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Violenza economica di genere: questa sconosciuta

Emanuela Megli

Avviene senza segni visibili, si insinua in situazioni di affetto nella coppia e si scopre di esserne vittime quando c’è già la dipendenza dal partner violento

La violenza economica di genere è ancora sottovalutata, in quanto sconosciuta e spesso normalizzata culturalmente, specialmente dalla vittima.  Avviene senza segni visibili, si insinua in situazioni di affetto nella coppia e si scopre di esserne vittime quando c’è già la dipendenza dal partner violento. 

L’obiettivo è mantenere potere e controllo sulla partner anche attraverso il controllo del reddito, la limitazione dell’accesso al denaro, l’esclusione dalle decisioni economiche, la richiesta di verifica delle spese famigliari e di quelle personali, mettendo la partner in condizione di chiedere il denaro, accumulando debiti a nome della vittima, ostacolando o impedendo che lavori, chiedendole di lasciare o ridurre il lavoro, infine nascondendo decisioni finanziarie e investimenti rilevanti della famiglia. Esiste anche il “sessismo benevolo”, è una modalità di controllo molto radicata culturalmente, che viene facilmente scambiata per un gesto di affetto (la proposta di gestione dei conti correnti e delle pratiche burocratiche), di solito affidata all’uomo, che si ritiene più abile con i numeri e con le finanze. Ma la dipendenza finanziaria limita l’autonomia della vittima, ed è spesso legata alla disuguaglianza e agli stereotipi di genere, oltre che all’assenza di educazione finanziaria. La mentalità corrente prevede che l’uomo, in quanto capofamiglia, sia l’unico incaricato della gestione finanziaria della famiglia. 

Solo il 37% delle donne italiane possiede un conto corrente intestato esclusivamente a proprio nome. Questo dato evidenzia una limitata autonomia finanziaria, che rappresenta un fattore di vulnerabilità rispetto alla violenza economica e ostacola i processi di uscita da relazioni abusive (WeWorld Index 2023). Nelle coppie sposate c’è una differenza di reddito del 50% tra uomini e donne, tra le donne sposate il 40% è disoccupata, le donne che lavorano subiscono il gender pay gap con salari molto più bassi dei colleghi e sono discriminate per genere ed esigenze ad esso collegate. Questa fotografia riguarda anche i paesi più sviluppati, anche se rappresenta maggiormente il quadro dei Paesi più svantaggiati. Così come in Italia dove abbiamo disparità di tassi di occupazione femminile tra Nord e Sud. Il trauma della violenza spesso rende debole la memoria e il senso di sé, porta all’isolamento della persona (a causa di vergogna, paura, colpa), rendendo indispensabile la rete di sostegno sociale e la presenza di un testimone, perché il dolore venga elaborato, per trasformare l’esperienza da “evento indicibile” a storia raccontabile (Osservatorio violenza sulle Donne). 

La condizione economica diventa una relazione di potere nella coppia e finisce per dare forza in ogni trattativa al partner più forte economicamente. Sarebbe bene avviare da subito una relazione affettiva tenendo distinti gli aspetti economici e non perdendo la propria autonomia finanziaria. In ogni caso, si può iniziare a step crescenti a conquistare la propria condizione di libertà economica. Prendendosi cura di sé e delle proprie finanze, aprendo un proprio conto, anche per avere dei risparmi in caso di necessità o per realizzare i propri sogni. Anche le donne che svolgono un lavoro domestico non retribuito dovrebbero mettere da parte delle somme per i propri bisogni, per la propria sicurezza finanziaria e indipendenza. Infine, formarsi e svolgere un’attività lavorativa, per riportare equilibrio nel proprio assetto di vita personale, armonizzato con le aree della personalità, acquisendo difese funzionali alla gestione della relazione, gestendo i propri confini e sapendosi allontanare nei casi più gravi di violenza. 

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