Femminicidio
Foggia, resta in carcere Tariq El Mefeddel, l’assassino della cuoca marocchina Hata Fatimi
La 47enne fu uccisa a coltellate davanti alla sua abitazione dall’ex compagno che aveva lasciato un anno prima ritenendolo violento e geloso e lo aveva denunciato perché la perseguitava
Scarcerazione soltanto virtuale per Tariq El Mefeddel, il marocchino di 46 anni in cella dall’8 agosto 2025 che torna libero per le accuse di violenza privata e stalking, ma resta in carcere per quella di omicidio aggravato dell’ex compagna e connazionale Hata Fatimi, la cuoca di 47 anni che lavorava e viveva a Foggia uccisa a coltellate davanti casa la notte del 7 agosto di un anno fa. La donna aveva lasciato un anno prima il compagno ritenendolo violento e geloso; e lo aveva denunciato nell’aprile 2025 perché la perseguitava, minacciandola di morte se non fosse tornata con lui.
E’ stato il pm Vincenzo Maria Bafundi a chiedere e ottenere dal gip Carlo Protano la scarcerazione di El Mefeddel in relazione alle accuse di stalking e violenza privata. Alla base della richiesta della Procura c’è “la condotta regolare mantenuta dall’indagato nel corso della detenzione carceraria. Alla luce del contegno regolare assunto dall’indagato nel corso della sua restrizione in carcere e del notevole decorso del tempo” (7 mesi) “le esigenze cautelari possono ritenersi ormai estinte rispetto ai reati di violenza privata e atti persecutori”. Argomentazioni condivise dal gip dopo “aver preso atto che l’indagato rimane comunque in carcere per omicidio”: da qui la scarcerazione virtuale.
Sono 4 le ordinanze cautelari notificate nell’arco di un mese, tra luglio e agosto 2025, a El Mefeddel. Il gip di Foggia il 10 luglio su richiesta della Procura che contestava a El Mefeddel lo stalking ai danni dell’ex compagna, ne dispose il divieto di dimora a Foggia: fu impossibile in quella circostanza applicargli il braccialetto elettronico per monitorarne gli spostamenti in quanto l’uomo viveva in un casolare privo di elettricità. Questa prima ordinanza fu notificata a El Mefeddel a Caserta il 15 luglio. Nonostante il divieto di tornare nel capoluogo dauno, il marocchino - secondo la ricostruzione accusatoria - continuò a perseguitare l’ex compagna, tanto che la Procura chiese e ottenne dal gip di Foggia una seconda ordinanza cautelare firmata il 28 luglio che dispose il carcere per il presunto stalker.
El Mefeddel non fu però rintracciato e catturato. Era quindi ricercato da 10 giorni quando la notte del 7 agosto avrebbe ucciso a coltellate Hayat Fatimi davanti a casa di lei in vico Cibele. Poi la fuga da Foggia durata meno di 10 ore. La mattina dell’8 agosto i carabinieri lo individuarono a Roma vicino la stazione, e lo fermarono con i vestiti ancora sporchi di sangue della vittima, ipotizza l’accusa. Al sospettato venne quindi notificata l’ordinanza cautelare del 28 luglio, oltre a essere fermato per omicidio. Due giorni dopo il gip di Roma convalidò il fermo per omicidio e dispose che il presunto assassino rimanesse in carcere, terza ordinanza cautelare. Provvedimento confermato qualche giorno dopo dal gip di Foggia (4° ordinanza) cui furono trasmessi gli atti per competenza territoriale. Negli interrogatori davanti ai gip di Roma prima e Foggia dopo Tariq El Mefeddel si avvalse della facoltà di non rispondere. Adesso è stato scarcerato per i reati di violenza privata e stalking; resta in cella per omicidio aggravato sia dalla premeditazione sia “per essere stato commesso dall’autore del delitto di atti persecutori”.
La prova regina contro l’uomo difeso dagli avv. Margherita Matrella e Antonio Gabrieli, è la disperata richiesta d’aiuto al 113 vittima: il poliziotto assistette in diretta telefonica all’omicidio. “Io ho la minaccia di uno, un ragazzo marocchino come me” disse Hayat Fatimi al telefono “che mi seguiva tutti i giorni, lui però ha il divieto che non può entrare a Foggia. Mi minacciava sempre. Mo’ tutti i giorni viene a casa mia, io lo caccio ma lui viene lo stesso. Adesso sta correndo dietro di me. Lui sta dietro di me. Sta arrivando…” le ultime parole della cuoca, seguite dalle urla di lei e dal rumore delle coltellate inferte.
Agli atti dell’inchiesta ci sono le denunce sporte dalla vittima contro l’ex compagno che la perseguitava con telefonata, messaggi, presentandosi a casa e sul luogo di lavoro di lei, minacciandola di morte. “Giuro che ti ucciderò, preparati a passare la tua estate da Dio: saluta la tua vita. Se non mi vuoi, ti ucciderò. Ti dico solo due parole: o sarai mia e ti comporti bene con me, o ti uccido per noi due, poi finirò anche la mia vita. Non ti ucciderò e andrò in galera; no, ti uccido e mi uccido. Ci vediamo da Dio”.