il caso
Cronaca di una morte annunciata, ignorata per interessi economici
È convinzione che quanto di antropico è sulla fascia costiera sia vittima delle dinamiche marine. Direi che lo è per negligenza dell’uomo. La costa di oggi non sarà quella di domani, per la sua gestione attuale e futura dobbiamo pensare a modelli diversi
Se non fosse per l’assenza di nessi con il romanzo di Gabriel Garcia Márquez, direi che il racconto di quanto accade alle coste italiane in questo inizio di anno merita quel titolo. Aggiungo: spendiamo cifre esorbitanti per interventi lungo la fascia costiera in funzione delle emergenze – e degli interessi – puntuali, ma non usiamo le conoscenze scientifiche per gestire una parte del territorio estremamente dinamico come quello costiero. La sua naturale dinamica ed i cambiamenti climatici in atto espongono a rischio le stesse strutture strategiche per il Paese che lì abbiamo realizzato dal 1860. E continuiamo ad antropizzare una parte del territorio ove si concentrano variazioni del livello e mareggiate sempre più violente con tempi di ritorno imprevedibili. Autolesionismo, se pensiamo che ogni comune costiero vorrebbe incrementare la ricettività turistica in nome di una monocultutra economica che rischia di distruggere il bene stesso alla base della sua efficacia: la naturalità.
Le cronache dei primi dell’anno parlano di costa devastata dal maltempo e di opere di protezione che non funzionano descrivendo bene quanto avviene da anni lungo le coste italiane. Non sono esposte a perdita solo strutture abusive; lo sono quelle strategiche, pensate e costruite nel modo e nel posto sbagliato. Linee ferroviarie, strade, lungomare sono devastati dalla forza di mareggiate come quelle indotte da Vaia (nel 2018) o dal ciclone Harry. Chilometri quadri di aree antropizzate e sottoservizi (fogne, condotte idriche potabili, cavi elettrici etc..) sono sommersi dal mare.
Nel corso della storia umana degli ultimi circa 7000 anni il livello del mare è salito modellando la fascia costiera in funzione dei corpi rocciosi e dei bilanci energetici. Oggi essa è esposta in modo diretto o indiretto all’aumento di carico antropico e di energia termica. A scala planetaria, con la rivoluzione industriale sono aumentate le attività produttive, anche turistiche, che comportano immissione di gas serra in atmosfera. Il suo veloce riscaldamento determina la fusione dei ghiacci continentali e l’innalzamento del livello medio del mare pari a circa 3mm/anno. Al suo manifestarsi, il cuneo salino penetra sotto la falda dolce costiera che, attaccata da prelievi eccessivi, tende a salificarsi, e l’impatto di ondazioni sempre più intense connesse a fenomeni quali i medicanes (cicloni tropicali mediterranei) si sposta verso l’interno, a quote maggiori. Demolizione delle coste rocciose, erosione di dune e spiagge, sommersione delle piane costiere e salificazione della falda sono processi connessi fra loro, tutti in accelerazione.
È convinzione che quanto di antropico è sulla fascia costiera sia vittima delle dinamiche marine. Direi che lo è per negligenza dell’uomo. La costa di oggi non sarà quella di domani; per la sua gestione attuale e futura dobbiamo pensare a modelli diversi. Le strutture che oggi insistono su di essa, domani (ma già oggi) saranno sempre più esposte alle dinamiche meteomarine. Le opere di difesa diverranno inappropriate ai nuovi processi, inutili ed ad alto costo economico e paesaggistico. La cronaca di questi giorni racconta un uso della costa che non è più compatibile con le dinamiche che derivano dal cambiamento climatico. Parlare, per esempio, di spiagge pugliesi non ha senso perché i fenomeni attuali sono a scala di bacino e si deve ragionare su unità fisiografiche omogenee: le spiagge ioniche di Basilicata e di Puglia hanno una dinamica interconnessa che non si può affrontare secondo limiti amministrativi o interessi economici locali.
Con l’obiettivo dell’uso sostenibile del demanio marittimo (che è parte della costa ma non vi corrisponde fisicamente!) il suo valore pubblico – ambientale, sociale ed economico - deve essere preservato. Dobbiamo interrogarci su cosa è “costa” e definirla fisicamente e giuridicamente, riprogettandone l’uso in 4D (la 4a dimensione è il tempo!) perché domani avrà dimensioni e dinamiche diversi da quelli attuali. Occorrono: a) la conoscenza dei processi naturali attivi e di quelli possibili di adattamento ad un livello del mare che fra 75 anni sarà 80cm più alto; b) una cabina di regia che sappia riprogettarne l’uso e i piani di sviluppo in una logica territoriale di bacino; c) una progettazione di interventi integrata ed interdisciplinare.
La scienza nelle sue tante sfaccettature fornisce profonde conoscenze; ricorrere alla scienza fa risparmiare tempo, soldi e vite umane. I danni del ciclone Harry sono valutati in più di 1 miliardo di euro. Il caso ha voluto che non ci siano state vittime … ma la vita umana è estremamente fragile di fronte a questi eventi.