L'analisi
Tra eccellenze e primati è tempo di celebrare un sacrosanto «Sud pride»
In quanti modi si può dire meridionale? C’è quello anagrafico: residente in un Comune delle Regioni del Meridione d’Italia
In quanti modi si può dire meridionale? C’è quello anagrafico: residente in un Comune delle Regioni del Meridione d’Italia. Quello istituzionale-oggettivo: cittadino del Mezzogiorno. Ce n’è uno nel quale ci riconosciamo volentieri: gente del Sud. Un altro che ci fa onore: eredi della civiltà della Magna Grecia, dove la cultura ellenistica si è fusa a quella romana e ha creato le radici dell’identità «latino-romanza» dell'Europa occidentale. Uno «basso», deprecabile, che odiamo: «terrone» (come ci chiamano al Nord, senza sapere di valorizzare le nostre origini). Bene, da poco Lino Patruno ne ha coniato uno nuovo, originale, perfettamente aderente alla nostra realtà attuale: «diversamente italiani», perché trattati da connazionali di serie B da chi non ci concede tutti i mezzi (servizi e infrastrutture) che ha dato ai centrosettentrionali. Finanche quei prodotti, materiali, strumenti, oggetti e risorse dell'ingegno, creati, inventati, realizzati nella nostra negletta ma nobile Italia meridionale.
Nel recente contributo di una documentata campagna d’opinione per il riscatto del Mezzogiorno, Lino ha messo in evidenza un’ampia, orgogliosa, in qualche caso anche sorprendente serie di punti di forza del Sud, che il Sud stesso ignora, quanto meno non valorizza, concordo. Si va, ad esempio, dai primati nella produzione di energia (eolica e fotovoltaica, ma prima ancora anche da fonti fossili) a quella delle autovetture, dei mezzi pesanti su ruote, del materiale rotabile e parti di grandi aeromobili. E poi salotti, chip informatici, per fermarci all’agroalimentare d’eccellenza, perché continuare l’elenco dei must del Meridione sarebbe lunghissimo.
Perché a questo punto non chiamare tutti i meridionali a rivendicare un sacrosanto «Sud pride», per dare forza ad un Mezzogiorno dimenticato che continua ad essere tenuto a viva forza in stato di minorità dal Centro-Nord. Hanno tutto da guadagnare, conviene tenerci soffocati, non farci sollevare la testa, non consentirci di affermare che siamo la seconda, terza economia dell'intero Mediterraneo.
Avete mai letto di successi del Meridione esaltati dalla stampa nazionale o dalla massima parte di quella meridionale? È mai possibile che Regioni, Comuni e tutti nel Mezzogiorno non innalzino sui loro scudi virtuali le prerogative e le potenzialità, avvilite invece da una presunzione di arretratezza (per quanto non manchino sacche reali di disagio). Un ritardo che non è congenito del Sud, ma deriva delle politiche svagate di tanti Governi nazionali, dallo sguardo indifferente che da decenni rivolgono al Mezzogiorno, nessuna coalizione esclusa.
Sulle pagine della Gazzetta, non poche volte, anche negli ultimi mesi, abbiamo proposto un piano straordinario nazionale di rilancio e riallineamento dell’Italia meridionale agli standard del resto d’Italia e dell’Europa. Avete letto mai risposte? Nessuna, né su queste pagine né attraverso altri mezzi d'informazione. Non dalla politica, non dalle forze sociali, non dalla comunità civile. Qualche incoraggiamento a continuare, a insistere, è arrivato dall’economia, verbalmente e comunque in privato. Può fare tanto la Gazzetta del Mezzogiorno, che dagli anni Settanta del Novecento ha fatto della battaglia per il Sud la sua battaglia, ha dato voce e identità al meridionalismo, ha rilanciato temi, progetti e denunce delle storiche Giornate fieristiche del Mezzogiorno. La nostra testata ultracentenaria dovrebbe levare ancora più in alto la bandiera meridionale, avviare e alimentare un dialogo con tutti, sia pure uno scontro dialettico, portare l'argomento Sud sui tavoli della politica, impedire che venga retrocesso rispetto ad altri temi, apparentemente più contingenti, ma certamente meno essenziali per il futuro dei nostri giovani.
Che sia la Gazzetta ad assumere la responsabilità di lanciare un confronto a tutto campo con i governi nazionali, quelli locali, le Istituzioni, i Sindacati, il mondo del lavoro e dell’economia, la scuola, le Università, la società attiva, gli intellettuali. Una pagina al giorno, riservata al Sud, alla sua «questione», ai suoi problemi, anche ai suoi valori e ai suoi meriti. Il direttore lanci una sfida, apra un focus permanente sul Mezzogiorno. Il cittadino pugliese deve trovare nel quotidiano pugliese più antico un guerriero meridionale, un giornale pronto a scuotere la società, a provocare reazioni, a sfidare i Governi che si alternano a tutti i livelli, perché anche questa è la funzione della stampa. Consideriamola una solenne chiamata in causa della Gazzetta, non tanto la testata che ci ospita, ma il quotidiano che per tanti anni ha svolto il ruolo di megafono del Mezzogiorno. Si faccia interprete del grido di dolore del Sud, rivendichi senza sosta lo sforzo traente della Puglia, locomotiva meridionale ma fondamentale nell'economia del Paese.
C’è un grande ruolo da valorizzare del Meridione d’Italia: la sua capacità d'interagire come nessun altro con i Paesi del Mediterraneo, di mantenere contatti e stringere nuove collaborazioni in linea con le politiche di apertura dell'Europa agli Stati del bacino, del Medio Oriente e all’Africa (prima che potenze sbrigative se la divorino tutta).
Le virtù e le eccellenze di una realtà mediterranea qual è la Puglia rappresentano una risorsa che l’intero Paese dovrebbe finalmente riconoscerci, invece di «rubarci». Perché da noi, ad esempio, è attivo il Distretto Tecnologico Aerospaziale, aggregatore di decine d’imprese anche internazionali, centri di ricerca e università, soggetti pubblici e associazioni sindacali e di categoria. Perché nella nostra terra brillano gioielli di buona sanità: perché il Policlinico di Bari è il primo in Italia per trapianti di cuore, 73 interventi nel 2024, quanti il colosso della salute Lombardia e non ha eguali lo screening neonatale, esteso dalla Regione e che nel 2024 ha consentito di scoprire 28 malattie metaboliche e lanciare tempestivamente le cure.
Questo malgrado la scure nazionale, con i commissariamenti e le mancate autorizzazioni a rafforzare gli organici, che da decenni si abbatte sulla sanità meridionale e penalizza quella pugliese in particolare. Solo un accenno al boom del turismo. Il mare cristallino, le bellezze paesaggistiche, la storia, le eccellenze dei campi e della tavola, il sole, attraggono turisti anche da ogni parte del mondo. Ed è un’industria molto fai da te, spontanea, non aiutata da nessuno...
Poi, ma non solo, perché il 50% dell’energia elettrica che consumano a Viggiù lo producono quaggiù «i terroni». E se in val di Vigezzo si condisce il sugo con la salsa o i pomodori o cosparge l’insalata d'olio extravergine, da chi altro sono stati prodotti? E quando a Bergamo Alta accendono il cellulare, dovrebbero rivolgere un pensiero grato al vivaio digitale nella Murgia, cantiere di idee e innovazione nel cuore di una Terronia felix.