la conferma
La Cassazione: inammissibile il ricorso contro gli arresti domiciliari a Foggia al boss Francavilla
Il motivo: depositato in ritardo di 85 minuti il ricorso della Procura generale di Bari contro la decisione della Corte d’Appello di concedere il 4 aprile 2025 i domiciliari al boss al vertice del clan Sinesi/Francavilla
Ora c’è la conferma della Cassazione: è inammissibile perché depositato in ritardo di 85 minuti il ricorso della Procura generale di Bari contro la decisione della corte d’appello di concedere il 4 aprile 2025 gli arresti domiciliari a Foggia a Emiliano Francavilla, 47 anni, boss al vertice del clan Sinesi/Francavilla, condannato in secondo grado a 8 anni e 8 mesi per il tentato omicidio aggravato dalla mafiosità del costruttore Antonio Fratianni, agguato sventato dalla Dda e dalla squadra mobile il 26 giugno 2022 alla periferia del capoluogo. Secondo l’accusa il malavitoso è un soggetto pericoloso e vista anche la gravità delle accuse non può beneficiare dei domiciliari. Ma il ricorso - obietta la difesa - fu depositato nella cancelleria della corte d’appello di Bari alle 13.25 del 14 aprile 2025, ultimo dei 10 giorni utili per l’impugnazione; mentre doveva essere consegnato entro le 12, cioè entro l’orario di apertura al pubblico dell’ufficio. Il capo-clan resta quindi ai domiciliari. Peraltro l’eventuale accoglimento del ricorso non avrebbe comportato il ritorno in cella di Francavilla, ma la trasmissione degli atti al Tdl per valutare se rimandarlo o meno in cella.
Ricorso tardivo - La seconda sezione della Cassazione ha rigettato il ricorso di pg e Dda e confermato quindi la decisione del Tribunale della libertà di Bari datata 31 luglio 2025. Procura generale di Bari e Dda, sostenendo una tesi condivisa dal procuratore generale della Suprema corte Alfredo Viola che chiedeva l’accoglimento del ricorso, contestavano la decisione del Tdl sostenendo che il termine di 10 giorni entro cui depositare l’appello contro la concessione dei domiciliari scadeva il 15 aprile 2025 e non il 14, perché l’ordinanza della corte d’appello era pervenuta alla Procura generale alle 19.45 del 4 aprile, oltre l’orario di ufficio. Nient’affatto, ha replicato l’avv. Ettore Censano difensore di Emiliano Francavilla ribadendo la tesi che fu accolta dal Tdl: mentre per gli atti del giudice ai fini del deposito si tiene conto del giorno e non dell’ora, per gli atti della parti – quali sono difesa e procura - fanno fede data e orario del deposito che deve avvenire entro l’orario d’ufficio.
Progetto di morte - Emiliano Francavilla, e con lui altri 5 foggiani, fu fermato e portato in carcere il 22 luglio 2022 su decreto della Dda quale ideatore del progetto di omicidio di Fratianni per vendicare l’agguato avvenuto il 2 marzo 2022 a Nettuno ai danni di Antonello Francavilla, fratello di Emiliano e come lui capo-clan, e del figlio minorenne, rimasti gravemente feriti da numerosi colpi di pistola mentre erano in casa. Di quel duplice tentato omicidio è accusato proprio Fratianni sotto processo a Velletri; la Dda di Roma gli contesta d’aver sparato a padre e figlio per non restituire a Antonello Francavilla un’ingente somma ricevuta dal clan per reinvestirla. Fratianni si dice innocente e vittima di un tentativo di Antonello Francavilla che pretendeva 1 milione, 1 appartamento e 1 locale commerciale. Emiliano Francavilla faceva parte del commando di 3 persone armate che in auto attendevano il ritorno a Foggia di Fratianni per ucciderlo all’uscita dal casello autostradale; altri 2 complici erano appostati vicino all’A/14 per informare i sicari dell’arrivo dell’auto della vittima designata. La squadra mobile scoprì il piano, e mise in salvo il costruttore.
Confessione e domiciliari - Emiliano Francavilla inizialmente si disse innocente; fu condannato in primo grado a 12 anni dal Tribunale di Foggia. A febbraio 2025 durante il processo d’appello confessò d’aver progettato la morte di Fratianni per vendicare il ferimento del nipote minorenne. “Ammetto i fatti storici; quanto successo è per quanto accaduto a mio nipote. Fratianni gli ha sparato in testa, nonostante lo conoscesse. Mio nipote è come un figlio per me. Mi sembra strano che un padre di famiglia possa fare una cosa del genere” disse in aula. Sulla scorta di quella confessione il mafioso ottenne dalla corte d’appello prima i domiciliari a Foggia il 4 aprile 2025, dopo 2 anni e 8 mesi in cella al 41 bis a L’Aquila; e qualche mese dopo la riduzione di pena a 8 anni e 8 mesi, con sentenza datata 11 luglio 2025 (la difesa ha presentato ricorso in Cassazione puntando a una riduzione ancora più sensibile).
“E’ pericoloso” – La Procura generale di Bari contestò la concessione dei domiciliari e presentò ricorso al Tribunale della libertà, parlando di “illegittimità del provvedimento avendo la corte d’appello ignorato la natura dei delitti contestati” (tentato omicidio aggravato dalla mafiosità per metodi usati e per aver agito per agevolare il clan Sinesi/Francavilla); “nonché l’estrema pericolosità di Francavilla, pluripregiudicato, esponente di spicco dell’omonima batteria della Società foggiana. A fronte di questa situazione e della gravità dei fatti l’unica misura adeguata a contenere il pericolo di reiterazione del reato è il carcere”. Il Tdl non entrò nel merito del ricorso perché preliminarmente lo ritenne inammissibile in quanto tardivo, accogliendo la richiesta dell’avv. Censano.