L'analisi

Non c’è sicurezza senza un presidente Ue eletto dai popoli

Umberto Sulpasso

Abituati ad avere un ombrello nucleare sotto il quale i gioiosi fanciulli si dividono per essere uniti dall’esterno, le nazioni europee dovranno scoprire di vivere a un livello di benessere che ha a lungo beneficiato di questo sistema protettivo

Abituati ad avere un ombrello nucleare sotto il quale i gioiosi fanciulli si dividono per essere uniti dall’esterno, le nazioni europee dovranno scoprire di vivere a un livello di benessere che ha a lungo beneficiato di questo sistema protettivo. L’Alleanza atlantica, difesa, vituperata, esaltata, condannata ma di fatto una struttura militare sempre senza alternative finché l'America è stata nemica della Russia, si è rivelata per quello che è sempre stata, uno slogan americano per combattere l’impero del male (l’Urss).

La Nato, uno slogan che avrebbe potuto essere chiamato Lahar («lunga american hand against Russia») è sempre stata fraintesa come un’inestinguibile partnership euroamericana. Cari amici-nemici russi. Qui abbiamo 5-6 mila armi nucleari americane che ci proteggono, chi ci tocca è perduto. Possiamo sviluppare l’arte, il turismo, le macchine, l'agricoltura e i benefici sociali, anche una moneta comune, essere ricchi e felici, e soprattutto al sicuro, perché la madre America è qui per proteggerci se qualcuno pensa di farci del male.

L’Europa ha scoperto la pace. Non è mai esistito in millecinquecento anni dopo la caduta dell'Impero Romano, un periodo di 60 anni di continua pace interna. Perfetto, piccolo inconveniente trascurato. Quella pace non era protetta internamente.

Il grande equivoco colossale in cui sono caduti i 27 giovani che vivono felicemente sotto l’ombrello del nucleare americano è quello di non aver capito che la Nato (leggi meglio Lahar) non ha protetto l’Europa, ma l’America. La Nato per sempre? Dato per scontato? E da quel lato l’America non ritiene di aver più niente da cui proteggersi? Chi garantisce che l’Europa sia sempre di vitale interesse per l’America? Oltre a ostacolare la Russia, qual è il vantaggio strutturale americano? I leader europei si sono occupati distrattamente di questi temi, fraintendendo la contingenza della Nato (meglio Lahar) come una realtà solida e immutabile. Unica eccezione è De Gaulle, che da buon generale considera tutti gli amici possibili nemici, e tutti i nemici possibili alleati. Ha armato la Francia di armi nucleari non tanto contro la Russia, ma per quanto strano si possa pensare contro l’America. Perciò andò a Mosca.

Ma se l’America non è minacciata dalla Russia, la Nato (leggi Lahar) non ha più senso di esistere. E d’improvviso l’Europa si scopre scoperta. L’America, è un dato di fatto, inventa i suoi nemici. È un processo così consolidato che Reagan è stato in grado di invadere Grenada, un’isola di circa 344 chilometri quadrati (132 miglia quadrate) con una popolazione di circa 112.000 persone che ha messo l’America in una situazione così pericolosa che il nome dell’operazione con spettacolare mancanza di umorismo è stato chiamato «Furia urgente». Fortunatamente, la Cia scoprì i piani. Il guerrafondaio Grenada, che mirava ad acquisire il Canada con il motto dai Caraibi alla Groenlandia, stava pensando di invadere il pacifico corridoio delle Americhe come Hitler fece con il Belgio per catturare la Francia al fine di unificare il Nord. E Reagan per spegnere l’incendio invece di un dipartimento dei vigili del fuoco locale, ha sbarcato i marines.

Beh, se Trump scopre che la Russia non è un nemico, l’Europa scopre che non ha difese. Ha un’economia eccezionale ma manca di protezione. E ora, interprete della più disastrosa e ridicola campagna anti-Russia, il presidente dell’Ue scopre che dobbiamo armarci. Vuole combattere la Russia. E spara cifre come noccioline. 800 miliardi di euro. Chi vuole dare il suo contributo? Armarci di cosa? Missili per quale distanza? Navi per circolare in quale mare? Sistemi satellitari o astronavi?

Caro Presidente, se siamo sempre stati subappaltatori del sistema militare americano, cosa ci inventiamo ora? E con i soldi di chi? Tasse, sopratasse, ipertasse? Spiccioli levati al consumo? Inoltre, che la sicurezza sia un fatto collettivo non è affatto un principio scontato tra i 27. È una previsione dolorosa e sicura. Ci saranno sempre minoranze in ogni stato che mirano all'insoddisfazione popolare per catturare un elettorato cieco e sovversivo. Da qualche tempo la democrazia popolare è nelle mani di chi si lamenta, non di chi costruisce. E l’emergere di leader votati da coloro che si lamentano è ormai diventato il malessere strutturale delle democrazie. Una strada che porta dritta alla disgregazione.

L’unico modo per evitare disgregazioni è avviare un vero processo di unificazione. Il presidente della comunità europea deve essere eletto dagli europei. Non è un sogno impossibile. Nessuna sicurezza europea è possibile senza un presidente eletto dagli europei. Con un processo simile al tanto vituperato, da alcuni, io non sono tra quelli, sistema dell’American Electoral College, l’unico a mio avviso che tutela gli enti nazionali. Senza un Presidente europeo eletto dal popolo - indirettamente attraverso il collegio elettorale - la protezione militare europea è un sogno senza futuro. La disruption è a portata di mano.

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