le indagini
Foggia, visionati i filmati per far luce sull’omicidio Moretti. Due ore prima aveva firmato in Questura
Nella ricostruzione della dinamica dell’agguato ci sono due elementi da capire: se Moretti è stato seguito dai killer oppure se gli stessi sono sbucati all’improvviso da via Ciano
La squadra mobile della Questura di Foggia continua a visionare decine di filmati per ricostruire il tragitto percorso giovedì sera 15 gennaio da Alessandro Moretti, 34 anni, nipote del boss Rocco, che percorreva via Sant’Antonio in direzione di porta Manfredonia; e di chi magari l’ha pedinato, dando il segnale di via libera al killer o ai killer che in moto o in auto l’ha affiancato crivellandolo con 8/9 colpi di pistola calibro 7.65. L’autopsia che sarà svolta nelle prossime ore fornirà un quadro più esaustivo dell’agguato ai magistrati della Dda di Bari che si occupano del caso. Subito dopo la Direzione distrettuale antimafia darà il nulla osta per i funerali di Moretti che - anche se non c’è ancora la certezza - si svolgeranno in forma strettamente privata secondo le indicazioni che saranno date dal Questore di Foggia.
Nella ricostruzione della dinamica dell’agguato ci sono due elementi da capire: se Moretti è stato seguito dai killer oppure se gli stessi sono sbucati all’improvviso da via Ciano (interseca con coin Sant’Antonio) ed hanno fatto fuoco non appena hanno avuto il via libera da chi pedinava Moretti.
Di sicuro chi indaga, ad iniziare dalla direzione distrettuale antimafia, ha un solo obiettivo, ovvero fermare sul nascere la possibile nuova, ennesima guerra di mafia. Per farlo bisogna prima di tutto capire il contesto in cui è maturato l’agguato oltre dhe dare la caccia a mandanti e esecutore/esecutori dell’omicidio del nipote del boss Rocco.
Alessandro Moretti scontate le condanne, era libero da oltre un anno, sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di firma in Questura dove si era recato alle 18 di giovedì, due ore prima d’essere assassinato. Colpendo lui, si è abbattuto un elemento di vertice del clan. Chi ha dato l’ordine? E perché? Gli storici rivali del gruppo Sinesi/Francavilla? O nelle batterie tornano a soffiare venti di scissione, come avvenne ad esempio nel 2018 nel gruppo Sinesi/Francavilla, e non tutti accettano accordi e tregue tra i gruppi? Quanto al movente, la mafia foggiana uccide essenzialmente per soldi quando la spartenza non soddisfa tutti.
In ogni caso chi ha dato l’ordine di eliminarlo, ha colpito in alto sia per il peso specifico della vittima come emerso in recenti indagini - Moretti ha scontato 10 anni e mezzo in seguito alle condanne prima nel blitz Ripristino del gennaio 2016 contro il clan Moretti che si armò durante la guerra del 2015/2016 contro i Sinesi/Francavilla; quindi nell’inchiesta Decimazione del novembre 2018 contro la mafia del pizzo - sia per il nome.
Mai un Moretti, famiglia da tre generazioni ai vertici della omonima batteria della “Società foggiana”, era stato ucciso in quarant’anni e 7 guerre tra clan della storia della criminalità organizzata di Foggia.
E nelle logiche criminali la morte “Sassolino”, così veniva chiamato Alessandro Moretti, richiama la vendetta ed “esige” di rispondere al sangue col sangue per non mostrare segni di debolezza e cedimento. Per questo i timori di una nuova guerra sono fondati.