; il debito salì a 4500 euro che lui non poteva saldare. Il giorno del delitto imputato e vittima si incontrarono; ci fu una discussione all’interno dell’utilitaria di Mastropasqua; Romano sparò un solo colpo alla cieca e per paura. Pm e parte civile replicano che il muratore si presentò all’appuntamento armato per uccidere il creditore: da qui la premeditazione. E l’avv. Censano rimarca che non ci fu alcuna minaccia di Mastropasqua, tantomeno pretese di interessi usurari: il fruttivendolo prestò i soldi per mera amicizia.

Se nelle prime 2 confessioni Romano disse d’aver acquistato l’arma del delitto quella mattina da uno sconosciuto al mercato Rosati, ieri pomeriggio ha rettificato dicendo che deteneva 2 pistole sin dal 2019: una gli fu sequestrata, l’altra (quella usata per uccidere) non venne trovata. Romano ha sostenuto che fu Mastropasqua a fissargli tramite un familiare l’appuntamento il giorno del delitto. Si incontrarono davanti alle Poste per mostrargli al Bancoposta di non avere i soldi chiesti; quindi si spostarono in auto in via Zuretti. Romano ha detto che la pistola ce l’aveva smontata nel marsupio, l’aveva portata sé per timore. Ci fu una discussione nella Smart; i due scesero dall’auto. Mastropasqua gli avrebbe detto “ma veramente vuoi chiamare Gesù Cristo?” frase che avrebbe pronunciato già in altre occasioni e interpretata come una minaccia. Fu in quel momento che Romano montò l’arma sulla capote dell’utilitaria. Risalì nell’auto dove aveva preso posto anche il fruttivendolo; e pensando tra sé e sé “ora te lo faccio conoscere io Gesù Cristo”, fece fuoco. Ma se era vittima di minacce e richieste usurarie - gli ha domandato l’avv. Censano di parte civile - perché non denunciò Mastropasqua? Non lo fece per orgoglio, la risposta di Romano.

Vista la confessione, il processo in assise ruoterà sulla pena da infliggere. L’avv. Scaglione insisterà nell’esclusione dell’aggravante, con conseguente ammissione del rito abbreviato. Non c’è premeditazione - argomenta il difensore - perché fu Mastropasqua a fissare l’appuntamento a Romano la mattina del giorno del delitto, non viceversa. E se davvero l’imputato aveva premeditato di far fuori il creditore - aggiunge l’avv. Scaglione - come mai si presentò all’appuntamento con la pistola smontata e montata solo pochi istanti prima di sparare, come mostra il video dell’omicidio?

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