inchiesta «Grande carro»

Mafia, armi e l'assalto ai fondi Ue per l’agricoltura: definitive sei condanne per la costola della «Società foggiana»

Grazie alla complicità di funzionari pubblici e professionisti, riciclavano soldi sporchi con investimenti in Italia e all’estero, miravano ad appalti pubblici e privati e altro ancora...

La Corte di Cassazione ha reso definitive 6 condanne a oltre 57 anni di reclusione per mafia, estorsioni, armi, incendi, danneggiamenti, truffa, falso, trasferimento fraudolento di valori. Il sigillo della Suprema Corte certifica che quella individuata dall’inchiesta «Grande carro» di Dda e Ros, è un’associazione mafiosa collegata alla «Società foggiana». Un clan che alle tradizionali estorsioni, core business della mafia cittadina, abbinava truffe per lucrare sui contributi per l’agricoltura erogati da Regione Puglia e Unione europea, grazie alla complicità di funzionari pubblici e professionisti; riciclava soldi sporchi con investimenti in Italia e all’estero; mirava a appalti pubblici e privati; aveva interessi nel settore edilizio, del movimento terra, della ristorazione e delle scommesse; puntava anche a procurare voti alle elezioni, convogliandoli su candidati vicini all’organizzazione.

La seconda sezione della Cassazione ha stralciato una posizione, rigettato i ricorsi di 6 condannati (si veda elenco a fianco) e quindi confermato la sentenza pronunciata il 30 gennaio 2025 dalla Corte d’appello di Bari.

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