politica
L’Europa deve cambiare o non sarà mai rispettata dai «grandi» della Terra
Il tema è capire a cosa serva una Europa così come è arrivata ad essere
Nel mentre nella stanza ovale le urla di Trump e del suo vice J.D. Vance, da una parte, incitano i patrioti americani, dall’altra preoccupano la nazione europea, da sempre contro i confici.
Le 56 guerre attive nel globo terracqueo obbligano ad una rilettura della geopolitica, che ha assunto diversi significati ma tutti riconducibili alla ratio demo-geografica che influenza la ricaduta delle diverse politiche assunte come proprie dai diversi Stati. In un tale rinnovato palcoscenico, al di là dei soggetti più forti ed egemoni nei Continenti di loro appartenenza (Usa di quello americano, Cina di quello asiatico, Russia di quello europeo-asiatico), c’è l’Europa, intesa come UE.
Da qui nasce l’esigenza di esprimere, ciascuno dei quattro anzidetti soggetti protagonisti, una contrattualità utile a guadagnare quanto più utile alle loro rispettive comunità, stando bene attenti a curare le alleanze in senso lato. Tra questi l’Europa, la più densa di abitanti, circa 500 milioni con percezione di redditi più equamente diffusi, tali da esprimere un attitudine ad affrontare la spesa, specie di ciò che viene prodotto altrove. Solo la Germania, Francia, Italia e Spagna rappresentano il 58% della popolazione di una UE che stenta ancora a capire cosa sia e quanto possa contare, rispetto alla incerta importanza che ha assunto in termini di politica intercontinentale.
Il tema è capire a cosa serva una Europa così come è arrivata ad essere: - solo economico-monetaria, nel senso di essere arrivata ad avere una moneta comune (l’euro) e a presidiare, con notevoli ritardi attuativi, i diritti fondamentali per la comunità del Vecchio Continente; - senza aspettative di realizzare una Europa politica, sino ad assumere e produrre gli effetti come se fosse un unico Stato con ministri esecutivi europei e con politiche unitarie, condivise da un elettorato attivo unico; - priva di una negozialità politico-economica da spendere sull’intero globo terrestre, assicurata ad libitum da un unico esercito, posto a garanzia dei suoi confini, anche geografici; - quasi inutile sul piano della regolazione, dal momento che sono pochi ad adeguarsi seriamente alle sue norme, spesso di contenuto francamente inconsistente, tanto da lasciare fare ai suoi membri ciò che vogliono sul piano dell’attrazione delle facilitazioni fiscali, segnatamente ineguali.
La vicenda del conflitto Russia-Ucraina ha dimostrato la sua inconsistenza unitaria. Al riguardo, ciascuno Stato membro si autorappresenta, anche confliggendo con altri. Si assumono posizioni spesso contraddittorie ma quasi sempre viziate da atteggiamenti di forte sottomissione agli USA, tanto da non esprimere una politica unitaria e indipendente. Una politica da leader continentale.
Fino a quando l’UE non assumerà un ruolo diverso da quello consolidato dalla sua nascita ad oggi non ci sarà spazio perché essa si possa sedere ai tavoli che meriterebbe. Un obiettivo difficile da conseguire. Ma soprattutto da perseguire sino a quando non si svestirà dal suo ruolo «interno», che assume un effetto «tombola». Ciò nel senso che l’UE, assumendo il ruolo del cosiddetto «tabellone», raccoglie le risorse dagli Sati membri in rapporto ai loro Pil, così come se fossero i corrispettivi variabili dell’acquisto delle «cartelle». Di conseguenza, suddivide la raccolta (rectius, i fondi eurocomunitari) in diverse premialità regionali (rectius, quote di riparto dei fondi comunitari), che le Regioni destinatarie spendono male, quando va bene, ovvero restituiscono.
E dunque, da decenni che la politica «comunitaria» è così, ricorrendo a sigle identificative, del tipo New Generation Eu, per arrivare a divisioni di fondi più favorevoli per taluni e non già per talaltri. Salvo, poi, ad essere dispersi, così come avvenuto con il PNRR che, con quattro governi impegnati, non ha fatto di meglio che rispolverare i progetti della delibera Cipe del 1992, con qualche aggiunta di poco valore.
L’Europa Unita deve essere bene altro: stabilizzare ovunque condizioni di tutela reale dell’ambiente e delle persone; salvaguardare una occupazione giovanile e un piano industriale programmati unitariamente; pensare soprattutto ad un PIL unico, a protezione delle crescita comune; pretendere una contrattualità politica intercontinentale alla pari.
Nel frattempo, il Bielorussia preparano le sedi intorno al tavolo per la Pace, presenti Putin e Zelensky. La notizia fa sentire più Europa l’UE, impegnandola così ad esercitare politiche che sappiano di una soggettività istituzionale unitaria, capace di farsi rispettare dai Grandi della Terra.