la riflessione
Per sviluppo e lavoro serve una nuova strategia in Puglia
Le trasformazioni in corso nell’economia globale pongono la Puglia di fronte a una scelta decisiva: limitarsi a gestire le crisi industriali oppure costruire una vera strategia di sviluppo
Le trasformazioni in corso nell’economia globale pongono la Puglia di fronte a una scelta decisiva: limitarsi a gestire le crisi industriali oppure costruire una vera strategia di sviluppo capace di rafforzare il sistema produttivo regionale e generare nuova occupazione stabile e qualificata. Per la Cisl Puglia non è più il tempo degli interventi frammentati o delle risposte esclusivamente emergenziali.
Da mesi richiamiamo con forza il rischio di una gestione dello sviluppo regionale fondata solo sull’urgenza e sulla contingenza. I segnali che arrivano oggi confermano purtroppo questa preoccupazione. Lo stop ai bandi regionali rappresenta infatti una criticità che la Cisl, potenzialmente, aveva già evidenziato: non si può governare lo sviluppo inseguendo continuamente le emergenze. Servono scelte coraggiose di programmazione chiare, tavoli di confronto responsabili con le parti sociali, strumenti di monitoraggio e valutazione capaci di misurare le ricadute occupazionali delle risorse pubbliche investite, sia in termini quantitativi sia qualitativi.
Occorre comprendere quali strumenti sono stati messi in campo e quali opportunità e risorse sono realmente a disposizione per sostenere investimenti produttivi e buona occupazione, con particolare attenzione ai giovani e alle donne. In assenza di una strategia strutturata si rischia di alimentare aspettative nelle imprese e nei territori che poi il sistema pubblico regionale non è in grado di sostenere.
È dunque necessario rilanciare una politica di sviluppo regionale forte e coerente, capace di sostenere le filiere produttive, attrarre nuovi investimenti, rafforzare innovazione e ricerca e accompagnare le grandi transizioni energetiche e tecnologiche in atto. Il contesto internazionale, pur attraversato da forti tensioni e incertezze, presenta anche paradossalmente opportunità rilevanti. Il Mediterraneo torna ad assumere un ruolo strategico nelle rotte commerciali ed energetiche e può rappresentare una leva importante per lo sviluppo della Puglia, soprattutto se si riuscirà a ricomporre nel più breve tempo possibile la drammatica crisi mediorientale, aggravata anche dalle tensioni che coinvolgono il canale di Hormuz.
In questo scenario la posizione geografica della Puglia e la presenza di infrastrutture portuali e aeroportuali di rilievo, che richiedono investimenti regionali omogenei sui territori, collocano la regione in una posizione potenzialmente centrale nei nuovi equilibri economici dell’area euro-mediterranea, anche nella prospettiva di costruire stabilmente un vero hub logistico del Mezzogiorno.
Porti, retroporti, aeroporti, collegamenti ferroviari e infrastrutturali in generale, insieme ai poli produttivi, possono rappresentare asset strategici per generare nuova crescita occupazionale e aprire una fase di sviluppo economico. In questo quadro assume un ruolo significativo anche la Zes unica che può diventare, sempre più, uno strumento strutturale per attrarre investimenti e rafforzare la competitività del sistema industriale e produttivo, soprattutto mentre i progetti del Pnrr progressivamente entrano nella loro fase conclusiva.
Per trasformare queste opportunità in sviluppo reale è però indispensabile costruire una visione integrata delle politiche regionali. Industria, energia, infrastrutture, agricoltura, terziario, innovazione e formazione devono diventare parti di un’unica strategia, inserita in un processo sistemico e coordinato capace di connettere in modo efficace politiche economiche e politiche del lavoro.
In questo quadro il tema delle competenze diventa decisivo. Senza un rapporto stabile e strutturato tra sistema formativo e sistema produttivo sarà difficile accompagnare le trasformazioni tecnologiche e organizzative in corso. È necessario rafforzare il dialogo tra forze sociali, scuola, università, Its e imprese per costruire percorsi e competenze coerenti con i nuovi fabbisogni professionali, anche alla luce dell’impatto crescente delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale, ambito nel quale il nostro sistema sconta ancora ritardi significativi.
Solo così sarà possibile ridurre il crescente disallineamento tra domanda e offerta di lavoro, che sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti. Allo stesso tempo occorre affrontare il tema del lavoro povero, particolarmente diffuso nelle filiere caratterizzate da appalti e subappalti. La qualità del lavoro, la legalità e la sicurezza devono tornare al centro delle politiche di sviluppo, valorizzando i contratti collettivi comparativamente più rappresentativi. La qualità dell’occupazione non è infatti solo una questione sociale, ma rappresenta anche un fattore determinante per la crescita e la produttività del sistema economico.
Di fronte a queste sfide è necessario anche un salto di qualità nella responsabilità politica e istituzionale. Le crisi non possono e non devono diventare terreno di scontro politico, ma devono essere affrontate attraverso strategie condivise e prospettive di medio e lungo periodo. Per queste ragioni la Cisl Puglia propone l’avvio di un patto sociale e strategico regionale per lo sviluppo e il lavoro, capace di coinvolgere istituzioni, sistema produttivo, università e parti sociali. Solo attraverso programmazione, partecipazione e responsabilità condivisa sarà possibile trasformare le potenzialità della Puglia in crescita economica, innovazione e buona occupazione, costruendo così condizioni più solide di sviluppo e di benessere economico e sociale per le comunità.