l'analisi
Mentre il mondo brucia, la Puglia vivacchia tra debiti e buvette
Parametrare all’inferno che sta bruciando il mondo, i problemi di casa nostra- tipo la voragine da 369 milioni di euro di debiti della sanità pugliese- richiede termini di grandezza e di importanza un po’ diversi dal solito
Avrete letto: il 31% delle famiglie pugliesi ha un mutuo attivo, il 14% ha già saltato il pagamento di una rata e l’11% rischia di farlo. Il 29% di queste famiglie ha acceso mutui per comperare beni necessari quali l’automobile. Una situazione resa ancora più pesante dalla ennesima ondata di rincari riveniente dalla nuova guerra in Medioriente: mazzate su ogni fronte della vita quotidiana, è bene sottolinearlo perché i pannicelli caldi messi lì a tamponare si raffredderanno velocemente.
Ora: parametrare all’inferno che sta bruciando il mondo, i problemi di casa nostra- tipo la voragine da 369 milioni di euro di debiti della sanità pugliese- richiede termini di grandezza e di importanza un po’ diversi dal solito. Usando per esempio il parametro dell’opportunità, della misura, del buonsenso: non si trovano nei bilanci, ma nell’etica politica dovrebbero essere, per così dire, il buongiorno e la buonasera.
Specie in un contesto storico e sociale come quello, temibile e terribile, che stiamo vivendo.
Riflettendo: è opportuno che la Regione Puglia - con il mondo in fiamme, con le famiglie pugliesi sotto schiaffo- senta l’urgenza di dotarsi, proprio adesso in una economia di guerra, di una mensa, detta vezzosamente buvette, all’uso romano di Montecitorio? È proprio – ora- il caso di spendere centinaia di migliaia di euro di soldi pubblici e spenderne in futuro chissà quanti altri in gestione eccetera? Riflettendo: quale misura si adopererà nell’aumento delle tasse regionali, per ripianare almeno in parte il deficit della sanità pugliese? Si vorrebbero coinvolgere i redditi più alti: ci si riferisce alla classe media, forse? Se così fosse sfugge che la classe media nel nostro Paese, non solo in Puglia, si è erosa molto più delle spiagge: il mare delle tasse in Italia è impetuoso. Colpisce sempre i soliti, però: pensionati e dipendenti e, tra gli autonomi, coloro che onestamente dichiarano. Una misura auspicabile e chissà più accettabile, potrebbe comprendere qualche riduzione a cominciare dagli stratosferici stipendi (da 120mila euro lordi in su) dei super mega manager delle Asl: che, almeno nel passato, tanto super non si sono dimostrati, alla luce dei numeri (pessimi) e della gestione (sprecona) della sanità pubblica.
La squadra del presidente Decaro ha più volte ribadito di non voler chiudere nessun ospedale, ma di trasformare ognuno in un polo specializzato, e razionalizzare la spesa. Bene: eppure non si può fare a meno di notare sconsolatamente che, appena l’altro ieri, si inauguravano in Puglia ospedali senza pazienti, inattivi. La domanda inevitabile del cittadino è: davvero ce n’era bisogno visto che, a così breve distanza, si ragiona sull’eventualità di chiuderli? Decaro ha provato, con un certo successo, a razionalizzare le liste d’attesa: dunque, evidentemente, si poteva fare pure prima. E allora chi risponde di una gestione così palesemente incapace? Il pesce puzza dalla testa, certo, ma anche il resto della catena di comando non scherza.
Evidentemente Decaro ha fatto bene a bloccare, senza tentennamenti, le assunzioni nella sanità.
Riflettendo ancora: non pare a nessuno, adoperando buonsenso e magari una legge ad hoc , che forse sarebbe il caso, a ridosso delle elezioni, di bloccare le assunzioni in ogni ente strumentale? A riflettere, parafrasando uno che di politica se ne intendeva, si può far peccato: ma qualche volta ci si azzecca.