L'analisi

Lo spettro degli abbandoni e della denatalità a Sud ma la politica è distratta

Ettore Jorio

Gli abbandoni stanno diventando preoccupanti, assai. Troppi, irresponsabili e distruttivi finanche della democrazia, del suo spessore di godimento popolare

Il tema della guerra di Ucraina, meglio quello della pace, è sfacciatamente trattato sul piano delle convenienze o meno, non già per cessare una strage umana. Ciò determina un ritorno negativo nella coscienza dei giovani, abbandonati nell’incapacità di comprendere gli inspiegabili perché di tanto sangue umano.

Gli abbandoni stanno diventando preoccupanti, assai. Troppi, irresponsabili e distruttivi finanche della democrazia, del suo spessore di godimento popolare. Dissuasivi e diseducativi verso i giovani che, da questi brutti esempi, stanno diventando sempre più estranei ai loro interessi diretti.

C’è la Nazione - qui considerata come l’insieme delle comunità che compongono e vivono il Paese e non già come sinonimo di esso - che abbandona progressivamente l’esercizio del voto. Un disagio che si tocca con mano con l’avvicendarsi degli appuntamenti elettorali. Un vizio della democrazia esercitata che sta facendo fare, per l’appunto, al Paese tanti passi indietro, arrivando a percepire una minoranza tra gli aventi diritto al voto come se fosse maggioranza utile a governare lo Stato e, con questo, in via indiretta la Repubblica, che rintraccia i suoi componenti nelle Regioni e negli enti locali. Un esercizio di potere, quest’ultimo, che si concretizza con i privilegi concessi a chi è espressione periferica della «minoranza dei votanti», tradotta in maggioranza al lordo dell’abbandono di massa (oltre il 50%). Particolarismi che si traducono frequentemente attraverso la complicità parlamentare della «maggioranza d’aula», al netto anch’essa degli abbandoni, che spara emendamenti e li approva frequentemente. Proposte di legiferazione che a leggerle mettono paura ai ragionevoli ed esaltano le incapacità di fare altrimenti. Un modo questo, cui si fa ricorso per legittimare, sino a quando la Consulta (finalmente al completo) esprima il suo no, frequenze amministrative che scandalizzano chi sa e offrono occasioni ai maneggioni.

Un esempio di rinnovata coscienza sociale, non certo per il risultato, ci arriva dalla Germania che rendiconta l’84% dei votanti, con la speranza che l’esercizio del voto si incrementi ovunque. Ma abbandono non è solo questo. Ne esistono altri, e di notevole portata!

Quello che stupisce, anche perché è progressivo e inarrestabile, è l’abbandono dei lavoratori alle tutele sindacali.

Una situazione deplorevole sotto il profilo della concretizzazione della democrazia vissuta. Mettere i sindacati, in difficoltà sul piano delle iscrizioni e quindi dei bilanci, tanto da essere sostenuti dai pensionati semper fidelis, è un accaduto grave. Nel loro difetto di rappresentanza numerica si rintracciano gli elementi di un danno grave alla collettività nella sua interezza. Viene sottratta loro la vis contrattuale nei confronti del potere esecutivo statale e regionale, funzionale a stimolare il cambiamento di passo sulle politiche produttive, industriali prima di tutto, e su quelle sociali, oramai ridotte all’osso. Ciò comporta un mutamento dell’essere buona ed efficiente democrazia, mettendo il sindacato alla ricerca di altre funzioni più aggregative: tra queste la quasi surrogazione dei partiti nell’esercizio della politica, divenuti incapaci di esprimerne di serie e innovative.

Non solo. Ne esistono altri di abbandoni.

C’è quello delle istituzioni che abbandonano i giovani. Lasciati a marcire nelle loro angosce di non avere un futuro, abbandonati così ad avere «fiducia» soltanto negli smartphone, dai quali non si separano mai, ai quali confessano i loro vizi, fornendo h24 dati personali attraverso gli «accetta» che vanno ben oltre la comune privacy.

C’è l’abbandono degli anziani, la vera maggioranza relativa nel Paese. Essi costituiscono la parte più debole della Nazione. Il segmento che suscita, a guardarli, delle sensazioni variegate. Tra anziani benestanti, attrezzati di pensioni e di patrimoni onorevoli, e anziani «sociali», per lo più godenti di trattamenti pensionistici da fame o quasi, emerge un brutto vedere. La Nazione più sensibile si sente mortificata da quella parte che rappresenta la seconda tipologia. A fronte di tutta questa angosciante constatazione si muove il nulla. Nessuna politica sociale che si rispetti dallo Stato e dalle Regioni, nessuna iniziativa che rispetti il loro essere la parte più debole del Paese.

Con la longevità che è in sensibile crescita la società sarà afflitta e divisa in gironi «infernali». I diversamente giovani, gli anziani, i vecchi e gli ultra centenari saranno destinati, di questo passo, a subire in essi gironi le pene degli abbandoni differenziati.

C’è infine quello dell’abbandono della propria terra e dei propri cari. Un fenomeno allarmante per il sud, meno incidente nella Puglia, che rende problematica la programmazione, con la desertificazione delle periferie. Abbandoni, denatalità e vecchi, destinati a concludere la loro permanenza nei luoghi di nascita mettono in crisi la determinazione dei fabbisogni. Difficile e finanche assurdo programmare, infatti, la costruzione di altri presidi ospedalieri con una domanda sociale che - se fatta bene (finalmente) l’assistenza sociosanitaria territoriale – è destinata a precipitare per numero degli istanti. Ove mai dovrà essere riconvertito e migliorato l’esistente, con qualche sensata ristrutturazione, nonché realizzata la progettazione e realizzazione di siti ospitanti per i ceti che succederanno ai «diversamente giovani»: le vere vittime degli abbandoni.

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