lo zio Rocco è in carcere da anni

Foggia, omicidio Moretti; a 34 anni «Sassolino» era già uomo di peso

Così scriveva il gip di Bari che ne ordinò l’arrestò nel 2018: «I collaboratori di giustizia l’hanno indicato come soggetto che riveste un ruolo di primo piano nella Società foggiana, subalterno solo a Leonardo Lanza figlio del boss Vito Bruno»

“Dovevi sparare, che hai combinato?”. “Io capisco di matematica: tu fai un palazzo, e mi devi dare 300mila euro o un appartamento”. Sono le intercettazioni nei blitz Decimazione e Ripristino; i pentiti; il curriculum criminale a raccontare il passato di Alessandro Moretti, 34 anni, soprannominato “Sassolino”, nipote del boss Rocco Moretti, affiliato all’omonimo clan, ucciso l’altra sera in città in un agguato mafioso. “I plurimi collaboratori di Giustizia l’hanno indicato come soggetto che riveste un ruolo di primo piano nella Società foggiana, subalterno solo a Leonardo Lanza figlio del boss Vito Bruno. In considerazione del suo ruolo apicale, Alessandro Moretti partecipa ai summit della sua batteria per assumere le decisioni criminali del gruppo, specie nei momenti di fibrillazione conseguenti alla guerra del 2015/2016”. Così scriveva il gip di Bari che ne ordinò l’arrestò il 30 novembre 2018 in Decimazione, il blitz contro la mafia del pizzo in cui poi “Sassolino” venne condannato per mafia a 10 anni, ridotti a 7 anni e 4 mesi in appello.

“Infamone, ti devo sparare” - Alessandro Moretti era già finito in cella il 16 febbraio 2012 con l’accusa di spaccio di droga, mentre il gip rigettò la richiesta d’arrestarlo anche per le presunte minacce rivolte al testimone oculare dell’omicidio di Gianluca Tizzano ucciso il 22 marzo 2011 per un debito di droga; delitto cui Moretti era estraneo e per il quale furono arrestati due foggiani poi assolti. Secondo l’accusa che non resse al vaglio dibattimentale, Moretti incrociando il teste chiave gli disse: “infamone, che fai qua, devi sparire; statti attento che ti devo sparare”. Nuovo arresto per possesso di cocaina il 16 gennaio 2014.

Il blitz Ripristino - Il “peso” di Alessandro Moretti nel clan capeggiato dallo zio Rocco emerse nel blitz “Ripristino” del 28 gennaio 2016 quando la Dda dispose il fermo di 8 foggiani accusati a vario titolo di possesso illegale di armi aggravato dalla mafiosità, rapina, furto, resistenza a pubblico ufficiale. Il blitz scattò mentre era in corso la 7° guerra della quarantennale storia della “Società foggiana” che in 13 mesi, tra settembre 2015 e ottobre 2016, contò 10 sparatorie con 3 morti e 11 feriti/scampati. Si fronteggiarono i Moretti/Pellegrino/Lanza e i Sinesi/Francavilla. Scattò il blitz perché dalle intercettazioni che chiamavano in causa soprattutto Alessandro Moretti e il suo amico Francesco Abbruzzese detto “Stoppino”, emerse che il clan si era armato ed era pronto a colpire sia rivali sia un poliziotto che indagava sui clan. Alessandro Moretti fu condannato in primo grado a 3 anni e 8 mesi per armi, furto e resistenza e assolto dall’accusa di rapina a un passante a Termoli e di un progetto di rapina in gioielleria a Foggia. In appello la pena fu ridotta a 3 anni e 2 mesi, e il 4 ottobre 2018 l’imputato tornò libero. Tra le intercettazioni anche quella in cui il giovane foggiano parlava di estorsioni, pur non essendoci alcuna imputazione sul punto. Alessandro Moretti parlando con un’amica “le confidò” scrisse la Dda nel decreto di fermo “che lui andava nei cantieri dove costruivano palazzi e dopo aver fatto semplici conti matematici, richiedeva 300mila euro a titolo estorsivo oppure un appartamento al posto dei soldi. Così l’intercettazione di Moretti: “Io dico: tu fai un palazzo, è inutile che ci giriamo intorno, io capisco roba di matematica: mi devi dare 300mila euro, o mi devi dare un appartamento”.

Decimazione - Scarcerato per il processo Ripristino ai primi di ottobre 2018, Alessandro Moretti tornò in cella meno di due mesi dopo: fu uno dei 30 arrestati nel blitz “Decimazione” del 30 novembre 2018 contro la mafia del pizzo. Accusato di mafia sulla scorta anche delle rivelazioni di 4 pentiti che rimarcavano come l’imputato quale affiliato riscuotesse uno stipendio mensile tra gli 800 e i 1500 euro, fu condannato a 10 anni in primo grado, ridotti a 7 anni e 4 mesi in appello. Due anni fa ottenne i domiciliari, da circa un anno era libero. In “Decimazione” rispondeva di mafia quale affiliato al clan Moretti in quanto “attivamente coinvolto nelle dinamiche relative all’ultima guerra di mafia per definire gli assetti interni alla Società”. Mai accusato di fatti di sangue, ma il nome di Alessandro Moretti compariva nell’inchiesta sul tentato omicidio di Mimmo Falco, vicino al clan Sinesi/Francavilla, rimasto paralizzato in un agguato in via della Repubblica il 21 novembre 2015 collegato alla guerra tra clan; ferimento per il quale è stato condannato un altro esponente del clan Moretti, Fabio Tizzano. Quest’ultimo venne rimproverato proprio da Alessandro Moretti e Abruzzese (“Dovevi sparare, che hai combinato?”) per aver “solo” ferito Falco senza riuscire ad ammazzarlo.

I pentiti Alessandro Moretti il prossimo 25 febbraio doveva essere interrogato in corte d’assise d’appello a Bari come teste di riscontro nel processo a Giuseppe Albanese, presunto killer del clan Moretti condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Rocco Dedda, vicino ai Sinesi/Francavilla, ucciso il 23 gennaio 2016. Albanese è chiamato in causa a alcuni pentiti, tra cui l’ex boss di Altamura Pietro Antonio Nuzzi (interrogato nel processo di primo grado) e il viestano Gianluigi Troiano (sentito in quello d’appello. Hanno riferito che Alessandro Moretti visionando in carcere nel luglio 2016 il video dei killer in fuga di Dedda diffuso dalle forze dell’ordine, riconobbe dal modo di camminare Albanese e lo confidò a Nuzzi poi diventato collaboratore di Giustizia: “quello è Giuseppe, come mai non l’hanno arrestato?”. La corte d’assise d’appello aveva quindi disposto l’interrogatorio di Alessandro Moretti per sentire il suo racconto, e verosimilmente le sue smentite, alle rivelazioni di Nuzzi e Troiano.

Privacy Policy Cookie Policy