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Dal collasso al rilancio, un nuovo futuro per l’ex Ilva di Taranto
Grazie alla gestione commissariale voluta e guidata da questo governo, arrivano oggi dieci offerte, tre per l’intero asset e sette su parti, che dimostrano ancora una volta l’interesse di investitori internazionali per questa Italia e soprattutto questo Sud
Il governo c’è. Anche a Taranto, anche all’Ilva. Come aveva assicurato, d’altra parte, quasi un anno fa, il nostro Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Quando a febbraio, il polo tarantino era sull’orlo del collasso, con materie prime per soli quattro giorni e il rischio imminente di spegnere l’ultimo altoforno pugliese. E pochi credevano si sarebbe trovata una soluzione. E invece l’Esecutivo Meloni ha garantito non solo la prosecuzione dell’attività dell’azienda, ma soprattutto il rilancio della produzione. Con il ripristino del primo altoforno, la riattivazione tre mesi fa di un secondo e l’imminente riaccensione di un terzo, a breve.
Grazie alla gestione commissariale voluta e guidata da questo governo, arrivano oggi dieci offerte, tre per l’intero asset e sette su parti, che dimostrano ancora una volta l’interesse di investitori internazionali per questa Italia e soprattutto questo Sud. Con un’azione strutturale affatto diversa dalle precedenti messe in campo dai governi nazionali e regionali di sinistra, rimasti inerti rispetto alle esigenze dell’industria e delle infrastrutture di questa parte importantissima di Puglia.
Si restituisce così certezza e fiducia a lavoratori e imprese, puntando su rilancio della produzione, mantenimento dei livelli occupazionali e qualità del prodotto finale. Un risultato senz’altro rilevante, frutto del lavoro incessante del governo Meloni per salvaguardare la principale centrale siderurgica della nostra Nazione e d’Europa. Un futuro concreto per l’ex Ilva di Taranto, dopo l’ennesimo flop delle trattative con l’azionista Arcelor Mittal. «Un dossier gestito pessimamente» come ebbe dire il presidente del Consiglio, per il quale oggi si è avviata la definitiva soluzione. Il commissariamento si è dimostrata quindi l’unica scelta possibile ché ha consentito di valutare la correttezza delle scelte fatte dal socio privato e trovare altri soggetti privati pronti ad investire. E così è stato. Perché l’ex Ilva è tutt’altro che un’azienda spacciata e c’è un mercato per l’acciaio di qualità in Europa, di grande interesse da parte di investitori nazionali ed internazionali.
Come le offerte pervenute l’altro ieri dimostrano. Un altro tassello dunque nella valorizzazione della nostra Puglia da parte del Governo Meloni, sempre più al centro di investimenti e rilancio strutturale della produzione industriale. Non a caso il Ministro Foti ha confermato ieri che sui «fondi PNRR, è blindato l’obbligo del 40 per cento per il Mezzogiorno», proprio a partire dalla Puglia. Mai visto prima.
Avanti così dunque, soprattutto con quelle parti sociali alle quali il governo ha dimostrato sempre straordinaria attenzione. A cominciare da quell’incontro che i sindacati dell’ex ILVA di Taranto hanno chiesto al presidente Meloni. E che potrebbe avvenire già in settimana a Palazzo Chigi.